Scommesse sospette e vincita da 300mila euro: imputati assolti. Soldi restituiti
Un flusso anomalo di scommesse su una partita del campionato di calcio della Serie B greca, tra Apollon Larissa e Aiginiakos - sfida che risale al 17 febbraio 2019, vinta in rimonta dai padroni di casa per 3-2 - aveva indotto quattro agenzie del Riminese (due a Riccione e due a Rimini) a bloccare i pagamenti e a segnalare il match alla Guardia di finanza, ai monopoli di Stato e alla federazione calcistica ellenica. Al termine delle indagini delle Fiamme gialle, erano finite a processo quattro persone, tre delle quali con precedenti specifici. A distanza di 7 mesi dalle richieste di condanna (da 2 anni a 2 anni e 9 mesi) formulate dal pubblico ministero per tre dei quattro imputati, il tribunale di Rimini ha disposto per tutti l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" e la restituzione agli aventi diritto delle somme di cui era stato disposto il sequestro (le vincite erano pari a 314mila euro), respingendo le richieste di risarcimenti danni per ulteriori 110mila euro avanzate dalle due agenzie di scommesse costituite come parti civili attraverso l'avvocato Enrico Graziosi.
Per un 38enne brindisino, residente a Rimini, difeso dagli avvocati Roberto Brancaleoni e Marika Balducci, per due albanesi, residenti a Riccione, difesi dall'avvocato Stefano Caroli e per un 57enne riminese, difeso dagli avvocati Francesco Pisciotti e Massimilliano Giacumbo, il processo di primo grado si è chiuso, quindi, con un'assoluzione piena.
Il risultato esatto di Apollon Larissa e Aiginiakos (quindi il 3-2 verificatosi) era quotato 27 a 1. In pratica, giocando un euro se ne vincevano 27. La partita incriminata, però, sarebbe stata giocata all’interno di un sistema, assieme ad altre gare dall’esito più scontato e quindi con quotazione più bassa, per evitare di essere bloccati dal sistema di alert automatico. Sarebbero state addirittura 191 le giocate registrate in un solo centro scommesse del Riminese su quella partita. Le quattro sale che ritenevano di essere state raggirate avrebbero dovuto pagare ai vincitori qualcosa come 313mila euro di montepremi complessivo. Soldi che non furono mai incassati dal momento che le società di scommesse coinvolte bloccarono i pagamenti.
La procura di Rimini aveva accusato gli imputati di aver gonfiato la percentuale di pagamento delle giocate. Secondo i finanzieri del Comando provinciale di Rimini, le giocate venivano piazzate in orari notturni e anche su altre partite con bassa percentuale di pagamento in caso di vincita. Il teorema accusatorio, inizialmente, aveva ritenuto anche che i quattro, con l’aiuto di personaggi non identificati, avessero avvicinato o contattato alcuni giocatori delle due squadre per offrire o promettere loro denaro o altre utilità. Un'ipotesi che però non aveva trovato riscontro e per la quale il pm aveva chiesto l'assoluzione per tutti gli imputati con riferimento al reato di frode sportiva.










