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Si o no alla Moschea? Una riflessione sulla richiesta del Centro Islamico

di
Redazione
   
Tempo di lettura 3 min
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La richiesta parte proprio nei giorni successivi all’inaugurazione della nuova musalla, che è un luogo esclusivamente di preghiera.
Obiettivo della pagina del Ponte è l’apertura di un dibattito su quali interrogativi ponga la possibile costruzione della moschea, senza esprimere né un sì superficiale, né un no preconcetto.

La moschea non è, come le chiese per i cattolici, semplicemente un luogo di culto e preghiera, ma un centro di aggregazione dove si esaminano le questioni culturali, sociali e si prendono le decisioni politiche. E’ centrale la responsabilità di chi gestisce la moschea perché ne decide la linea culturale e politica; nell’Islam sunnita non c’è infatti gerarchia.
Non bisogna dimenticare allora che gli Sciiti non la riconoscerebbero come propria; e così i Senegalesi, che sono Islamici di “setta” Murid, senza rapporti con l’Islam ufficiale. La moschea a Rimini sarebbe pertanto non “degli Islamici”, ma solo di alcuni: in pratica, i Maghrebini e alcuni mediorientali.
In Occidente, e in Italia, molte moschee vengono costruite dai Wahabiti, potente organizzazione islamica dell’Arabia Saudita, di cui è ben nota l’impostazione fondamentalista ed estremista, base ideologica che giustifica il terrorismo.
A Rimini sembrano prevalere “sette” islamiche marginali; ma è lecito chiedersi che capacità di gestione potrebbero avere rispetto alle grandi correnti islamiche.
Una delle motivazioni a favore della costruzione della moschea è che rappresenterebbe una possibilità per l’integrazione dei musulmani: a patto però che sia condotta da _Imam_ non fondamentalisti, perché altrimenti invece che l’integrazione favorirebbe lo spirito di ghetto e lo scontro. Tanto più che ancora non è presente nell’Islam la distinzione fra il piano religioso e il piano politico.
Non trattandosi di un “luogo di culto” in senso stretto (o di solo culto) le autorità pubbliche e la società civile dovrebbero avere il diritto di verificare la predicazione in essa impartita e l’impatto sociale (cosa che avviene in tutti gli stati musulmani, compreso l’Egitto).
Occorre poi tenere presente il rapporto con il territorio. Purtroppo l’attuale situazione di tensione internazionale alimenta un clima di paura, che potrebbe aumentare nel caso di costruzione di un centro importante come una moschea.
Un altro elemento di riflessione deriva dalla mancanza della stessa possibilità per i cristiani: nei paesi musulmani di più stretta osservanza le chiese cristiane non sono tollerate. Dovrebbero essere in primo luogo gli stessi islamici che abitano in Italia a farsi promotori di reciprocità presso gli stati islamici; e dovrebbero iniziare a farlo pubblicamente.
Circa la proposta di un “centro religioso” in cui costruire la chiesa cattolica (e magari la sinagoga) accanto alla moschea, la cosa appare singolare; potrebbe dare l’idea di un supermercato, con proposte di “acquisto” diversificate. Non mancano località dove chiesa e moschea sono materialmente l’una accanto all’altra. Ma per edificare un “centro”, la questione merita maggiori approfondimenti e una prassi di rapporti sereni, non solo a Rimini, ma anche nel mondo islamico.

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