Sanità. De Pascale: risorse scarse, conferenza regioni reagisca o è finita
La sanità, dopo la presentazione dell’ultima manovra finanziaria, torna al centro della battaglia politica. Le regioni avevano chiesto quasi 7 miliardi, il ministro Schillaci ne aveva auspicati 5,5, la manovra ne ha stanziati 3,4. Il presidente dell'Emilia Romagna Michele de Pascale tenta di chiamare all’unità i colleghi, specie quelli del centro destra: "o adesso la Conferenza delle Regioni batte un colpo o non serve a niente" – dice dal palco bolognese del convegno organizzato dalla Fondazione Gimbe sullo stato di salute della sanità pubblica in Italia. Presenti gli assessori alla Sanità di Toscana, Monia Monni, Veneto, Gino Gerosa, Emilia-Romagna, Massimo Fabi, e Marche, Paolo Calcinaro.
“Quello di oggi è un momento importante, impreziosito dalla presenza di Gimbe e del suo presidente che ha messo in luce l’enorme criticità che l’ultima manovra del Governo non ha risolto, ma probabilmente aggravato- ha sottolineato de Pascale-. Così come è significativo aver messo allo stesso tavolo gli assessori alla Salute di quattro regioni: modelli diversi, ma che rappresentano le diverse criticità e problematiche che stiamo vivendo. Sull’ultimo provvedimento dell’esecutivo- ha ricordato il presidente della Regione- è in corso una discussione molto importante, bisogna portare avanti una trattativa serrata perché la manovra venga corretta e ci siano le risorse necessarie. Altrimenti, l'alternativa rischia di essere uno scontro fra Regioni del nord e del sud e nessuno se lo può permettere”. Dunque, ha proseguito de Pascale, “credo ci siano tutte le condizioni per un'alleanza delle Regioni, a prescindere da chi le governa: l'anno scorso, riconoscemmo al Governo di avere adeguato il finanziamento sanitario coprendo l'inflazione e quindi, se le cose vengono fatte in maniera corretta, siamo sempre stati disponibili a riconoscerlo, ma quest'anno questo non avviene e dobbiamo chiederci se tutti siamo disposti a lavorare nell'interesse dei cittadini o del colore politico. Perché o adesso la Conferenza delle Regioni reagisce e batte un colpo o questa è la sua fine. E- ha concluso il presidente della Regione- ormai in ogni rapporto, la Corte dei Conti dice che i Lea non sono coperti e su questo l’Emilia-Romagna non sta più zitta: è una scelta incostituzionale”.
“Con la proposta di manovra presentata dal Governo, si torna indietro- le parole del presidente Gimbe Nino Cartabellotta-. Lo stesso ministro Schillaci aveva chiesto un finanziamento di 5,5 miliardi, le Regioni di quasi sette, ma pare che ci saranno solo 2,4 miliardi in più, che aggiunti a quello dell'anno scorso fanno 3,4 miliardi. Anche i bonus previsti non possono essere cumulati all'interno del Fondo sanitario nazionale, perché si tratta di sussidi a parte, le cui modalità di utilizzo mi lasciano molto perplesso: se fossero destinati a prestazioni extra Lea potrebbero anche avere un senso- ha spiegato il presidente di Gimbe-, ma se invece sono destinati anche ad acquistare prestazioni che sono erogate dal servizio sanitario nazionale non va bene per nulla. Oggi- ha concluso- la vera sfida è, infatti, far recuperare attrattività al nostro sistema sanitario pubblico”.










