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Le acque che furono: venerdì la presentazione di un volume

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Mar 10 Dic 2002 21:10 ~ ultimo agg. 9 Mag 22:36
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La pubblicazione è stata promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, dall’Associazione Riminese per la Ricerca Storica e Archeologica (A.R.R.S.A.) e dai Musei Comunali di Rimini insieme a AMIR-HERA che ne ha sostenuto la realizzazione.

Interverranno alla presentazione il Sindaco di Rimini, dott. Alberto Ravaioli, il Presidente di AMIR, dott. Paolo Zaghini, la dott.ssa Maria Grazia Maioli, della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna e la curatrice dott.ssa Cristina Ravara Montebelli.

L’acqua nella Rimini di epoca romana – informa l’assessorato alla Cultura – è il tema svolto nel volume a partire dal primo capitolo, dove Angela Fontemaggi e Orietta Piolanti affrontano i culti legati alle numerose fonti d’acqua nel riminese a partire dalla lunga esperienza preistorica.
Le sorgenti, con le loro proprietà salutari, si identificano come luoghi del sacro, una sorta di templi all’aperto che aggregano genti della collina e del piano.

Nei capitoli centrali del volume, svolti dalla curatrice Cristina Ravara Montebelli, si sviluppano le modalità di approvvigionamento e di conduzione dell’acqua dalle numerose sorgenti alla città, si tratta del suo utilizzo nelle case fino al momento della dispersione nelle fognature. L’analisi è basata sui i rinvenimenti archeologici e sulle fonti riminesi (Adimari, Clementini, Tonini), messe a confronto con le testimonianze delle fonti letterarie latine (Vitruvio, Plinio e Frontino) e le scoperte fatte in altri siti romani italiani e stranieri: i ritrovamenti riminesi presi in esame nel volume sono tutti indicati in apposite carte del territorio ed approfonditi in un appendice di schede archeologiche.

Nell’ultimo capitolo Giovanni Gurnari, presenta l’aspetto che dovevano avere il territorio, le sorgenti e i fiumi riminesi prima della fondazione della colonia e durante l’epoca romana, avvalorando numerose scoperte archeologiche – anche recenti come quelle del foro e del cardine massimo – con annotazioni di carattere geologico.

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