rischio spopolamento
Legge della Montagna. Confagricoltura: 'vip' privilegiati, Romagna penalizzata
In foto: Madonna di Campiglio
di Redazione
Sab 24 Gen 2026 13:48 ~ ultimo agg. 14:41
La nuova Legge della Montagna, così come è stata strutturata, porterà a un impoverimento di molte aree fragili del territorio romagnolo, che non saranno più classificate come comuni montani. Lo afferma Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini che teme l'impatto di questo provvedimento e chiede che la montagna sia tutta tutelata.
La nuova Legge della Montagna – Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane (La Legge Calderoli 131/2025) rischia di produrre un effetto paradossale: premiare le montagne forti ed escludere quelle fragili, proprio dove vivere e fare impresa è più difficile. È la posizione di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini espressa dal presidente Daniele Montemaggi e dal direttore Luca Gasparini, che lanciano un allarme sull’impatto che i nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani avrebbero sull’Appennino romagnolo. L’associazione si appella alle istituzioni affinché si riveda l’attuale impostazione, che esclude diversi comuni da importanti fondi pubblici e dalla possibilità di investimenti mirati.
“Con i parametri di riconoscimento oggi previsti dalla Legge Calderoli – spiega Montemaggi – e che tengono conto solo dell’altitudine e della pendenza, località simbolo della montagna turistica e ad alta redditività, come Cortina d’Ampezzo o Madonna di Campiglio, continueranno ad accedere pienamente a fondi e incentivi. Al contrario, molti Comuni del nostro Appennino verranno esclusi, nonostante siano a tutti gli effetti aree interne fragili, dove fare agricoltura, mantenere servizi e garantire presidio del territorio è sempre più complesso. Non possiamo permetterci una simile declassazione: così si accelera ulteriormente lo spopolamento di queste aree”.
Il problema, secondo Confagricoltura, sta in una classificazione basata quasi esclusivamente su criteri altimetrici e di pendenza, che non tiene conto delle reali condizioni socioeconomiche dei territori. “È un’impostazione che non fotografa la montagna vera – interviene Gasparini – quella che non vive di grandi flussi turistici, ma di imprese agricole, allevamento, artigianato, commercio di vicinato, gestione dei boschi e presidio quotidiano del territorio. La precedente norma faceva invece riferimento alla classificazione Istat con 12 indicatori che spaziavano, dall’accessibilità ai servizi essenziali al tasso di motorizzazione, dall’età media della popolazione al tasso di occupazione, dall’incidenza del suolo consumato alla pericolosità da frane, dalla presenza industriale e dei servizi fino a parametri collegati all’occupazione”.
Fare agricoltura in collina e in montagna significa affrontare costi più alti e minori margini: terreni difficili, colture meno redditizie, carenze infrastrutturali, assenza di reti irrigue, difficoltà nel reperire manodopera e nel garantire il ricambio generazionale. “Escludere questi Comuni dalla classificazione di montani – avverte il presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini – significa ridurre l’accesso a fondi e servizi pubblici e, come detto, accelerare lo spopolamento”.
Un rischio che, ricordano i vertici dell’organizzazione, ha conseguenze dirette anche sulla sicurezza del territorio. “Le recenti alluvioni hanno dimostrato cosa succede quando l’entroterra non è presidiato. Senza agricoltura e senza imprese, la montagna diventa più fragile anche dal punto di vista idrogeologico, senza contare il venir meno della rete socio economica”.
Sulla base degli attuali parametri, in provincia di Forlì-Cesena sono esclusi dalla classificazione di comune montano Galeata, Civitella di Romagna, Rocca San Casciano, Meldola, Predappio, Dovadola, Modigliana, Sarsina, Mercato Saraceno, Roncofreddo, Sogliano e Borghi. In provincia di Rimini: Maiolo, Novafeltria, Talamello, Sassofeltrio, San Leo, Verucchio e Poggio Torriana.
“Non è una battaglia ideologica – concludono Montemaggi e Gasparini – ma di buon senso ed equità. La Legge della Montagna voluta dal Ministro Calderoli deve sostenere chi è davvero fragile. Nei decreti attuativi chiediamo correttivi concreti, che affianchino ai criteri fisici anche gli indici di fragilità socioeconomica, gli stessi individuati dall’Istat. Altrimenti il rischio è evidente: una legge nata per la montagna che finisce per lasciare indietro proprio l’Appennino”.
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