Invisibili, senza casa ma con un lavoro: il volto dei nuovi poveri
Con un’inflazione in aumento al 2,2% che porta Rimini ad essere la terza città più cara d’Italia, non è purtroppo una sorpresa se il rapporto sulle povertà di Caritas Rimini di quest’anno ci racconta di una indigenza sempre più vicina di casa, che non riguarda solo gli stranieri e i senzatetto, ma anche tutte quelle fasce della popolazione che fino a pochi anni fa erano, o si credevano, immuni.
Proprio la casa è il primo problema, almeno per chi ce l’ha.
“Siamo davanti a un paradosso scomodo che dobbiamo avere il coraggio di nominare – dichiara Mario Galasso, direttore di Caritas Rimini - oggi si può lavorare e restare poveri. Quando il lavoro è frammentato, stagionale, sottopagato o fragile, smette di essere uno scudo. Diventa una corda troppo sottile per sostenere il peso di una vita. E quando a questo si aggiunge il "nodo dei nodi" — la casa — tutto vacilla. Senza un tetto, il lavoro scivola via, la salute si incrina, le relazioni appassiscono. Non è più un’emergenza temporanea; è una questione strutturale che interroga la nostra coscienza e la nostra visione di futuro”.
Alla ricerca hanno contribuito 73 parrocchie impegnate nel settore Caritas su 115 presenti nella Diocesi di Rimini, 14 Caritas Interparrocchiali, 27 Caritas parrocchiali, 5 strutturate come Associazioni, 1 Caritas diocesana e in totale circa 700 volontari per oltre 17.000 ore di ascolto e volontariato in un anno.
Più di 8mila le persone incontrate, per la precisione 8.458, di cui 2.021 minori, in diminuzione di circa 200 unità rispetto al 2024.
Il 35% delle persone incontrate non si erano mai rivolte in Caritas in passato. Si tratta per la maggior parte di uomini, giovani, migranti, provenienti da Africa, Medio Oriente, Asia meridionale e Sud America, per il 53% senza dimora e per il 71% disoccupato.
Il 53,7% è uomo, per la maggior parte solo e proveniente da fuori regione, in quanto Rimini ha una forte attrattiva a livello occupazionale. Provenienti in gran parte da: Lombardia, Puglia, Campania, Marche, Lazio, Sicilia e Piemonte e da: Marocco, Tunisia, Senegal, Somalia, Egitto, Bangladesh, Pakistan, Gambia, Libia, Afghanistan. Tra gli uomini emerge moltissimo il problema della solitudine.
Le donne sono prevalentemente: italiane, marocchine, albanesi, rumene, peruviane, tunisine, moldave e senegalesi e si rivolgono spesso per richiedere aiuto per tutto il nucleo familiare e non solo per sé stesse. Si segnala: il problema delle vedove tra le donne il 15% è vedova, contro il 3% degli uomini. La perdita del coniuge spesso comporta una drastica riduzione del reddito familiare, soprattutto in presenza di figli minori, aggravata da percorsi lavorativi spesso discontinui o inattivi.
In aumento anche le donne separate e divorziate con figli. Il 13,6% delle donne è divorziata, contro il 9,4% degli uomini, il 10% è separata, contro il 9% dei separati. Madri che si ritrovano in grandi difficoltà nel riuscire a conciliare i tempi lavorativi con quelli familiari; che hanno un carico di cura importante nel confronto dei figli, ma anche dei genitori, se ancora in vita; donne che si ritrovano ad affrontare numerose spese completamente da sole, perché non sempre gli ex compagni pagano il mantenimento. A tutto questo va aggiunto l’aspetto emotivo e psicologico, specie se si è vissuta una situazione conflittuale o di violenza domestica.
Aumentano gli over 45. La classe d’età più colpita è quella adulta, ma rispetto al passato aumentano gli anziani. In particolar modo si segnala il problema delle donne ucraine anziane, che non possono o hanno paura di tornare in patria a causa della guerra e si ritrovano “intrappolate” in Italia con pensioni insufficienti e non più in grado di lavorare a causa dell’età. Diverse poi vivono il dramma di aver inviato tutti i soldi in patria per aiutare i figli o costruire case, ma quest’ultime sono andate distrutte e i figli a volte non ci sono più. Un dramma nel dramma.
Sempre più italiani, da 1.783 nel 2023 a 1.922 nel 2025, pari al 43,3% delle persone incontrate. Il 77% ha residenza nella diocesi di Rimini. Per il 55% uomini e per il 45% donne, l’età media va tra i 50 e i 60 anni, la maggior parte sono celibi e nubili. Tra gli italiani spicca il problema della solitudine, dovuto spesso a disagi di tipo familiare e relazionare. Aumentano le difficoltà legate al tema abitativo e lavorativo. Crescono le problematiche di salute, di dipendenza e i problemi con la giustizia.
Gli immigrati rappresentano il 55% delle persone incontrate. Prevalgono nord africani e est europei, ma in diminuzione rispetto al passato, mentre aumentano sud americani, centro africani, mediorientali ed asiatici (in particolare pakistani e bengalesi). Nelle Caritas presenti nella zona costiera si incontrano prevalentemente immigrati soli, mentre nell’entroterra prevalgono nuclei familiari con minori. In entrambi i casi segnalano un forte disagio abitativo. Per le persone immigrate è molto più difficile trovare casa, perché vengono richieste garanzie che non riescono a sostenere e a volte non vengono neppure presi in considerazione in quanto stranieri. Hanno invece meno difficoltà nel trovare un lavoro, ma si tratta spesso di mansioni di basso profilo e precarie.
1 su 3 senza casa. In prevalenza uomini (80,3%), immigrati (65%), celibi (51,6%), gli uomini più giovani (hanno in media tra i 35 e i 50 anni), mentre le donne più anziane (tra i 45 e i 68 anni). Aumentano i senza dimora che hanno un’occupazione, ma nonostante questo non riescono a trovare casa. A volte trovano alloggio in residence o alberghi, ma a maggio si alzano i prezzi e non sanno più dove andare. Segnalano situazioni di maggior degrado, dove vengono più frequentemente picchiati e/o derubati, rimanendo senza documenti e cellulare e quindi ulteriormente isolati e privi di contatti.
Aumentano le famiglie, anche con minori, sia italiane che straniere, che vivono in residence. Sono prevalentemente collocale sulla costa e vivono in residence perché non riescono a trovare casa in affitto, ma poi in estate sono in forte difficoltà.
Il 35% vive in casa in affitto e il 5% in casa di proprietà, quest’ultimi prevalentemente presenti nell’entroterra (Santarcangelo, Montescudo, Trarivi, Mondaino, Savignano, Morciano, San Clemente e Villa Verucchio), avevano acquistato casa pensando ai prezzi vantaggiosi, ma non avevano considerato il costo dei trasporti.
“Solo insieme possiamo pensare a percorsi che non respingano, ma che offrano un appiglio – conclude Galasso - Abbiamo bisogno di mani affidabili: mani che accolgono, che accompagnano, che non giudicano ma sostengono. Mani che dicono, con i fatti: "Tu non sei invisibile".
Se leggendo queste pagine sentirete un pizzico di inquietudine, se vi fermerete a pensare che "bisogna fare qualcosa", allora questo Rapporto avrà raggiunto il suo scopo. Nessuna città è davvero viva se lascia indietro i suoi figli più fragili. Nessuno di noi può dirsi veramente libero se il suo vicino è prigioniero del bisogno”.











