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74 persone coinvolte

Maxi inchiesta per falsi green pass, richieste di condanna per 19 anni

In foto: Il pm Daniele Paci (foto Migliorini)
Il pm Daniele Paci (foto Migliorini)
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 3 min
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Per ottenere un falso green pass bisognava sborsare 250 euro, ma la tariffa per gli 'amici' era più che dimezzata. I carabinieri dei Nas di Bologna, coordinati dalla Procura della Repubblica di Rimini, arrestarono nell'aprile del 2022 un medico di famiglia e odontoiatra di 59 anni, iscritto all’ordine dei medici di Bologna, che esercitava a Cattolica e vive a Rimini. Contestati i reati di corruzione e falso ideologico in atto pubblico. Il professionista, che nel frattempo ha risarcito l'Ausl Romagna ottenendo in cambio la revoca della costituzione di parte civile, questa mattina (martedì) ha chiesto il patteggiamento. Come lui altri 54 indagati. In 16 invece hanno scelto il rito abbreviato: nei loro confronti le richieste di condanna avanzate dal pubblico ministero Daniele Paci, subentrato al collega Paolo Gengarelli, ammontano complessivamente a 19 anni e 10 mesi. Per altri tre soggetti, che hanno scelto la strada del dibattimento, è stato chiesto il rinvio a giudizio. Sei sono le posizioni per cui la pubblica accusa ha chiesto l'assoluzione.

Secondo l'attività investigativa, il medico convenzionato con l'Ausl Romagna si sarebbe avvalso dell’intermediazione di due persone di fiducia, un riccionese e la compagna di quest’ultimo di Fano, che avevano il preciso compito di procacciare potenziali clienti in cerca della certificazione verde. I dati delle persone che avrebbero ricevuto la falsa attestazione venivano poi inseriti dal medico di base nella piattaforma informativa vaccinale regionale. A lui si sono rivolti non solo alcuni dei suoi pazienti, ma anche sanitari inizialmente sospesi perché non vaccinati e cittadini qualunque provenienti da fuori regione. A tal proposito su 224 dosi di vaccino, ben 107 sarebbero state quelle solo sulla carta somministrate a persone non residenti nei comuni di Cattolica e San Giovanni in Marignano. Una circostanza anomala che aveva spinto l’Ausl Romagna ad attivare un’indagine interna.

Tra le persone che all'epoca dei fatti ricevettero le misure interdittive del divieto di esercizio della professione, figuravano anche un farmacista e una farmacista di Rimini, un ortottista sempre di Rimini, una ginecologa, una psicologa e un fisioterapista di Faenza e un altro fisioterapista di Napoli. Nell'ambito del procedimento, in cui gli imputati sono difesi tra gli altri dagli avvocati Massimo Cerbari, Luca Greco, Tiziana Casali, Giovanna Ollà, l'Ausl Romagna, come detto, si era inizialmente costituita parte civile attraverso l'avvocato Alessandro Sarti. Il prossimo 30 giugno, davanti alla gup di Rimini, Raffaella Ceccarelli, verranno ratificati i patteggiamenti ed emesse le sentenze in abbreviato.

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