Minacce, diffamazione e percosse contro Manuela, Valeria a giudizio
E' stata fissata l'8 giugno, alle ore 9, nell'aula B del tribunale di Rimini, l'udienza predibattimentale nei confronti di Valeria Bartolucci, imputata per minaccia aggravata, diffamazione aggravata e percosse aggravate nei confronti di Manuela Bianchi. Il sostituto procuratore Luca Bertuzzi ha firmato il decreto di citazione a giudizio per la moglie di Louis Dassilva, difesa dagli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini.
Tutto era partito dalla querela sporta da Manuela Bianchi, assistita dall'avvocata Nunzia Barzan e dal consulente Davide Barzan, dopo il parapiglia avvenuto il 2 luglio del 2024, nel garage di via del Ciclamino, durante la trasmissione Rai 'Estate in diretta'. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, Bartolucci avrebbe aggredito la Bianchi strappandole i capelli, prima di rivolgerle minacce quali: "Ti ammazzo, ti levo la luce dagli occhi". E ancora: "Ti strappo tutti i capelli e, se mi quereli, ti do il primo e il secondo".
Gravi anche la frasi pronunciate il 16 luglio 2024, durante l'arresto del marito, alla presenza dei poliziotti con riferimento sempre alla Bianchi: "Non ci metto niente a scioglierla nell'acido, ci vuole poco a comprare un'arma a San Marino... Vorrei vederla soffrire come la povera Pierina...". Tra i reati contestati alla 53enne infermiera riminese anche la diffamazione aggravata per aver scritto sui muri frasi ingiuriose e offensive, riportate anche in alcuni bigliettini anonimi sull'ascensore del condominio: "Sei una schifosa, pagherai per ogni cosa", paragonando l'ex amante del marito ad un mobile che costa poco e non vale nulla.
"Siamo lieti di apprendere - affermano i legali di Valeria - che, finalmente, la signora Bartolucci potrà difendersi di fronte ad un giudice per i reati residuali che le vengono contestati e che, sino ad oggi, hanno visto l’intervento risolutivo del gip di Rimini, Raffaella Ceccarelli, che ha ritenuto di archiviare l’accusa più grave di stalking, mossa alla nostra assistita, per l'insussistenza della notizia di reato".












