Ex Delfinario, battaglia legale per una cartella esattoriale da 200mila euro
E' battaglia legale tra l'ex amministratore e legale rappresentante dell'ex delfinario di Rimini, Massimo Muccini, e i sei ex soci, chiamati in causa in sede civile al pagamento pro quota di un debito complessivo di 303mila euro.
Una vicenda intricata che fonda le sue radici nel 2013, anno in cui la Procura di Rimini sottopone a sequestro la struttura, a causa delle mancanti dotazioni minime di sicurezza previste dalla normativa di settore, affidando i delfini ad un custode giudiziario. Quello è l'inizio dei guai giudiziari per Muccini, indagato in quanto amministratore di diritto della società Delfinario Rimini srl per maltrattamento di animali e, successivamente, per violazioni in materia di scarichi. Seguiranno poi i processi e le condanne in primo e secondo grado, con conseguente risarcimento dei danni a favore delle associazioni animaliste costituitesi parte civile e alla rifusione delle relative spese legali.
Il 12 dicembre 2024, per Muccini arriva una nuova doccia gelata: l’Agenzia delle Entrate, infatti, gli recapita una cartella esattoriale da 204mila euro: si tratta delle spese di giustizia relative alla custodia giudiziaria dei delfini confiscati, sostenute dal Ministero della Giustizia e liquidate alla società Costa Edutainment, che aveva preso in carico gli animali dopo il sequestro. Una cifra monstre che il 64enne non ha alcuna intenzione di pagare, dal momento che - a suo dire - la gestione effettiva del delfinario era nella mani dei soci, i quali sarebbero stati perfettamente consapevoli dell'illegalità in cui versava la struttura, e avrebbero di fatto svolto le funzioni tipiche dell'amministratore di diritto. Da qui la decisione, attraverso il suo difensore, l'avvocato Stefano Caroli, di citare a giudizio in sede civile gli ex soci, con la conseguente richiesta di accertare la loro qualità di condebitori. Non solo perché stando così le cose, dovrebbero anche farsi garanti del debito verso l’Agenzia delle Entrate, oltre al rimborso delle spese sostenute nel corso del tempo da Muccini, per un importo complessivo, appunto, di 303mila euro.
Nel frattempo è già arrivata una prima decisione favorevole all’ex amministratore. Con una recente sentenza, il giudice civile ha riconosciuto la validità della scrittura privata del 28 aprile 2015, in cui gli ex soci si sarebbero impegnati a farsi carico delle spese dei consulenti e delle spese legali di difesa di Muccini, oltre a sollevarlo "da ogni responsabilità di natura economica e risarcitoria". In virtù di quell'atto, uno degli ex soci è stato condannato al pagamento delle spese legali e dei risarcimenti oggetto di quell’accordo, pari a 52mila euro.












