Minacce e percosse al marito davanti alla figlia, chiesta condanna a 3 anni
Minacce di morte e aggressioni fisiche nei confronti del marito, anche davanti alla figlia minore, sono sfociate in una denuncia prima e in un processo poi davanti al al tribunale di Rimini, che vede imputata una donna riminese di 50 anni, difesa dall'avvocata Lucia Varliero. Secondo le indagini dei carabinieri di Rimini, la donna, che sarebbe stata spesso in stato di ebrezza, avrebbe maltrattato per anni il coniuge, un 54enne, preso in più occasioni a calci e pugni. Aggressioni fisiche e verbali accentuatesi durante il lockdown.
I fatti contestati risalgono al periodo tra il 2020 e l’inizio del 2021. Tra gli episodi ricostruiti in aula, un'aggressione dell’aprile 2020, quando l’uomo, per proteggere la figlia di 10 anni, si sarebbe chiuso in una stanza con la minore chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine. A settembre dello stesso anno si sarebbero verificati nuovi episodi finti agli atti, tra cui minacce di morte e ulteriori violenze fisiche: "Tanto io ti ammazzo, in carcere ci resto sei anni”. E ancora: "Te ne devi andare e nostra figlia te la puoi anche tenere". Nuove percosse le avrebbe ricevute nel gennaio 2021, quando si recò a casa della moglie per portare via la figlia, che lo aveva supplicato di andarla a prendere in quanto terrorizzata dallo stato confusionale in cui versava la madre.
Stando alla ricostruzione dell'accusa, la 50enne riminese accusava il marito di ogni problematica, anche di quelle economiche: "I soldi non ci sono perché li spendi tutti te", gli urlava davanti alla bambina, calciando porte e mobilio. Per la difesa, però, il quadro accusatorio non rispecchierebbe la realtà dei fatti. La donna non ha negato normali di tensioni di coppia, ma ha smentito categoricamente aggressioni e percosse ai danni del marito, come di fare ricorso abitualmente a sostanze alcoliche. Il pubblico ministero Davide Ercolani, al termine della sua requisitoria ha chiesto per l'imputata una condanna a tre anni e mezzo di reclusione. Richiesta di assoluzione, invece, da parte della difesa.












