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Protesi difettose, a Rimini il numero più alto. Punto Rosa: ‘Danni psicologici’

di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Ven 27 Gen 2012 16:43 ~ ultimo agg. 15 Mag 11:20
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Danni difficili da quantificare, soprattutto in termini psicologici, ci ha spiegato la presidente dell’associazione Il Punto Rosa di Santarcangelo.

Quando l’allarme è scoppiato, un mese fa, l’Ausl di Rimini, interpellata dalla stampa locale, aveva detto che le Pip non erano mai state usate. Solo ieri, quando il caso delle protesi al seno difettose è tornato d’attualità, con la notizia dell’arresto del titolare francese dell’azienda produttrice, è stata diffusa una nota ufficiale, cui oggi si è aggiunta quella dell’Assessorato regionale alla Salute. L’Ausl di Rimini tra il 2001 e il 2007 ha impiantato il più alto numero di protesi Poly Implant Prothese in Regione: 126, su un totale di 331. 81 le pazienti del territorio che sono state già controllate: il 20 di loro dovrà sottoporsi a ulteriori approfondimenti diagnostici. E, probabilmente, a una nuova operazione per l’espianto delle protesi, di cui si farà carico il Servizio sanitario. C’è il pericolo che le pip possano rompersi e creare infiammazioni, mentre prove di maggior rischio di cancerogenicità non esistono, ha sottolineato il Consiglio superiore di sanità, anche se in Francia alcuni casi sono stati registrati. Alcune associazioni hanno annunciato di voler fare una class action.

Ma c’è un aspetto che sarà difficile rimborsare: il danno psicologico per le donne. Le protesi dalle Ausl sono state usate per gli impianti dovuti alla mastectomia, per le donne cui il seno è stato asportato dopo il cancro. A Santarcangelo, nel cui ospedale è stata operata una gran parte delle donne in provincia di Rimini, da poco è nata un’associazione, Il Punto Rosa, che le accompagna in questo difficile percorso. Il punto di ascolto non è stato assediato, racconta la presidente, da richieste di donne in apprensione per il timore di avere avute impiantate le pip, perchè in genere o si sa dalla propria cartella clinica il materiale usato, o comunque basta una semplice verifica col proprio chirurgo. Il lavoro che però dopo questo caso, ancora più di prima, dovrà fare l’associazione è creare fiducia nelle donne che si approcciano a un intervento che già di per sé ha forti implicazioni psicologiche. Spiega Patrizia Bagnolini, presidente dell’associazione Il Punto Rosa: “Chi ha il cancro fa un percorso che è difficilissimo e che va avanti anche dopo la malattia. Pensare, per una persona che è arrivata a sentirsi guarita dopo un percorso di questo tipo che il nuovo seno che le è stato impiantato possa farla stare di nuovo male, o addirittura farle tornare il cancro, è qualcosa di terribile. Noi facciamo un accompagnamento difficile per le donne che devono subire una mastectomia e poi l’impianto di un nuovo seno. Anche in questi giorni alcune si devono sottoporre all’intervento: è chiaro che vi si avvicinano con qualche tensione in più. Noi però spieghiamo loro che devono affidarsi e fidarsi dei medici. L’importante è che chi deve fare i controlli li faccia. Se qualcuno ha sbagliato, pagherà”.

(NewsRimini.it)

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