Indietro
menu
Il decreto contestato

Scuola. De Pascale: accorpamenti ingiusti con ricadute critiche

In foto: De Pascale nella conferenza di fine anno 2024
De Pascale nella conferenza di fine anno 2024
di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Gio 29 Gen 2026 17:42 ~ ultimo agg. 17:49
Tempo di lettura 3 min

Non tardano ad arrivare i commenti dopo la pubblicazione del decreto del commissario ad acta Bruno Di Palma che, come richiesto dal Governo, riduce le autonomie scolastiche da 532 a 515, con un taglio in Emilia Romagna di 17 istituzioni distribuite su tutte le province. Una in quella di Rimini: l'Istituto Comprensivo di Mondaino accorpato in quello di San Giovanni in Marignano.

Avevamo scritto formalmente al commissario ad acta - dicono il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessora alla Scuola, Isabella Conti - chiedendo di fare il possibile per evitare la creazione di istituti scolastici di dimensioni ingestibili. In una regione virtuosa come la nostra l’applicazione rigida di questa misura ha prodotto un esito paradossale: la nascita di istituti con oltre 1.800 studenti, in molti casi con numeri che arrivano al doppio rispetto agli obiettivi dimensionali indicati dal PNRR. Un risultato che dimostra in modo evidente l’inadeguatezza del dimensionamento imposto alla realtà dell’Emilia-Romagna e che colpisce in modo particolare territori già complessi, aggravandone le criticità organizzative ed educative”.

Ci siamo opposti con fermezza al dimensionamento della rete scolastica, a livello nazionale e regionale, perché l’Emilia-Romagna è già oggi la regione più virtuosa d’Italia per rapporto tra numero di studenti e numero di autonomie – proseguono de Pascale e Conti –. Non aver firmato questo atto non ci consola: resta una scelta sbagliata, iniqua e unilaterale, imposta da un Governo che considera la scuola come un costo da comprimere e non come un investimento strategico”.

Gli accorpamenti previsti generano istituzioni scolastiche con numeri tra i 1.500 e i 2.500 studenti. “È legittimo chiedersi – sottolineano – come si possa garantire qualità dell’offerta formativa, attenzione educativa, inclusione e sicurezza in scuole di queste dimensioni, soprattutto a fronte di una riduzione delle figure di supporto. Siamo di fronte ad una emergenza di nuovi bisogni di bambine e bambini, ragazze e ragazzi: meno autonomie significa meno dirigenti, meno segreterie, meno presidio quotidiano. In alcune province, paradossalmente, a fronte di un aumento degli studenti da gestire, il personale complessivo diminuirà: una contraddizione che rischia di scaricarsi tutta sulle comunità scolastiche”.

Preoccupazione particolare viene espressa anche per il personale Ata: “Se ai mega-istituti si accompagna una riduzione del personale amministrativo e tecnico, la gestione dei plessi, la sicurezza e il funzionamento ordinario delle scuole diventano un problema serio, non un dettaglio: non basteranno tutti i metal detector a disposizione per sopperire ad una carenza di comunità educante nelle scuole”.

La nostra contrarietà non è ideologica – concludono de Pascale e Conti –. Siamo favorevoli all’efficientamento, ma non a un efficientamento cieco, che penalizza chi ha già fatto bene e non tiene conto delle specificità territoriali, delle aree interne, della montagna e della complessità sociale. Una democrazia forte si misura dalla sua capacità di garantire istruzione di qualità. Ridurre le autonomie scolastiche significa indebolire la scuola pubblica e aumentare le disuguaglianze. Non è così che si fa il bene del Paese, né che si costruisce il futuro delle nuove generazioni”.

Altre notizie