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Indagine internazionalizzazione: l’estero come leva per uscire dalla crisi

di Redazione   
Tempo di lettura 10 min
Mar 9 Dic 2008 16:16 ~ ultimo agg. 12 Mag 19:01
Tempo di lettura 10 min

È uno degli elementi emersi nell’indagine annuale di Confindustria sull’internazionalizzazione, redatta in collaborazione con Camera di Commercio e Banca Carim.

La nota stampa

Offrire alle aziende associate che ancora non operano con l’estero ma intenzionate ad aprirsi al mercato internazionale, un servizio di assistenza personalizzata che le supporti passo dopo passo con strumenti tarati sulle loro specifiche esigenze.

E’ questo l’obiettivo di Confindustria di Rimini che grazie al suo ufficio Export-Internazionalizzazione anche nel 2008 ha svolto un’intensa attività ad hoc per le aziende associate.

Con molte iniziative, dalla formazione alle missioni estere, Confindustria Rimini ha saputo rispondere alle richieste delle imprese riminesi, che ancora una volta, si mostrano sensibili nell’intraprendere rapporti con altre realtà economiche.

Fra le iniziative di formazione ad esempio, si citano i seminari che fra febbraio e marzo 2009 Confindustria Rimini organizzerà in collaborazione con Banca Carim su diverse tematiche come il vendere nella Comunità Europea, la licenza di brevetto, la gestione dei sistemi di pagamento.

Inoltre, le iniziative a carattere regionale e nazionale partecipate da Confindustria Rimini. Fra le tante i seminari “Il ruolo della Cina nella competitività globale”, “India: investire per competere”, “Mozambico: opportunità d’affari” “Investire in Medio Oriente e in Brasile” e ancora seminari sulle opportunità offerte da Vietnam, Siria ed Israele.

Da non dimenticare i Progetti Paese sia a carattere regionale che nazionale a cui Confindustria Rimini ha aderito e rivolti a settori merceologici specifici. Fra i paesi coinvolti Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Egitto, Vietnam e Israele.

In programma nel 2009 la partecipazione ad iniziative di carattere nazionale legate a missioni in Qatar, Russia, Stati Uniti, Giappone e Forum Economico del Mediterraneo.

Anche nel 2008 l’ufficio export-internazionalizzazione di Confindustria Rimini ha realizzato l’indagine annuale sull’internazionalizzazione delle imprese associate.

Ai fini del sondaggio sono stati analizzati 123 questionari di aziende su oltre 500 imprese associate. Delle 123, 110 hanno dichiarato di avere contatti con l’estero (67 sia importatrici che esportatrici, 38 solo esportatrici, 5 solo importatrici), il 10% in più rispetto al 2007.

Le 110 aziende intervistate hanno esportato, indicativamente, circa 1.457 milioni di Euro (anno 2007), dato che rappresenta il 94,9% dell’export totale della Provincia di Rimini che si attesta intorno ai 1.535 milioni di Euro (dati ISTAT anno 2007).

Da un’analisi dei dati ISTAT, si osserva che l’export della Provincia di Rimini riscontrato, a giugno 2008, si attesta ad oltre 845 milioni di Euro, contro gli oltre 722 milioni dell’anno precedente. Questo dato, che evidenzia un consistente aumento dell’esportazione della nostra Provincia di +17%, la porta ad essere la prima per crescita percentuale in tutta la Regione Emilia Romagna.

Per quanto riguarda le importazioni, la Provincia di Rimini si attesta, al 1° semestre 2008, all’incirca sugli stessi valori dell’anno precedente. Si registra, infatti, un calo quasi impercettibile, di poco inferiore allo 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2007 (dati ISTAT).

I dati dell’indagine (primo semestre 2008) essendo stati rilevati prima dell’inasprirsi della crisi economica internazionale, rappresentano inevitabilmente un punto di vista più ottimista nei confronti delle prospettive di sviluppo e di crescita future.

Per dare riscontro all’andamento congiunturale, vista l’attuale situazione di difficoltà, il nostro ufficio export ha realizzato un’indagine rapida e a campione dei più significativi e rappresentativi settori merceologici (Metalmeccanico, Agroalimentare, Abbigliamento/Tessile/Calzature, Legno).

Da questa emerge che nel 2008 l’export chiuderà con una crescita, grazie al buon andamento del primo semestre notevolmente migliore di quello del 2007, mentre per il 2009 le previsioni raccolte dal campione fanno temere che l’export possa subire un una contrazione se non complessiva, almeno per i settori più fortemente coinvolti dalla crisi.

Importazioni ed esportazioni

I dati relativi al campione pongono in evidenza il forte impulso all’internazionalizzazione che contraddistingue le imprese di Rimini: i mercati stranieri, infatti, vengono ricercati ed approcciati con sempre maggiore frequenza dalle aziende del territorio, fungendo sia da importanti mercati di sbocco, sia da fornitori strategici di fattori produttivi.

Confrontando i diversi dati, è possibile individuare un forte trend positivo per ciò che concerne le attività di importazione.

Aumentano anche le aziende che decidono di affacciarsi per la prima volta oltre i confini nazionali alla ricerca di risorse da impiegare nella propria attività.Questo trend può essere ricondotto, tra le diverse cause, al maggior peso dell’Euro rispetto alle altre valute internazionali, con una conseguente maggiore convenienza nell’acquisto di fattori produttivi all’estero, nonché a ragioni più strettamente legate alla strategia aziendale.

Analisi per area geografica

I dati rivelano come le aziende del campione continuino a puntare alla diversificazione dei mercati di sbocco. E’ l’area dell’Europa Comunitaria quella più sviluppata e che interessa quasi la totalità del campione (97,1%). Tra i mercati più appetibili si confermano l’Europa dell’Est e il Medio Oriente (rispettivamente 62,9% e 41%). L’unica flessione, comunque lieve, è quella relativa ai flussi diretti nel Nord America (29,5% del campione), mentre cresce l’attenzione verso i paesi dell’Africa meridionale (18,1%), Oceania e Sud America (15,2%).

Per le importazioni, predominano Europa Comunitaria (73,6%) ed Asia (61,1%). Seguono le aree di Europa Orientale (18%), Nord America e Medio Oriente (16,7%).

Rispetto al 2007, l’ordine di preferenza delle diverse aree geografiche rimane invariato sia in termini di export che di import. Nel dettaglio i primi quattro paesi di destinazione, per importanza, sono Francia (60%), Germania e Spagna ( 54,3%), e Regno Unito (47,6%). A seguire, in forte crescita, la Russia (41,9%), ed altri paesi UE come Belgio e Olanda (rispettivamente 39%, 36,2%). Molto significativo, infine, appare il dato relativo alla Romania, che si attesta al 34,3% delle preferenze eguagliando gli Stati Uniti.

Sul lato delle importazioni si verifica una tendenza inversa: la Cina è il principale paese di approvvigionamento (43%). Il 37,5% preferisce il mercato tedesco, seguito da Francia e Spagna (rispettivamente 22,2%, 20,8%).

Ragioni per l’internazionalizzazione

L’indagine mostra in maniera inequivocabile come la spinta principale provenga da motivazioni di carattere commerciale. Attraverso l’attività con l’estero le aziende intendono aumentare il proprio fatturato diversificando i mercati di sbocco (92,7% del campione). Grande attenzione è riservata anche all’aumento della qualità complessiva dell’offerta, sia in termini di prestazioni, di innovatività e di standard, sia in termini di vicinanza al cliente. (23,6% e 21,8% delle preferenze). In un periodo in cui la leva del prezzo non può essere l’unico elemento con cui competere, la differenziazione e l’aumento della qualità complessiva percepita diventano elementi strategici per non perdere quote di mercato, in special modo se in paesi stranieri.

In quest’ottica è inquadrabile la lieve flessione riscontrata, rispetto al 2007, dalla possibilità di utilizzare fattori produttivi a più basso costo (16,4% del campione, nel 2007 si attestava al 21,8%).

L’analisi delle risposte fornite sul tema dai settori di riferimento rispecchia fedelmente il dato complessivo: per tutti e quattro la ragione principale alla base della propria attività con l’estero è l’aumento delle esportazioni (e di conseguenza del fatturato) unito ad una diversificazione dei mercati di sbocco.

Forme d’internazionalizzazione

Anche nel 2008, il campione oggetto di indagine identifica tra le forme prevalenti di internazionalizzazione l’instaurazione di accordi di collaborazione con operatori locali (61,8%), a scapito delle esportazioni intese come vendita diretta al cliente (30%).

Le aziende avvertono sempre più forte la necessità di essere presenti sul mercato, acquisendo partnership strategiche con soggetti locali che fungano da avamposto logistico ed operativo. In questo modo, inoltre, il rischio di investimento viene condiviso con altri soggetti, così come gli oneri correlati.

Vi è, infine, una più ristretta percentuale del campione che dichiara di preferire la presenza diretta sui mercati esteri, pari al 7,3% del totale, soprattutto aziende di maggiori dimensioni.

Dal punto di vista produttivo e, più in generale, delle attività di ‘sourcing’, si riscontrano notevoli difficoltà legate in particolar modo al carattere strategico che un processo di questo tipo presenta. La decisione di intraprendere collaborazioni produttive o di subfornitura con aziende estere, infatti, non può più essere guidata solamente dalla necessità di abbattere i costi, bensì deve essere inquadrata nell’ambito di un ragionamento di più ampio respiro, che comprenda anche il raggiungimento di livelli qualitativi elevati e l’aumento del valore di mercato dell’offerta complessiva. A questo proposito, fattore critico di successo diventa l’identificazione del partner più giusto, in grado di garantire standard qualitativi elevati, in linea con le peculiarità e gli obiettivi aziendali.

Principali ostacoli

Volendo effettuare un’analisi comparativa, rispetto al 2007, degli ostacoli percepiti dalle aziende della Provincia nelle proprie attività con l’estero, si evince che gli ostacoli di tipo conoscitivo restano quelli maggiormente condivisi (76,4% del campione), seguiti dagli ostacoli strutturali e/o di servizio (38,2%), dagli ostacoli dimensionali (31,8%), dagli ostacoli finanziari e/o di supporto (29,1%), ed infine dagli ostacoli socio-economici e/o politici (19,1%).

Dato interessante è quello riferito al calo degli ostacoli di tipo strutturale e di servizio, ed a quello degli ostacoli dimensionali.

Fra gli ostacoli conoscitivi le maggiori difficoltà continuano a risiedere nell’individuazione dei partner stranieri (75%); fra gli ostacoli strutturali e/o di servizio prevalgono ancora le complessità burocratiche nelle operazioni con l’estero (54,8%); relativamente agli ostacoli dimensionali, sono le carenze finanziarie aziendali quelli ritenuti prioritari (57,1%); nell’ambito degli ostacoli finanziari e/o di supporto, il campione si è dimostrato particolarmente sensibile verso l’insufficienza degli interventi di assicurazione del credito estero (56,2%); infine, per quanto riguarda gli ostacoli socio-economici e/o politici, sono le differenze culturali e linguistiche a prevalere (52,4%).

Servizi richiesti

Rispetto a quanto emerso nel 2007, quest’anno emerge un aumento generalizzato della richiesta di servizi da parte delle imprese del campione, che si dimostrano sempre più sensibili nei confronti degli ‘issues’ legati all’internazionalizzazione.

Per poter competere in maniera efficace in uno scenario globale complesso ed esigente come quello attuale, infatti, è necessario procedere per strategie ben definite, con il supporto di professionalità e competenze specifiche di alto livello, spesso difficili da reperire internamente.

E’ con questa consapevolezza, del resto, che Confindustria Rimini già da diversi anni ha posto come tema centrale della propria attività di assistenza alle imprese il supporto all’internazionalizzazione, accompagnando letteralmente per mano le imprese del territorio per fronteggiare le sfide che i mercati stranieri comportano.

A questo proposito, la sempre maggiore attenzione da parte delle imprese verso strumenti di supporto alle proprie attività operative ben si allinea con l’aumento della richiesta di servizi specifici e di consulenza che queste rivolgono alla nostra Associazione: l’assistenza all’internazionalizzazione, infatti, è diventata negli anni uno dei servizi associativi più fidelizzanti e dal gradimento più costante nel tempo.

Continua ad essere considerato prioritario il servizio di ricerca di partners stranieri (46,4%). Più distaccati, ma ugualmente ritenuti importanti, sono l’assistenza in materia di contrattualistica e normativa estera (32,7%), le informazioni commerciali e di mercato e la legislazione doganale (31,8%) e l’assicurazione dei crediti all’esportazione (30,9%).

Forme di collaborazione e aree geografiche

Rispetto alle 110 aziende del campione, 41 hanno o hanno avuto in passato collaborazioni con aziende straniere per attività non di tipo commerciale.

La distribuzione a livello settoriale di questa porzione del campione, vede 21 aziende del settore metalmeccanico, 4 dell’industria del legno, 5 aziende di abbigliamento/tessili/calzature, 4 del settore agroalimentare.

In generale, le Joint Ventures risultano la forma di collaborazione più ricorrente, seguita dagli accordi di cooperazione produttiva, dagli accordi tecnici e/o formativi ed infine dalle cooperazioni finalizzate alla ricerca.

Con riferimento alle aree geografiche in cui sono state instaurate le collaborazioni attuali o passate delle nostre aziende associate, il primato è conteso da Cina e Spagna (21,9%). La Romania consolida la propria posizione come mercato strategico, grazie anche agli incentivi ed ai programmi di sviluppo messi a disposizione degli investitori stranieri dal governo locale. E’ molto forte anche l’interesse verso Stati Uniti e Turchia.

Come elemento di novità rispetto alle indagini degli anni passati, a partire da questa edizione, si è deciso di coinvolgere la nostra base associativa chiedendole quali siano i paesi ritenuti prioritari e più interessanti nei prossimi tre anni. L’obiettivo è quello di poter indirizzare l’attività del nostro Ufficio Export-Internazionalizzazione su rotte il più possibile condivise.

Il paese di maggior interesse per le aziende della Provincia è risultata la Russia (segnalata dal 35,4% del campione). Seguono Francia, Regno Unito, Stati Uniti, e Germania.

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