La nostra fanatica di libri ci porta nel delicato mondo di Laura Imai Messina
Quello che Laura Imai Messina mette nelle pagine dei suoi libri ha il sapore della dolcezza e delicatezza di storie che arrivano da lontano, ma che sono anche le nostre storie. E' una parola potente ed intima, che scuote l'anima, la accarezza e la porta a vibrare. Nella sua recensione mensile la nostra Fanatica di Libri* ci porta in questo mondo meraviglioso, come solo lei sai fare, raccontandoci "Le parole della pioggia".
Ci sono molte, moltissime cose che mi affascinano su questa Terra: le interazioni tra le persone, la capacità che hanno le piante di produrre ossigeno, le aurore boreali, il vento e la sua capacità di trasportare i suoni oltre che i profumi. E poi c'è la pioggia: già di per se l'acqua è una sostanza meravigliosa, prende la forma del recipiente che la contiene, assume stati completamente differenti tra loro come il solido ghiaccio e l'etereo vapore e poi si muove percorrendo chilometri e chilometri riuscendo addirittura ad arrivare in cielo per dare vita a quella meraviglia che chiamiamo nuvole, dalle quali cade in un'altra delle sue magnifiche forme che prende il nome di pioggia.
Nonostante non sia mai stata in Giappone, anche la cultura di questo paese ha un forte ascendente su di me in quanto intrisa di una delicata spiritualità.
Da giovane ho coltivato Bonsai, attratta oltre che dalla bellezza anche dal perché le chiome sono sempre potate a forma triangolare ed inclinate: i tre angoli rappresentano Dio, la Natura ed il terzo l'uomo; ho progettato tante varianti di un piccolo giardino Zen solo per dare vita e corpo alla pace che
vi aleggia. Ho scritto HaiKu affascinata dal fatto che non sono delle vere e proprie poesie, non sono degli aforismi o dei proverbi: sono semplicemente dei gioielli che raccolgono in 17 sillabe un'emozione, un componimento dell'anima e leggerne, per me, equivale a ricevere una carezza.
Non ultima, sono incredibilmente affascinata dalla scrittura giapponese sia per la bellezza visiva sia per il fatto che a volte, per comporre una parola, si usano più parole, come ad esempio la parola Komorebi, che non ha traduzione in italiano se non spiegandola: essa descrive i raggi di luce che attraversano la
chioma degli alberi e il gioco di luce che ne consegue, ed è composta dalla parola albero, filtrare e luce, con i rispettivi ideogrammi vicini. Questa parola composta non descrive solo questo, ma evoca anche la serenità e la bellezza che si prova osservando questi giochi di luce: vedere e sentire, un connubio magico.
E per me, che da sempre scrivo per cercare di rispondere alla domanda "A cosa serve leggere un libro?" cercando di diminuire il più possibile lo spazio tra le parole, la simbologia e il sentire che suscita in me un libro.
Ecco, come l'acqua prende la forma del contenitore che la ospita, il mio sentire espresso in queste righe ha preso la forma del libro che vi invito a leggere: "Le parole della pioggia" di Laura Imai Messina. Sono nata in un giorno di pioggia esordisce Aya quando si presenta al cospetto del cliente che ha
chiesto i suoi servigi. Una ragazza che di mestiere accoglie un estraneo sotto il proprio ombrello durante un giorno di pioggia, e lo accompagna dove lui vorrà. Un tempo sospeso dove tutto rallenta, una Tokyo che scompare sotto quel minuscolo spazio, un adattarsi al passo dell'altro, un delicato modo di accogliere da un lato e un delicato modo di essere visti e ascoltati dal lato opposto. E la poesia di riconoscere i diversi tipi di pioggia, perché in Giappone la pioggia ha tanti nomi: c'è il
nome che identifica la pioggia violenta, quella delicata, quella che ha un suono tutto suo, quella che profuma, quella che sembra un pianto dalle tante lunghe lacrime. E' il nonno di Aya che le fa notare che ci sono tante parole per dire "pioggia", e la ragazza crede che il nonno ne conosca tante perché scrive haiku per un giornale e quindi gli servono tanti termini così, stretti stretti, che dicono una cosa soltanto, molto speciale e piccolissima. Questo libro mi è parso proprio così: tante cose bellissime strette strette, che dicono una cosa molto speciale declinata e riflessa nei tanti e diversi tipi di gocce di pioggia. La mia parola preferita emersa da questo libro è nure-iro, Colore di quando è bagnato: racconta ciò che accade a un qualunque colore quando l'acqua o la pioggia lo bagnano, quando la rugiada gli si posa sopra o la neve gli si scioglie dentro. E' precisamente quell'aggiunta, quella patina che rende lucida ogni cosa e aumenta l'intensità del tono di partenza, qualunque esso sia, come se sopra vi fosse stata puntata addosso una luce inedita.
Forse la risposta alla mia domanda è proprio questa: leggere un libro e recensirlo è proprio l'aggiunta di quella patina che aumenta l'intensità del tono di partenza, qualunque esso sia.
Marina Andruccioli
*Marina Andruccioli risiede in provincia di Rimini dove, da Agraria, si è occupata del verde pubblico, ora è impiegata. Affascinata dall’animo umano quanto dalla Natura e dall’ambiente che ci circonda, esamina questi due ambiti come se fossero uno solo: nel suo modo di pensare interno ed esterno stessa cosa sono. Continua quindi ad approfondire queste due passioni: la Natura ed il mondo esterno e la natura umana ed il mondo interno. Fanatica di libri sin da piccola è anche fotografa appassionata.
Scrive recensioni sul sito bookavenue












