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gli interrogatori

Rapina in gioielleria: il minorenne chiede scusa, il più grande resta in silenzio

In foto: la gioielleria Ciacci
la gioielleria Ciacci
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
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Uno si è detto pentito e ha collaborato rispondendo a tutte le domande del giudice. L’altro, invece, ha fatto scena muta avvalendosi della facoltà di non rispondere. Le reazioni dei due giovani rapinatori, dopo il colpo messo a segno sabato scorso alla gioielleria Ciacci di via Garibaldi a Rimini, sono state diametralmente opposte. Il 17enne di Cesenatico, che era stato arrestato dalla polizia di Stato qualche ora dopo la rapina con ancora nello zaino i 13 orologi sottratti, per un valore complessivo di circa 60mila euro, questa mattina (martedì) dal centro di accoglienza di Bologna nel quale era detenuto, è scoppiato in lacrime. Davanti al giudice per i minorenni ha chiesto scusa a tutti, in primis al gioielliere. Alla presenza del suo difensore, l’avvocatessa Elena Bassano, ha fornito la sua versione dei fatti senza sottrarsi ad alcuna domanda. Al termine dell’interrogatorio è stata disposta nei suoi confronti la permanenza domiciliare nella casa dei genitori.

Resta in carcere, invece, il complice maggiorenne. Il 20enne di Gambettola, difeso dall’avvocato Gianluigi Durante, si è trincerato dietro un silenzio inscalfibile. Per questo il gip del tribunale di Rimini ha deciso di confermarne la detenzione ai Casetti di Rimini. Era stato il maggiorenne a legare i polsi del gioielliere e della commessa con delle fascette da elettricista. Solo che il negoziante è riuscito a liberarsi e a bloccarlo dopo una breve colluttazione. Per entrambi i giovani l’accusa è di rapina aggravata in concorso, mentre al solo maggiorenne viene contesto anche il sequestro di persona aggravato.

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