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maltrattamenti in famiglia

“Ti getterò dell’acido in faccia”, marito violento finisce in carcere

In foto: la Volante della polizia davanti al tribunale di Rimini
la Volante della polizia davanti al tribunale di Rimini
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 2 min
Sab 11 Feb 2023 17:43 ~ ultimo agg. 6 Giu 10:27
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Avrebbe dovuto starle alle larga. Così aveva stabilito lo scorso luglio il tribunale di Rimini dopo aver emesso nei suoi confronti il divieto di avvicinamento alla moglie e madre dei suoi tre figli. Lontano da lei e dai luoghi che era solita frequentare. Invece, indifferente alla misura cautelare imposta dal giudice, ha continuato a perseguitarla inviandole minacce di morte via WhatsApp: “Un giorno ti butterò dell’acido in faccia e ti farò sciogliere la bocca… Giuro che ti mutilerò la faccia”.

Un algerino di 52 anni, residente a Rimini, difeso dall’avvocato Roberto Barra, è stato condotto ai Casetti di Rimini su ordine del gip Vinicio Cantarini, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Luca Bertuzzi. Un provvedimento restrittivo resosi necessario per le gravi e reiterate minacce che il nordafricano ha rivolto alla moglie, che nell’agosto scorso è stata collocata in una struttura protetta insieme ai tre figli minori. La Squadra Mobile di Rimini di recente ha segnalato alla Procura i continui maltrattamenti messi in atto dall’uomo. Maltrattamenti psicologici che gli sono valsi la custodia cautelare in carcere.

Il 52enne, spesso sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, considerava la moglie di sua proprietà e non accettava il fatto che lei si fosse prima rivolta alla polizia e poi si fosse allontanata da casa per trovare riparo in una struttura protetta. In diverse circostanze l’aveva avvicinata senza dirle nulla, in altre si era semplicemente palesato a distanza. Un modo per intimorirla, per farle sapere che lui poteva trovarla in qualunque momento: “E se mi mandano in carcere, verrà qualcun altro a farti del male”, le scriveva. Minacce che per fortuna sono rimaste tali grazie alla tempestività sia dei poliziotti della Mobile sia della magistratura.

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