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Sindacati: danni irreversibili

Scuola, Regione commissariata. De Pascale: siamo più efficienti della media

In foto: Il presidente de Pascale in Aula
Il presidente de Pascale in Aula
di Redazione   
Tempo di lettura 6 min
Mar 13 Gen 2026 11:03 ~ ultimo agg. 14:57
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Il Consiglio dei ministri ha deliberato il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna per non aver ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. "Si tratta di un provvedimento necessario- spiega il ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara- per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall'Italia con l'Unione europea nell'ambito del Pnrr e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico. In questi tre anni, l'azione del Governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l'obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell'attività scolastica". Il dimensionamento, si ricorda dal ministero, "rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente Governo, con l'obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca su base regionale. Il mancato rispetto di questo adempimento mette a rischio le risorse già erogate all'Italia". La misura, si precisa ancora dal dicastero, "riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici". Sulla riforma del dimensionamento scolastico la Corte costituzionale "si è pronunciata in tre occasioni- prosegue il ministero- confermando la legittimità dell'operato del Governo e richiamando la necessità di una cooperazione tra tutte le istituzioni coinvolte. Inoltre, i ricorsi presentati dalle Regioni inadempienti sono stati respinti con tre sentenze del Tar e sei pronunce del Consiglio di Stato, che hanno confermato la correttezza dell'azione governativa". Alle quattro Regioni ora commissariate "erano già state concesse due proroghe per l'adozione dei piani: una fino al 30 novembre e una seconda fino al 18 dicembre- ricorda infine il Ministero- nonostante ciò, non sono state compiute le necessarie formalizzazioni, rendendo inevitabile il commissariamento deliberato oggi dal Consiglio dei Ministri". 

Sul dimensionamento scolastico però l'Emilia-Romagna non arretra. "Siamo non solo in regola, ma più efficienti della media richiesta", mettono in chiaro il presidente Michele de Pascale e l'assessora Isabella Conti, a Roma proprio per l'incontro in Consiglio dei Ministri. L'Emilia-Romagna, rivendicano de Pascale e Conti, "ha sempre agito nel rispetto rigoroso della leale collaborazione istituzionale, perché crede che la Repubblica si regga sulla fiducia reciproca e sulla chiarezza delle regole. Il Governo ha fissato parametri nazionali per l'efficienza della rete scolastica. Su quei parametri noi siamo non solo in regola, ma più efficienti della media richiesta". A fronte di un obiettivo di 938 studenti per scuola, spiegano presidente e assessora, "in Emilia-Romagna siamo a 994. I numeri direbbero che dovremmo avere più dirigenti scolastici, non meno. Eppure ci viene imposto un ulteriore taglio di 17 autonomie, deciso in un secondo momento, senza trasparenza e senza un confronto vero". Secondo de Pascale e Conti, "colpire una Regione che ha rispettato le regole significa rinunciare all'obiettivo dell'efficienza per produrre ingiustizia. Significa accettare scuole da 2.000 studenti, dove ragazze e ragazzi diventano numeri, non persone, e dove il diritto all'istruzione perde il suo significato più profondo, rendendo più difficile la partecipazione delle famiglie, degli studenti, dei docenti e del personale". Come Regione Emilia-Romagna "abbiamo chiesto una cosa semplice e giusta- spiegano de Pascale e Conti- il ritiro del taglio imposto, l'applicazione coerente dei criteri nazionali e un confronto istituzionale fondato sul rispetto. Difendere la scuola pubblica non è una battaglia amministrativa: è una scelta morale. È difendere l'uguaglianza, la coesione sociale e il futuro del Paese". La Regione aveva già risposto, con un rifiuto, alla diffida con cui i Ministeri dell'Istruzione e degli Affari europei intimavano all'ente di viale Aldo Moro di adottare la delibera sul dimensionamento entro il 18 dicembre. Ad oggi in Emilia-Romagna sono presenti 532 scuole con un rapporto medio di 994 alunni per istituzione, superiore al parametro ministeriale di 938. "La contrazione a 515 autonomie imposta dal decreto non è pertanto giustificata da inefficienze regionali e non risponde ad esigenze organizzative territoriali- afferma la Regione- ma unicamente a obiettivi di redistribuzione numerica nazionale, derivanti dall'applicazione di un meccanismo di riequilibrio interregionale del contingente dirigenti scolastici-direttori dei servizi generali e amministrativi deciso unilateralmente a livello ministeriale. Con un particolare rischio di indebolimento di presidi scolastici essenziali come quelli dei territori montani e delle aree interne". Queste ragioni sono state ribadite anche oggi da de Pascale e Conti nell'incontro di Roma, in vista del quale l'Emilia-Romagna "aveva espresso massima disponibilità con l'obiettivo di continuare a collaborare per la difesa del diritto allo studio e di una rete scolastica di eccellente qualità".

Il commissariamento "è un atto gravissimo" secondo la segretaria regionale della Flc-Cgil, Monica Ottaviani, che commenta così la decisione assunta oggi dal Consiglio dei Ministri. "Il Governo impone all'Emilia Romagna il dimensionamento della rete scolastica con la nomina del commissario ad acta- sottolinea Ottaviani- non è un atto tecnico e neppure neutro, ma una scelta politica gravissima che colpisce la nostra regione e la scuola pubblica, l'autonomia scolastica e i territori più fragili, le aree interne e montane". La nomina del commissario "è uno schiaffo- continua la sindacalista- oltre che alle istituzioni ai vari livelli, agli studenti, al personale scolastico ai cittadini tutti ed è la cifra di un totale disprezzo del sistema pubblico d'istruzione. L'Emilia-Romagna è una regione virtuosa con i numeri a posto, per questo l'imposizione del Governo è sbagliata, ingiustificata quindi iniqua e dal sapore ritorsivo". La Flc-Cgil regionale, dunque, "continuerà nella sua battaglia di difesa e opposizione a tutela del sistema pubblico d'istruzione".

Con il commissariamento della Regione Emilia-Romagna sulla scuola "si rischiano danni irreversibili" evidenzia il sindacato di categoria della Cisl regionale. "L'attuale operazione forzata di dimensionamento scolastico, condotta tramite commissario, presenta criticità concrete e serie- afferma la Cisl- con possibili ripercussioni sulla qualità dell'offerta formativa e sulle condizioni di lavoro del personale docente e Ata". Il sistema scolastico, sostiene il sindacato, "rappresenta uno dei motori principali del Paese: ridurre o riorganizzare scuole senza un'analisi attenta del territorio, senza concertazione con chi opera quotidianamente nelle scuole e senza una reale pianificazione significa correre il rischio di creare danni irreversibili". Secondo la Cisl scuola dell'Emilia-Romagna, "molti accorpamenti di istituti rischiano di generare sedi troppo grandi o troppo distanti tra loro, difficili da gestire sia per il personale che per gli studenti". Allo stesso tempo, sottolinea il sindacato, "la ridefinizione delle autonomie scolastiche spesso avviene senza considerare gli effetti sulla didattica, sulla qualità del servizio e sull'accessibilità per le famiglie". Inoltre, mette in guardia la Cisl, "la sostenibilità a lungo termine dell'intero sistema rischia di essere compromessa quando le scelte vengono prese solo in base a criteri numerici o economici, trascurando le specificità dei territori e delle comunità scolastiche". Per questo, rimarca il segretario regionale del sindacato Luca Battistelli, "ogni operazione che coinvolge la rete scolastica deve essere preceduta da un'analisi concreta e da una reale pianificazione. Senza un confronto serio e una valutazione del territorio, rischiamo di penalizzare lavoratori, studenti e famiglie, mettendo a repentaglio la qualità dell'istruzione, che è fondamentale per il futuro del Paese". La Cisl Scuola dell'Emilia-Romagna invita quindi "le istituzioni nazionali e regionali a intervenire rapidamente, adottando soluzioni che tutelino le comunità scolastiche, salvaguardino il diritto allo studio e garantiscano un'organizzazione sostenibile e funzionale delle scuole, affinché la scuola possa continuare a essere un vero motore di sviluppo sociale ed economico". 

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