Indietro
menu
omicidio Paganelli

La difesa di Dassilva: "Niente Dna e niente arma, ecco perché Louis va assolto"

In foto: Gli avvocati Fabbri e Guidi a colloquio con Valeria Bartolucci (foto Migliorini)
Gli avvocati Fabbri e Guidi a colloquio con Valeria Bartolucci (foto Migliorini)
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 3 min
Lun 25 Mag 2026 23:26 ~ ultimo agg. 26 Mag 00:10
Tempo di lettura 3 min

"In questo delitto non ci sono tracce di Dna dell'imputato, non c'è l'arma del delitto, non ci sono elementi che collocano Dassilva né sulla scena del crimine né fuori dalla sua abitazione la sera del 3 ottobre 2023. Non ci sono, quindi, indizi gravi e precisi né tanto meno concordanti contro di lui. Tanti piccoli zero non fanno uno. Ecco perché chiediamo alla Corte l'assoluzione con la formula che riterrete opportuna e in subordine la contestazione delle aggravanti che sono ostative ad una condanna che non sia l'ergastolo, avendo chiesto questa difesa il rito abbreviato". Si è conclusa così, dopo quasi nove ore, l'arringa dei difensori di Louis Dassilva, gli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, che davanti alla Corte d'Assise di Rimini hanno cercato di smontare punto per punto l'impianto accusatorio.

L'incipit è stato riservato a Manuela Bianchi, la grande accusatrice del 36enne senegalese, definita "una mentitrice seriale e una abilissima manipolatrice, che per salvare sé stessa ha incastrato Dassilva. E' bene ricordare - hanno detto in aula i legali dell'imputato - che il cambio di versione sulla mattina del ritrovamento del cadavere della suocera avviene solo dopo che la Cam 3 è caduta, dopo che è stato accertato che l'ignoto non è Louis Dassilva". Gli avvocati Fabbri e Guidi si sono spinti anche a ipotizzare una pista alternativa, che porterebbe a Loris Bianchi. "Una persona - hanno ribadito - che odiava Pierina Paganelli e che la sera del 3 ottobre 2023 avrebbe compiuto degli spostamenti non compatibili, a livello temporale, con le risultanze della Procura. Anche lo stesso alibi, fornitogli dalla nipote Giorgia, sarebbe molto meno granitico di come appare, dal momento che la ragazzina quella sera sarebbe stata assorbita per diverso tempo da un'intensa attività social sul proprio telefonino".

C'è poi il movente passionale ricostruito dall'accusa, che secondo la difesa non starebbe in piedi perché il senegalese "non era affatto innamorato della Bianchi. Prova ne siano le altre relazioni extraconiugali - hanno insistito i suoi legali - che Louis portava avanti con altre donne, alle quali dava attenzioni e carinerie. E se anche la moglie Valeria Bartolucci lo avesse cacciato di casa, l'imputato non avrebbe avuto difficoltà economiche, come invece ha sostenuto il pubblico ministero Daniele Paci, avendo Louis un lavoro stabile ed essendo regolare in Italia". "Siamo fieri di aver difeso una persona che crediamo innocente", hanno detto Fabbri e Guidi al termine dell'udienza.

Prossimo appuntamento il 9 giugno, quando la Corte - che ha seguito con grande attenzione l'arringa fiume della difesa - sarà chiamata ad emettere la sentenza di primo grado

Altre notizie
di Icaro Sport
VIDEO