Sovraffollamento carceri: a Rimini 46 in più. In Regione raccontato il CEC
Il caldo di questi giorni ha riportato in primo piano l’emergenza sovraffollamento in carcere: in Emilia-Romagna ci sono mille i detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. Il dato è emerso durante il convegno organizzato dal Garante dei detenuti Roberto Cavalieri dal titolo “Il contrasto al sovraffollamento penitenziario e alla recidiva: dall’esecuzione penale alla reintegrazione sociale” a cui hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi, e il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli. I numeri parlano da soli: Piacenza 155 persone in più, Parma 149 persone, Reggio Emilia 13 persone, Modena 141 persone, Bologna 326 persone, Ferrara 163 persone, Ravenna 30 persone, Forlì 15 persone e Rimini 46 persone.
Durante la mattina di lavoro è stata raccontata l’esperienza CEC dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Nelle case presenti nel riminese l'associazione ha accolto 376 persone che hanno fatto registrare tassi di recidiva molto più bassi rispetto alla media dei detenuti: il 15% contro il 75% di chi sconta la pena in carcere. Nel 2027 il lavoro della Papa Giovanni XXIII taglierà un nuovo traguardo: “Grazie a un investimento di un milione di euro frutto della collaborazione tra la Conferenza episcopale italiana, la Diocesi di Rimini e l’Associazione Papa Giovanni XXIII, a Montefiore Conca, in provincia di Rimini, aprirà una nuova struttura in grado di accogliere una trentina di detenuti che potranno così scontare la pena fuori dal carcere”, ha spiegato Giorgio Pieri, responsabile del Sevizio carcere della Papa Giovanni XXIII, che ha ricordato come già nel comune dell’entroterra riminese sia in atto una collaborazione che prevede una struttura di accoglienza per detenuti gestita dalla Papa Giovanni XXIII. A confermare il tutto sono le parole del sindaco di Montefiore Conca Filippo Sica: “Viviamo un’esperienza che ha portato benefici a tutta la cittadinanza. Gli attuali ospiti della Comunità partecipano a progetti rieducativi, anche in supporto al territorio, come la cura delle aree verdi nell’area del santuario della Madonna di Bonora”.
“Ho visitato personalmente questa realtà - aggiunge a fine convegno la consigliera regionale del PD Alice Parma - e lì ho potuto toccare con mano il valore di un modello che mette al centro la persona e costruisce percorsi concreti di reinserimento. Un ringraziamento particolare va a Giorgio Pieri, responsabile del servizio carcere e del progetto CEC (Comunità Educante con i Carcerati) per la Papa Giovanni XXIII, per il lavoro quotidiano e l’impegno costante nella costruzione di questi percorsi di accoglienza e reinserimento. Un modello che contribuisce a ridurre la recidiva e di conseguenza a combattere il sovraffollamento"
“Il sovraffollamento carcerario - ha detto il cardinal Zuppi - non va affrontato come un’emergenza perché c’è l’aspetto della dignità della persona: dire che il detenuto deve soffrire per quello che ha fatto è un’affermazione pericolosissima, in quanto si basa sullo stesso principio della pena di morte. Al contrario serve puntare sulle pene alternative, che rappresentano una possibilità di riscatto. Servono più risorse per questo tipo di progetti e un esempio virtuoso resta quello della Papa Giovanni XXIII”.
Sulla stessa linea il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli: “Serve riflettere sulla pena e sull’idea della punizione. Il carcere non deve avere solo una funzione di sorveglianza, perché il fine ultimo è quello della rieducazione, come afferma la stessa carta costituzionale. Occorre essere pragmatici, capire cosa si può ottenere dal detenuto, offrire una possibilità di riscatto. Il sovraffollamento è un problema che determina il restringimento dei diritti dei detenuti”.
A rilanciare l’allarme sul sovraffollamento carcerario è stato lo stesso Garante Roberto Cavalieri, che ha ricordato come “in Emilia-Romagna sono quasi mille gli esuberi carcerari: è come se in regione ci fossero tre istituti penitenziari in più. Se il carcere è sovraffollato inevitabilmente si sviluppano tutta una serie di problematiche collaterali e viene accresciuta la probabilità che il ristretto commetta nuovi reati una volta scontata la pena. Una situazione che inevitabilmente porta a pensare anche a soluzioni radicali, come l’indulto”.










