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i motivi della sospensione

Inchiesta sulla polizia Locale, la gip: "Arresti facili e clima di omertà"

In foto: Un'auto della polizia Locale
Un'auto della polizia Locale
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
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Controlli stradali effettuati in borghese su auto civetta senza esibire il tesserino di riconoscimento, verbali riscritti o alterati attribuendo resistenze mai avvenute e ammanettamenti definiti arbitrari, usati persino come punizione per semplici rimostranze dei cittadini. È un quadro estremamente severo quello disegnato dalla gip Raffaella Ceccarelli, nelle motivazioni dell'ordinanza interdittiva a carico degli otto agenti della polizia Locale di Rimini appartenenti al nucleo 'Falchi'. Al centro del provvedimento - che ha portato alla sospensione dei vigili dai pubblici uffici per periodi da sei mesi a un anno e alla successiva sospensione dal servizio deliberata dal Comune - c'è l'individuazione di un vero e proprio 'modus operandi' sistematico. Secondo la giudice, gli agenti procedevano all'arresto con un'eccessiva facilità, supportati da relazioni di servizio e verbali di arresto falsificati, firmati persino da colleghi che non avevano partecipato fisicamente alle operazioni.

Dall'inchiesta della Guardia di Finanza e dagli interrogatori, emerge inoltre un clima di terrore interno al reparto, caratterizzato da forti intimidazioni. La figura dell'ispettore superiore alla guida del nucleo, avrebbe esercitato una forte pressione sui sottoposti, spinti in diversi casi al silenzio o alla firma di atti illegittimi per il timore di ritorsioni sulla carriera. Particolarmente dura è poi la censura della gip Ceccarelli nei confronti del Comune di Rimini. La giudice definisce "risibile" la tesi secondo cui il pericolo di reiterazione dei reati fosse già stato eliminato dal semplice spostamento degli indagati ad altri incarichi amministrativi: per il tribunale, infatti, si è trattato di una misura tardiva e del tutto insufficiente. Ferma condanna verbale della gip anche in merito al comportamento tenuto del comandante della polizia Locale, che in quanto marito di una agente indagata non sarebbe mai intervenuto ad arginare situazioni definite note a tutti, come emergerebbe dagli atti. 

Mentre l'amministrazione ha dovuto applicare la sospensione dal servizio prevista dal contratto, le difese degli otto agenti - che negli interrogatori hanno respinto le accuse rivendicando la correttezza del proprio operato - hanno già annunciato ricorso al Tribunale del Riesame.

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