Indietro
menu
Ambiente Newsrimini Rimini

Lo smog torna nei limiti. Regione non esclude secondo giorno di blocco.

di Redazione   
Tempo di lettura 7 min
Ven 27 Gen 2012 09:38 ~ ultimo agg. 15 Mag 11:18
Tempo di lettura 7 min

Non disponibile, invece, il dato di via Flaminia. Resta comunque un gennaio disastroso: via dell’Abete è già a 18 sforamenti (sui 35 consentiti in un anno), 16 in via Flaminia, 15 al parco Marecchia. E intanto la Regione non esclude un raddoppio delle giornate di blocco. Se ne è parlato ieri in occasione della presentazione del report regionale sulla qualità dell’aria. E’ il Pm10 insieme a ozono e biossido di azoto a influire di più sulla qualità dell’aria in Emilia-Romagna. E se per le micropolveri l’ultimo anno è stato critico, il trend decennale registra invece un meno 25%.

La sintesi del report:

L’andamento del PM 10
Nel 2010 la concentrazione media annuale di PM10 è scesa per la prima volta in tutte le stazioni di rilevamento sotto il valore dei 40 microgrammi per metro cubo (il valore limite previsto dalla normativa europea), con una diminuzione dal 2001 del 25%. Nello stesso periodo 2001-2010 è calato anche il numero di superamenti del valore giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo come dato medio regionale, pur rimanendo superiore al tetto massimo annuo di 35 superamenti consentito dalla UE (la diminuzione è prudenzialmente valutabile intorno al 30-40%). Rispetto al 2010, il 2011, a causa di un andamento meteo climatico particolarmente avverso, ha presentato un andamento peggiore, sia per quanto riguarda gli sforamenti giornalieri che per i valori medi annuali di PM10 che sono rimasti complessivamente sotto il limite dei 40 microgrammi, superandolo tuttavia in alcune stazioni. Va tuttavia sottolineato che, anche nel 2011, a fronte di circa 140 giornate a rischio per motivi climatici , quelle di effettivo superamento sono state appunto circa 80 considerando per ogni provincia la stazione con i valori più negativi. Un dato che conferma l’esistenza di un progressivo “disaccoppiamento” tra condizioni ambientali negative e superamento dei limiti, in atto dal 2005 a dimostrazione dell’efficacia dei programmi di contrasto all’inquinamento atmosferico messi in atto dalla Regione.

Gli altri inquinanti
Monossido di carbonio e benzene rilevati nel periodo 2006-2010 presentano una rilevante e costante diminuzione, riducendosi dal 50 al 70% rispetto a inizio quinquennio, a partire da concentrazioni già ampiamente inferiori ai limiti normativi.In leggero calo anche il biossido di zolfo, già precedentemente ridotto a 5 microgrammi/mc (1/4 del limite normativo), in virtù della modifica della composizione della benzina. Si riduce di 2/3 la concentrazione di IPA (idrocarburi policiclici aromatici), ora al 20% del limite ammesso, mentre la diminuzione, benché più contenuta, del biossido di azoto ne colloca comunque dal 2008 la concentrazione media annuale al di sotto dei limiti normativi. È da rilevare, per questo inquinante, che presenta comunque ancora elementi di criticità, la drastica diminuzione delle stazioni che superano il limite previsto, passate dal 60 al 20% nel quinquennio. Anche i metalli pesanti rilevati sono in ulteriore calo rispetto a livelli già minimi e in certi casi prossimi alla soglia di sensibilità strumentale. Gli inquinanti atmosferici che restano al centro dell’attenzione sono dunque soprattutto il particolato (PM10 e 2,5) e l’ozono troposferico (O3), “due facce dello stesso problema”, come dice il Report, di cui costituiscono l’aspetto invernale e quello estivo. Inquinante secondario (prodotto dalla combinazione tra emissioni degli autoveicoli e condizioni climatiche estive), l’ozono è diffuso in tutto il territorio, particolarmente e paradossalmente nelle zone rurali e montuose. Anch’esso presenta superamenti del livello di informazione e protezione della salute umana indicato dalla normativa, anche se in presenza, come per le polveri, di una tendenza alla diminuzione.

Le fonti dell’inquinamento
L’inventario delle fonti emissive contenuto nel Report calcola la percentuale di emissione dei diversi inquinanti attribuita ai vari macrosettori. Al primo posto vi è il traffico veicolare che produce il 47% dell’ossido di carbonio, il 60% degli ossidi di azoto, il 30% del PM10. Segue la combustione non industriale (sostanzialmente, il riscaldamento domestico) che produce il 43% dell’ossido di carbonio e il 28% del PM10. Anche la quantificazione derivante dal catasto emissioni conferma dunque ciò che la rete di monitoraggio e la modellistica affermano riguardo le principali fonti di inquinamento atmosferico. Per quanto riguarda le sostanze nocive presenti in minore quantità: l’industria è responsabile del 54% degli ossidi di zolfo, l’agricoltura del 94% dell’ammoniaca e l’uso di solventi del 38% dei composti organici volatili.

La rete di rilevamento e il progetto Supersito
La Regione dispone di una rete di centraline di monitoraggio diffusa su tutto il territorio regionale. Attualmente è in corso un processo di razionalizzazione, in ottemperanza alle direttive europee, per bacini omogenei, in grado di integrare i sistemi di rilevamento con l’elaborazione modellistica e potenziando l’attuale livello di conoscenza.
Per affinare ulteriormente l’analisi delle emissioni in atmosfera, Regione e Arpa, in collaborazione con il CNR, hanno recentemente avviato il progetto Supersito: cinque stazioni di monitoraggio di ultima generazione che da qui alla fine del 2015 dovranno fornire dati sul particolato fine e ultrafine (PM2,5, PM1 e PM 0,1). Il progetto “Supersito”, che è stato finanziato con 7 milioni di euro, punta in particolare a individuare le connessioni tra i diversi tipi di particolato presenti in atmosfera e la salute umana, incrociando i dati ambientali con quelli sanitari ed epidemiologici. Oltre a quella situata presso l’area CNR di Bologna, le stazioni del progetto Supersito sono quelle di San Pietro Capofiume (Molinella, Bologna), Parma (stazione di monitoraggio di Cittadella), Rimini (stazione di monitoraggio di Marecchia) e del Monte Cimone, nell’Appennino modenese.

Le misure per contrastare l’inquinamento
Dal 2001 la Regione Emilia-Romagna promuove in collaborazione con le Province e i Comuni capoluogo con più di 50 mila abitanti gli Accordi per la qualità dell’aria, affiancati e integrati con le azioni con tenute nei Piani provinciali di risanamento. Tali accordi, che hanno visto l’adesione di un numero crescente di Comuni, prevedono sia misure di limitazione della circolazione per i veicoli più inquinanti, che misure di tipo strutturale in grado di incidere nel medio periodo. Considerando i diversi settori (trasporti, industria, energia, agricoltura) si può calcolare che tali misure siano state sostenute nel decennio da un finanziamento complessivo di quasi 1 miliardo di euro. In dieci anni si è avuto un aumento delle aree pedonali del 33%; le piste ciclabili sono passate dai 405 chilometri del 2000 agli oltre 1.150 del 2010; sono stati riconvertiti a GPL/Metano oltre 23 mila veicoli; sono stati acquistati oltre nuovi 1500 autobus a ridotto impatto ambientale; è stato rinnovato e potenziato il materiabile rotabile ferroviario per il trasporto passeggeri. E ancora: il Piano energetico regionale prevede la realizzazione nel triennio 2011-2013 di 29 aree produttive ecologicamente attrezzate; il finanziamento di 517 interventi per la qualificazione energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili degli Enti locali, mentre è stato finanziato con 10 milioni di euro, un bando per la qualificazione energetica del sistema produttivo regionale che prevede interventi di rimozione dell’amianto e la successiva installazione di impianti fotovoltaici. Per promuovere una mobilità più sostenibile la Regione ha avviato il sistema tariffario integrato “Stimer”, gli abbonamenti e biglietti integrati ferro-gomma “Mi Muovo” e il Piano per lo sviluppo della mobilità elettrica (a due e quattro ruote) attraverso la dotazione sul territorio di reti di ricarica, insieme all’incentivazione, facilitazione della circolazione e sosta di mezzi elettrici. La situazione meteorologica e orografica del bacino padano fa si che le criticità legate all’inquinamento non riguardino solo l’Emilia-Romagna , ma l’intera area. Per questo la Regione ha da tempo avviato accordi con le altre Regioni padane (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto, e le Province autonome di Trento e di Bolzano), per condividere misure e indirizzi./PF

Il Report è scaricabile al sito www.arpa.emr.it

Altre notizie