Manifattura made in Rimini. Un convegno per parlare di eccellenze e criticità
L’aumento della produzione industriale nell’area euro dello 0,2 % nel mese di marzo 2026, rispetto al precedente, offre qualche spiraglio di luce ma recupera solo in piccolissima parte la perdita del 2,1% dell’ultimo anno. Cumulativamente ad inizio 2026 l’area euro è ancora sotto, per produzione industriale, il livello d’inizio 2021. L’Italia è tra questi (Eurostat). Anzi, nel nostro paese la produzione industriale è stagnante da ben 15 anni, cioè dalla recessione del 2008. Ancora nel primo trimestre di quest’anno è scesa dello 0,2 % rispetto ai tre mesi precedenti (Istat). In questo contesto poco rassicurante deve operare anche la manifattura riminese, di cui si parla poco, fatta eccezione per i casi di crisi aziendali che mettono a rischio posti di lavoro. Da qui è arrivato lo spunto per l'incontro pubblico "Manifattura made in Rimini" che si terrà nel pomeriggio di giovedì 4 giugno alle 17,30 nella sala Massani della Fondazione Righetti (via Cairoli, 63 Rimini) e vedrà confrontarsi imprenditori e esperti del settori, coordinati dal giornalista Primo Sivestri, dell'istituto Gramsci di Rimini. Al tavolo del confronto si siederanno Maurizio Focchi , Presidente Focchi Spa, Leonardo Piepoli, HR Direcotr Vici&C, Michele Sartini, Ceo Mobili Olivieri, Pietro Elefante, Project Manager Tecnologie e Ambiente. Le conclusioni saranno affidate a Juri Magrini, assessore alle attività Produttive del comune di Rimini.
Si partirà da alcune premesse: a Rimini la manifattura esiste ed ha numeri tutt’altro che secondari. Su poco più di 34 mila imprese attive, a fine 2025, quelle manifatturiere in senso stretto, cioè senza le costruzioni, sono 2.356 (erano 2.898 nel 2010) e rappresentano poco meno del 7% del totale.
Nel conteggio le imprese sono tutte uguali, non lo sono da un punto di vista delle attività che svolgono. Così si può scoprire che la manifattura riminese, tra i settori di attività, produce il 15 % del valore aggiunto (la ricchezza creata) totale, che è il doppio della sua consistenza numerica. Valore aggiunto poco al di sotto del 13,2% del 2010.
Non meno importante è il contributo della manifattura alla creazione di occupazione: secondo l’ultima rilevazione Istat 2025, la manifattura riminese da lavoro a 41 mila persone, che è poco meno dei 43 mila occupati attribuiti a commercio, alloggio e ristorazione.
Ed anche questo non dice tutto. Perché la manifattura paga, per il lavoro dipendente, un monte salari lordo annuo di 540 milioni di euro, che è quasi il doppio dei 295 milioni di euro del settore alloggio e ristorazione (Inps 2023). Anche volendo ammettere, per il turismo, una quota di nero, non proprio una medaglia, si resta sempre al di sotto.
Questo si traduce in qualcosa che impatta molto la vita delle persone, perché se il salario medio di un dipendente manifatturiero è di 28 mila euro, quello del turismo scende a 8 mila euro.
Anche volendo escludere i contratti stagionali e temporanei, che nel turismo riguarda 4 occupati su 5, considerando quindi solo i contratti a tempo indeterminato di ambo i settori, nella manifattura il salario è di 30 mila euro, nel turismo si ferma a 17 mila euro.
Insomma, ci sono tante ragioni per dare alla manifattura del nostro territorio non solo il riconoscimento che merita, ma qualcosa di più. Sostenere ed aiutare, anche attraendo nuove investimenti, la manifattura a crescere è sicuramente un modo per creare più ricchezza e, non secondario, offrire buoni posti di lavoro.










