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violenza di gruppo

La prestazione pattuita e il ripensamento, 16enne abusata in un campo

In foto: il tribunale di Rimini
il tribunale di Rimini
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 2 min
Lun 19 Ago 2024 18:44 ~ ultimo agg. 1 Giu 19:56
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Era di circa 300 euro, più la consumazione di qualche canna, il prezzo pattuito per una prestazione sessuale a tre con due ragazzi che l’avevano contattata sul suo profilo Instagram. Quando si è presentata nel luogo concordato, però, ha cambiato idea. Solo che i due giovani l’avrebbero convinta a salire in auto e a consumare cannabis. Infine, stordita dallo stupefacente e in stato di semi incoscienza, l’avrebbero portata in un campo abusando di lei. La vittima è una 16enne del Riminese, che ha deciso di denunciare l’accaduto ai carabinieri. Dalle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani, è emerso che la minorenne si prostituiva e, attraverso i social, concordava sia incontri sessuali a pagamento sia l’invio di foto e video pornografici. Aprendo i diversi link, collegati al suo profilo, si poteva consultare anche un vero e propri listino prezzi.

Il racconto della minore, seppur confuso, e gli accertamenti medici effettuati in ospedale, avrebbero confermato il sospetto di un duplice abuso. Ecco perché la Procura di Rimini ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, per violenza sessuale di gruppo pluriaggravata nei confronti di una minorenne e cessione di sostanze stupefacenti. Attraverso l’analisi tecnica sul cellulare della ragazzina, i carabinieri sono convinti di risalire ai due giovani che quella notte l’avrebbero costretta ad avere il rapporto di gruppo. Gli inquirenti, nel frattempo, stanno cercando di verificare se si tratti di un caso isolato di baby-prostitute in vetrina sui social oppure di un fenomeno più esteso e articolato.

L’avvocato Aldo Pancini del Foro di Rimini, che rappresenta la 16enne e la sua famiglia, ha ricondotto i problemi della minorenne ad un rapporto morboso con i social. In passato, infatti, la minore, che trascorreva intere giornate incollata al cellulare, era entrata per alcuni mesi in una comunità per cercare di disintossicarsi proprio dall’uso smodato dei social.

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