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L'allarme

Piano Idrogeologico da rivedere. Legacoop: 500 milioni di investimenti a rischio

In foto: il presidente di Legacoop Romagna Paolo Lucchi
il presidente di Legacoop Romagna Paolo Lucchi
di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Gio 5 Feb 2026 14:49 ~ ultimo agg. 15:06
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Una modifica che rischia di rendere la Romagna più fragile, immobile, inadeguata ad affrontare le sfide di una fase economica e sociale complessa. Legacoop esprime preoccupazione per il recente Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) adottato dall'Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po che pone nuove condizioni e introduce vincoli agli interventi di ogni tipologia nelle fasce fluviali e montane. Documento che, se non dovessero subentrare modifiche, farebbe sentire i suoi effetti anche sui litorali. 

"Sia chiaro - scrive Legacoop -, comprendiamo la ratio della nuova norma, che comporta un aggiornamento delle regole precedenti, stimolato dagli eventi alluvionali che hanno interessato la Romagna nel 2023 e 2024, con effetti di portata catastrofica. Un atto dovuto, atteso, necessario che, innanzitutto, deve guidare le istituzioni, non solo locali, fino al compimento di tutti gli interventi in grado di garantire livelli di sicurezza idrogeologica, al passo con gli effetti di un cambiamento climatico, probabilmente irreversibile". Secondo Legacoop però il nuovo P.A.I. "introdurrebbe rigidità normative che bloccherebbero i piani di sviluppo di centinaia di imprese, di ogni comparto, con un impatto negativo enorme sull'occupazione e la prevedibile conseguenza di allontanare dalla Romagna buona parte dei potenziali, prossimi investimenti del sistema produttivo". Ad esempio, un'analisi preliminare stima per le 360 cooperative aderenti la mancata realizzazione di oltre 500 milioni di investimenti previsti da qui al 2031. "Estendendo le previsioni del Piano per l'Assetto Idrogeologico del fiume Po ai bacini del Reno, Lamone, Fiumi Uniti, Savio, Rubicone Uso e Conca-Marecchia (e reticolato minore), la nuova variante - si legge ancora -, inoltre, interessa i territori di tutti i Comuni romagnoli, quelli del ravennate, più colpiti dalle alluvioni del 2023 e 2024, così come quelli del riminese o del cesenate, solo sfiorati da quegli eventi".

Legacoop invita allora a verificare il testo con attenzione, "sia per l'assetto regolamentare che prevede, sia per le integrazioni, restrittive, con gli altri strumenti di programmazione urbanistica di competenza degli enti locali (Comuni, Province, Unioni), che ne deriveranno". E quindi "va deciso, caso per caso, cosa sia possibile e necessario fare, per chi vuole intervenire, investendo sul futuro della propria impresa, per azzerare il danno. Ma considerando ogni singolo intervento potenziale e non sulla base di una decisione che non distingue aree, rischi, interventi previsti, interventi in via di realizzazione".

"L'Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po - ricorda infine Legacoop -, è una struttura che dialoga con tutti, ma risponde prima di tutto al Governo, che, certamente, non può permettersi di vedere bloccato, senza intervenire, lo sviluppo di un'area la cui crescita è da sempre trainante per l’intero Paese, come la Romagna."

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