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Residenziale ex Villa Assunta. Una riflessione sul carente beneficio pubblico

In foto: come sarà e come è oggi Villa Assunta
come sarà e come è oggi Villa Assunta
di
Redazione
   
Tempo di lettura 4 min
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L'ingegner Rolando Renzi, dell'associazione Radicali Rimini "Piergiorgio Welby", firma una riflessione sul futuro dell'ex Villa Assunta, alla luce dell'iter avviato per il permesso a costruire un complesso residenziale in via Roma al posto della ex storica clinica privata, da anni in stato di abbandono e degrado. Qual è il beneficio pubblico del parcheggio, si chiede, alla luce invece di una forte emergenza abitativa cittadina?

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L'associazione Radicali Rimini “Piergiorgio Welby”, di cui è membro lo scrivente, ha aderito nel 2025 alla campagna “Ma quale Casa?”, che mirava ad introdurre il diritto all’abitazione in Costituzione: questo perché crediamo che la casa debba essere riconosciuta come un diritto fondamentale della persona.
Crediamo inoltre che, accanto agli interventi di edilizia privata, sia fondamentale promuovere, anche in coerenza con la legge urbanistica regionale, quote sempre più significative di Edilizia Residenziale Sociale, per contrastare la carenza di abitazioni a prezzi accessibili per le fasce deboli della popolazione.
È proprio partendo da questa impostazione che solleviamo alcune perplessità sul progetto di trasformazione urbana che prevede la realizzazione di 54 appartamenti al posto dell’edificio che un tempo ospitava Villa Assunta, la cosiddetta Clinica Contarini.
Non mettiamo in discussione né lo strumento adottato, il permesso di costruire convenzionato, nè la trasformazione della destinazione d’uso in residenziale, che è legittima.
Quello che non ci convince, per quanto abbiamo potuto apprendere dalle dichiarazioni rese alla stampa, è soprattutto la limitata entità del beneficio pubblico connesso all’operazione: 78 posti auto realizzati in un’area delocalizzata e di minor pregio rispetto a quella oggetto della trasformazione.
Come Radicali ci chiediamo allora: quale contributo dà questo intervento al fabbisogno di edilizia sociale della nostra città?
L’area dell’ex Contarini occupa una posizione urbana strategica: è vicina al centro, alla stazione ferroviaria e all’Università. Una posizione nella quale avrebbe avuto senso interrogarsi sulla possibilità di affiancare alla residenza privata una quota di edilizia sociale o convenzionata, forme di co-housing, spazi comuni, verde pubblico o altri servizi di
quartiere.
I 78 posti auto pubblici previsti in via Monferrato rappresentano certamente una dotazione utile. Ma una trasformazione urbana di questa importanza non può essere valutata soltanto contando i posti auto.
Una città non è fatta solo di case e parcheggi. È fatta anche di servizi, verde, spazi pubblici, mobilità, relazioni sociali e qualità architettonica.
Se la principale contropartita pubblica della trasformazione viene individuata nella realizzazione di un parcheggio, collocato peraltro in un’altra parte della città, è legittimo chiedersi se non fosse possibile ottenere dall’intervento un beneficio pubblico più ampio, più qualificato e soprattutto più direttamente connesso alla qualità urbana dell’area
interessata.
Si parla tanto di social housing e di maggior sicurezza per i cittadini attraverso la rigenerazione della città. Poi, quando si presenta un’occasione concreta, rischiamo di ritrovarci davanti ai consueti interventi intensivi, con una dotazione di servizi che non sembra proporzionata alla rilevanza della trasformazione.
Ma soprattutto, ci chiediamo, perché non anticipare gli obiettivi del futuro PUG? Rimini sta costruendo il nuovo PUG, il Piano Urbanistico Generale, cioè lo strumento attraverso il quale dovrebbe essere definita una nuova idea di città.
Ed allora perché le rilevanti trasformazioni urbanistiche che vengono decise oggi non dovrebbero già anticipare quegli obiettivi?
È proprio qui che la campagna “Ma quale Casa?” incontra la vicenda dell’ex Contarini. Se l’abitazione è un diritto fondamentale, la risposta non può essere lasciata esclusivamente alle dinamiche del mercato. E se la rigenerazione urbana deve rappresentare una nuova idea di città, allora ogni grande trasformazione dovrebbe produrre un beneficio pubblico proporzionato alla sua rilevanza, non limitarsi a risolvere le esigenze insediative del privato.
Per questo chiediamo, anche per i futuri interventi, una maggiore proporzionalità del beneficio pubblico e una visione urbanistica più ambiziosa, capace di guardare non soltanto agli appartamenti, ma anche a cosa vogliamo costruire intorno ad essi.
Perché la vera rigenerazione urbana è un processo integrato di trasformazione ambientale, sociale ed economica della città. Vuole dire migliorare i servizi e gli spazi pubblici, favorire nuove forme dell’abitare, costruire nuove relazioni tra edifici e contesto urbano, aumentare la qualità ambientale e sociale dei quartieri. Non consiste semplicemente nel demolire un vecchio edificio degradato per sostituirlo con uno nuovo".
È per questo che, per una città come Rimini, la trasformazione di Villa Assunta potrebbe rappresentare un’occasione persa. Ma soprattutto è l’occasione per porci una domanda importante per il nostro immediato futuro: vogliamo limitarci a trasformare gli edifici oppure vogliamo davvero rigenerare la città?

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