Molestie e tutela, quando gli slogan non bastano. La vicenda di una riminese
In occasione della giornata internazionale della donna Nicola Gambetti, presidente dell'associazione Rimini Sparita, racconta in un post una vicenda di molestie su un mezzo pubblico accaduta alla figlia Alice. Non per creare clamore fine a sé stesso, ma per ribadire la necessità di tradurre in atti concreti l'impegno a tutelare le donne.
La richiesta di rendere pubblica la vicenda, spiega Gambetti, arriva dalla stessa ragazza: "ne parlo solo oggi poiché, da donna ormai maggiorenne e consapevole, mi ha apertamente chiesto di scriverne pubblicamente, permanendo in lei rabbia e delusioni mai sopite". "Ritengo che il lasso di tempo trascorso (mi/ci) permetta un’analisi maggiormente lucida e obiettiva, individuando alcune inevitabili responsabilità ma suggerendo pubblicamente, nel contempo, soluzioni urgenti e assolutamente necessarie".
Il fatto risale al 18 agosto 2023. "Mia figlia Alice, come consuetudine di quell’estate, è uscita di casa alle 6:30 del mattino per prendere il bus su viale Principe Amedeo e andare a lavorare come animatrice. Mentre attendeva l’arrivo del mezzo, è stata affiancata da un ragazzo - vestito in modo un poco dimesso (ma coerente con l’abbigliamento di un giovane turista) - che le ha chiesto informazioni sulle linee dirette alla stazione ferroviaria. Alice - all’epoca ancora minorenne, da sempre ragazza positiva ed educata - gli ha spiegato che proprio quello che lei stava aspettando avrebbe effettuato una fermata in piazzale Cesare Battisti. All’arrivo del bus, completamente deserto (un apparente dettaglio che diverrà, invece, elemento prioritario nella dinamica della vicenda), il ragazzo è salito e si è seduto al fianco di mia figlia: da quel momento è iniziato, per la ragazza, un girone dantesco sul quale è meglio soprassedere. Sottolineo come lei - nel breve ma interminabile lasso di tempo intercorso tra le due fermate - si sia sentita letteralmente paralizzata dalla situazione, dalla paura e dall’aggressività del soggetto, che poi è sceso, come se nulla fosse accaduto, proprio in Stazione, scomparendo nella folla. La ragazza è poi arrivata, ovviamente sconvolta e in lacrime, a destinazione e ha chiesto aiuto ai colleghi, che hanno immediatamente provveduto a contattarci.
Una volta prelevata presso il Centro Estivo dove avrebbe dovuto trascorrere la giornata di lavoro, mi sono diretto presso la caserma dei Carabinieri vicino a casa nostra, non prima, però, di essermi fermato presso la sede START di via Roma per segnalare l’accaduto. Il personale agli sportelli - ricordo un signore di una certa età e due donne giovani - non solo non si sono stupite particolarmente dell’accaduto, ma hanno chiesto stupefatte perché la ragazza non si fosse ribellata e non avesse gridato; ho spiegato che “forse” Alice poteva lecitamente essere totalmente sconvolta e, come aveva confessato in modo inequivocabile, letteralmente paralizzata dalla paura. Alla mia richiesta se fossero presenti delle telecamere sul mezzo, nonostante avessi indicato il numero della linea e l’orario mi è stato risposto genericamente che «non tutti i mezzi sono dotati di sorveglianza». A quel punto ho iniziato a comprendere perché molte donne vittime di violenza raccontino, costantemente, che la sottovalutazione negli interlocutori della gravità dell’accaduto sia l’aspetto più frustrante di un evento già gravissimo e devastante.
I carabinieri di via Destra del Porto, invece, si sono rivelati professionali, competenti, comprensivi e totalmente disponibili, attivando un protocollo impeccabile di sostegno e indagine immediata; approfitto oggi per rivolgere loro un personale e profondo ringraziamento, come cittadino e padre, poiché hanno gestito la situazione in modo rigoroso ma umano. L’Ufficiale in breve tempo è infatti riuscito, con determinazione e dedizione, a individuare il mezzo e a scoprire che effettivamente era dotato di videosorveglianza; i militari incaricati hanno quindi rintracciato l’autista e i filmati, confermando, dopo attenta visione, l’agghiacciante dinamica riferita dalla ragazza".
Racconta ancora Nicola Gambetti: "Il soggetto, pur identificato nell’abbigliamento e nell’aspetto generale, non è mai stato rintracciato: poco importa, nella valutazione complessiva della vicenda, se fosse italiano o straniero. Rimane la gravità oggettiva dell’accaduto e l’evidente goffaggine (eufemismo) di chi poteva - e doveva - direttamente sorvegliare e indirettamente garantire, pur distrattamente, la situazione e l’incolumità di una passeggera: parliamo, infatti, di un mezzo pubblico a cavallo di Ferragosto, in una città a vocazione turistica, in un orario antelucano e su un bus totalmente privo di altri viaggiatori (fino all’ingresso di mia figlia e del molestatore); il personale DEVE (lo scrivo in maiuscolo, affinché sia il concetto-chiave che voglio emerga prepotentemente) essere preparato, almeno formalmente, ad affrontare e arginare, per quanto possibile, situazioni simili.
Mi chiedo, Vi chiedo e chiedo a START: se il soggetto non si fosse “limitato” alla persecuzione fisica, ma avesse improvvisamente estratto e utilizzato un’arma bianca? Non era davvero possibile verificare cosa stesse succedendo tra due persone (solo due!) presenti in quel momento sul mezzo, una delle quali evidentemente (lo hanno mostrato le telecamere, lo hanno confermato i Carabinieri) sottoposta a molestie? Il personale START non ha mai ricevuto informazioni specifiche in merito ai protocolli da applicare in casi simili, né l’azienda ha mai ritenuto opportuno organizzare corsi per la gestione di queste criticità?
Peraltro, mi dicono anche le amiche di Alice, queste criticità si verificano costantemente e quotidianamente, pur in altre situazioni e in altri periodi dell’anno. La cronaca nazionale spesso riporta notizie di autisti che hanno difeso le passeggere, applicando sul momento il buon senso e l’autorità. Siamo davvero nelle mani della semplice premura soggettiva?".
Ho posto queste domande nei giorni seguenti la nostra vicenda a varie amicizie e personalità che, mi hanno riferito, a propria volta le hanno girate direttamente a START: mi era stato assicurato un incontro reciprocamente costruttivo di confronto e approfondimento, che non è mai avvenuto. L’attesa si è protratta sino a oggi, nonostante la pazienza, i buoni propositi, la speranza. E nonostante certe campagne di sensibilizzazione, come quella che allego, che nella propria discrepanza fra forma e sostanza aumentano in me, in noi, l’amarezza e la frustrazione.
Penso che la Festa della Donna sia la giornata più indicata per rendere pubblica questa “antica” disavventura, nello spirito - mai sopito - di piena condivisione e premura civica".
Le considerazioni finali: "Alice, nel tempo e con difficoltà, è riuscita a superare quell’evento, mostrando - e dimostrando - una forza interiore inaspettata. Ma associando la propria esperienza alla constatazione dell’immobilismo ufficiale e ormai rassegnata, da utente e cliente, al rischio che un episodio simile si sarebbe potuto e si potrebbe ancora verificare; in tale incertezza (che definirei ormai terrore) abbiamo vissuto e viviamo ormai noi genitori, ogni volta che le nostre figlie devono utilizzare un mezzo pubblico. Non è propriamente un gran risultato.
Buona Festa della Donna.












