L'ipotesi della Bruzzone: "Sulla scena del delitto la mano di una donna"
Ci sono volute tre udienze per completare l'esame di Louis Dassilva, unico imputato per l'omicidio di Pierina Paganelli. Il senegalese ha risposto alle ultime domande dei suoi legali, poi è stata la presidente della Corte, Fiorella Casadei, a prendere la parola e chiedere all'imputato spiegazioni in merito ad una frase, risalente all'1 novembre 2023, pronunciata dalla moglie Valeria Bartolucci e registrata dalle cimici posizionate all'interno della loro auto. "Se mi richiamano in questura - domandò la donna al marito -, io cosa devo dire? Dobbiamo vedere se ero sveglia a quell'ora, perché io quella cosa non la so...". E la giustificazione di Dassilva è stata vaga: "Cercavamo di capire insieme - ha detto - cosa avevamo fatto quella sera, perché non sapevamo a che ora fosse stata uccisa Pierina". Anche se in realtà - è la tesi della Procura - l'orario esatto dell'uccisione della 78enne emerse già verso metà ottobre su tutti giornali e le tv.
Poi è stato il turno dei vari consulenti della difesa, tra i quali la criminologa Roberta Bruzzone, che davanti alla Corte ha ipotizzato due persone sulla scena del crimine. Un uomo, come materiale esecutore del delitto, e una donna come complice. Quest'ultima avrebbe avuto un compito ben preciso. Oltraggiare il cadavere di Pierina, tagliandole la gonna e gli slip, in modo da lasciare "una firma psicologica sull'assassinio". Al termine dell'udienza la criminologa si è spinta oltre e intercettata dai giornalisti all'esterno del palazzo di Giustizia ha puntato il dito contro la nuora di Pierina: "Per poter arrivare a questo livello di odio ci dev'essere una relazione significativa e al momento, in base agli atti che ho a disposizione, questa relazione, così flagellata da dissapori, la signora Paganelli ce l'aveva solo con una persona, Manuela Bianchi".












