A Santarcangelo il salario minimo per gli appalti pubblici fa discutere
A Santarcangelo si apre il dibattito sul salario minimo negli appalti pubblici. Nell'ultimo Consiglio comunale (martedì 19 maggio) è stata, infatti, approvata a maggioranza la mozione del il consigliere Patrick Francesco Wild (PenSa – Una Mano per Santarcangelo) che prevede l’introduzione di criteri vincolanti che definiscano la soglia di un "salario dignitoso" negli appalti pubblici. I voti favorevoli sono arrivata da Partito Democratico Santarcangelo e PenSa – Una Mano per Santarcangelo. I consiglieri di Alleanza Civica, Fratelli d’Italia e il consigliere Luigi Berlati hanno invece espresso voto contrario. Il documento punta a impegnare il Comune a sottoscrivere appalti che prevedano una soglia minima di almeno 9 euro l'ora come vincolo nei bandi di gara pubblici.
La risposta dei sindacati non si è fatta attendere. CISL Romagna e Uil Rimini definiscono la mozione una forma di "dumping contrattuale". La UIL di Rimini sottolinea infatti che "la reale salvaguardia dei lavoratori e l'innalzamento della qualità del lavoro negli appalti pubblici transiti imprescindibilmente attraverso l’applicazione rigorosa e integrale dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative". La CISL Romagna in una nota precisa che "questa decisione unilaterale, mette a rischio pesantemente la firma del protocollo d'intesa sulle relazioni sindacali e sugli appalti, un accordo su cui stavamo discutendo da tempo con l'Amministrazione e che era ormai quasi in dirittura d'arrivo e che vedeva una linea ampiamente condivisa dalle parti: l’individuazione congiunta dei CCNL applicabili negli appalti di lavoro e servizi quale strumento di garanzia di adeguate tutele economiche e normative promuovendo condizioni di lavoro dignitose e sicure, qualità delle prestazioni, legalità e responsabilità sociale sulla scia del Protocollo già firmato con il Comune di Rimini" .










