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l'editoriale della domenica

Lo sport: tra enfatizzazioni eccessive e deleteri abbandoni

In foto: @pexels
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di Carlo Alberto Pari   
Tempo di lettura 4 min
Dom 8 Feb 2026 07:38 ~ ultimo agg. 6 Feb 13:06
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L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari

Desidero iniziare l’articolo con un sarcastico auspicio : se riuscissimo ad invertire i dati del tempo dedicato alla visione dello Sport spettacolo, con quelli dedicati alla pratica effettiva, con buona presunzione, ne beneficerebbe la salute pubblica, la sanità, le disastrate casse dello Stato e persino le enormi diseguaglianze sociali.
Tutti elementi determinanti per la qualità della vita dei Cittadini. Sostanzialmente, in generale, dedichiamo molto tempo della nostra vita alla visione dello sport, contribuiamo alla creazione dei miti, li arricchiamo in modo assurdo rispetto ai salari da lavoro, amplifichiamo le diseguaglianze, primarie fonti del malessere sociale. Il tutto, per una palla dentro o oltre una rete, o per qualche centimetro o decimo di tempo in più o in meno. Appare forse eccessivo, o quanto meno, discutibile. Di converso, diminuisce il tempo dedicato alla pratica sportiva ed aumenta l’abbandono, soprattutto da parte di ragazzi ed adolescenti, con
prevedibili conseguenze, visto che le attività motorie, sono oggettivamente indicate da molti studi, come un fattore positivamente determinante per la salute psicofisica dell’essere umano. Non è migliore la situazione dei bambini, che purtroppo, mediamente, hanno problemi di sovrappeso tra i più elevati in Europa, a causa delle cattive abitudini alimentari e della sedentarietà. Del resto, vengono spesso dirottati da un’attività sportiva all’altra, in cerca di quella dove riescono ad “emergere”. Al contrario, sarebbe auspicabile valorizzare la pratica, imponendo la frequenza sportiva, perché un bambino, non può certo capire cosa è necessario al suo benessere. Gli anziani, anziché essere incentivati a praticare sport come negli evoluti Paesi nordici, non vengono culturalmente ed economicamente sostenuti e la sedentarietà, aumenta con l’età. Il sarcastico auspicio, è quello di passare meno tempo sulle panchine e più tempo nelle palestre. Qualcuno potrebbe sostenere che comunque, nel nostro Paese l’aspettativa di vita media è arrivata a circa 83 anni.
E’ vero, ma manca un tassello a questa osservazione, anzi, manca una domanda: come ci si arriva ? Ed ecco la risposta: l’aspettativa di vita senza patologie
significative scende a circa 58 anni. Inoltre, nel nostro Paese, il 30% degli “over” 65 assume giornalmente dieci o più farmaci, oltre il 50%, almeno cinque. I costi sanitari, saranno presto (o già lo sono) difficilmente sostenibili. Ritornando ai giovani, proviamo a capire le motivazioni degli abbandoni. La mia analisi riporta alla mitizzazione esagerata delle vittorie, in molte discipline. Così facendo, a mio modesto avviso, si deturpa la pratica amatoriale, persino quella basica rivolta ai bambini. In troppi casi, si mette in atto una prassi estremamente negativa, anziché educare all’inclusione, si seleziona e si esclude, di fatto, non di rado, si “bullizza il minore. Tutto questo, porta l’adolescente a provare molti sport per verificare le sue capacità, se non vincenti, come quasi sempre accade, abbandona.
Purtroppo, alle nuove generazioni abbiamo compromesso il futuro con una montagna di debito pubblico, stiamo mettendo a rischio il valore della sanità
universale per carenza di personale e finanziamenti, abbiamo amplificato le diseguaglianze, fonti di disagio ed esclusione, abbiamo precarizzato e reso sempre
meno pagato il lavoro. Nella pratica sportiva, abbiamo enfatizzato in modo esagerato il valore del risultato, mortificando in tal modo i principi fondanti dello sport, che deve essere finalizzato al benessere psicofisico, deve educare al rispetto, alla tolleranza, all’inclusione, l‘esatto contrario di ciò che di sovente accade. Il risultato è l’aumentare dell’abbandono alla pratica sportiva giovanile (ma non solo), ed il conseguente rifugiarsi dietro ad uno schermo per molte ore della giornata, con prevedibili ulteriori danni personali e sociali. Purtroppo, non di rado, si vive il presente con discutibile razionalità, mentre il futuro….., è solo una pleonastica ipotesi.

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