" No allo sfruttamento": la risposta della CGIL sulle indagini a Glovo
Le recenti indagini della Procura di Milano verso i colossi del delivery, Deliveroo e Glovo, fanno luce su un sistema che calpesta la dignità di migliaia di lavoratori, i rider, che vivono ogni giorno sulla strada in condizioni di sfruttamento. E mentre la magistratura fa il suo corso, i rider si confermano lavoratori subordinati a tutti gli effetti. Oggi la popolazione rider nel nostro paese è molto diffusa, si contano circa 10.000 ragazzi e ragazze che tutti i giorni macinano chilometri di asfalto, per portare il cibo a domicilio. In maggioranza sono di origine straniera per lo più Pakistana e Afgana. Ci sono anche molti italiani, per lo più concentrati nelle regioni del sud Italia. La necessità di lavorare è di certo il comune denominatore che lega chi sceglie questa come professione per mantenersi. E proprio da questo stato di necessità parte lo sfruttamento, attuato dalle due multinazionali. Nel 2020 è stato sottoscritto il ccnl rider tra assodelivery e UGL che mette nero su bianco una paga di 10 euro per ogni ora effettivamente lavorata, ma, dato che in questo CCNL i tempi di attesa non sono considerati orario di lavoro, è implicito che un rider farà molta fatica ad arrivare ai 10 euro promessi. Questo Contratto Collettivo Nazionale prevede che i lavoratori di aziende come Deliveroo, Glovo, Social Food e Uber Eats, e altre aziende del settore inquadrino i fattorini che effettuano le consegne per loro conto come lavoratori autonomi. Nel 2021, Just Eat, si è distaccata da questo contratto nazionale, attivando un contratto aziendale con tutele da lavoro subordinato molto simili a quelle previste nel Ccnl logistica. A fronte di questa situazione si è espresso anche Segretario Generale della CGIL Maurizio Landini che ha definito "quanto mai necessario superare l’attuale modello di sfruttamento e garantire ai rider stabilità lavorativa e salari adeguati”.












