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nel mirino il decreto legge

Rete dei tiri a segno a rischio chiusura. Anche da Rimini si leva la protesta

In foto: dalla pagina facebook del tiro a segno di Rimini
dalla pagina facebook del tiro a segno di Rimini
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Redazione
   
Tempo di lettura 2 min
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Anche il Tiro a Segno di Rimini, nato nel 1884,  rischia la chiusura. Una minaccia che incombe non solo sulla realtà romagnola ma sull'intera rete nazionale delle sezioni TSN. Questa storica istituzione, con 142 anni di storia, sta vivendo, infatti, un momento di profonda incertezza. Al centro della tempesta c'è l’articolo 8 del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, che interviene sul riordino dell’Unione Italiana Tiro a Segno (UITS). L'obiettivo dichiarato dal testo è separare le funzioni istituzionali (istruzione, addestramento e certificazioni) da quelle puramente sportive (promozione e preparazione degli atleti). Una scelta che  rischia di tradursi in una forte centralizzazione e nello svuotamento dell'autonomia delle comunità locali. Il decreto prevede infatti che l’UITS gestisca centralmente l’ammodernamento degli impianti, introducendo anche la possibilità di affidarne l'utilizzo a soggetti terzi tramite procedure pubbliche. La rete de TNS non contesta la necessità di una riforma ma chiede che sia ascoltato chi vive le sezioni ogni giorno. Si tratta di un duro colpo anche per il mondo dei volontari che ruotano attorno a queste strutture. "Le sezioni TSN - spiegano i promotori della campagna di protesta - non sono considerate semplici poligoni, ma veri e propri presidi di sicurezza, formazione, sport e volontariato, dove si coltiva quotidianamente la cultura della responsabilità. Il rischio concreto è che senza una reale autonomia gestionale queste strutture vengano declassate a meri "uffici periferici", vanificando anni di lavoro, sacrifici personali e risorse investite dalle comunità locali".

Per evitare la cancellazione di queste realtà con lo slogan "Il Tiro a Segno Nazionale vive nelle sezioni. Non lasciamole sole" viene chiesto al Parlamento di intervenire sull'articolo 8 del DL 108/2026 puntando sul alcuni punti cardine: garantire sostenibilità economica per gli impianti, tutela del lavoro per i numerosi tecnici impiegati. Viene chiesto che siano consultate le realtà territoriali.
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