In tredici anni scomparso un negozio su cinque, aumentano i ristoranti
E' un quadro desolante quello che emerge anche per Rimini dall’undicesima edizione dell’Osservatorio “Città e demografia d’impresa” realizzato dall’Ufficio
Studi di Confcommercio su dati del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne. L’analisi annuale mette a confronto l’evoluzione delle imprese tra 2012, 2019 e 2025. Se il quadro nazionale delle imprese nei settori commercio, ricettività e ristorazione è preoccupante e in alcuni comuni come Agrigento e Ancona le perdite superano il 35%, purtroppo anche a Rimini le cose sono davvero complicate. Si è, infatti, registrata una progressiva riduzione delle attività commerciali, con una perdita significativa di negozi sia nel centro storico sia nelle aree esterne. Il commercio al dettaglio è quello che soffre di più in tutti i comparti: circa un quinto dei negozi in meno in 13 anni. Nel centro storico le attività passano da 811 nel 2012 a 648 nel 2025, con una diminuzione di 163 (-20%). Fuori dal centro storico si scende da 1.309 a 1.017 imprese, con 292 attività in meno (-22%). Tra i comparti più colpiti nel centro storico: abbigliamento e calzature: da 208 a 118 imprese, carburanti per autotrazione da 12 a 5, mobili e ferramenta da 48 a 28 ed edicole da 22 a 10.
Anche fuori dal centro la tendenza è analoga, con riduzioni importanti in diversi comparti, tra cui spicca quello di abbigliamento e calzature: da 217 a 103 imprese, carburanti da 35 a 24, mobili e ferramenta da 111 a 79, edicole da 53 a 11.
Il sistema del turismo e pubblici esercizi tiene meglio, ma cambia composizione. Il comparto alberghi, bar e ristoranti mostra un andamento più stabile, pur con differenze tra le diverse tipologie. Nel centro storico il numero complessivo passa da 653 imprese nel 2012 a 646 nel 2025, quindi sostanzialmente stabile. Nelle aree esterne si registra invece una diminuzione più marcata: da 1.410 a 1.233 imprese.
All’interno emergono però dinamiche differenti: ristoranti in crescita nel centro storico (da 97 a 151 imprese), comparto ricettivo non alberghiero in aumento (da 41 a 52), bar in diminuzione (da 166 a 139) e alberghi in calo (da 274 a 229).
“I dati dell’Osservatorio Confcommercio – spiega il presidente provinciale Giammaria Zanzini - evidenziano una trasformazione profonda del sistema commerciale urbano della città di Rimini, caratterizzata dalla riduzione dei negozi tradizionali e da una maggiore presenza di attività legate alla ristorazione, alle nuove forme di accoglienza e ai nuovi modelli distributivi. La nostra forte vocazione turistica ci fa rimanere in una buona posizione rispetto ad altre città italiane, ma il commercio sta attraversando una fase di profondo ridimensionamento, con effetti visibili sia nel centro storico sia nelle aree esterne. La riduzione delle attività commerciali di prossimità non riguarda solo l’economia, ma anche la qualità della vita, rappresentando un presidio fondamentale di servizi, sicurezza e socialità e la sua tutela non può essere lasciata alle sole dinamiche di mercato, ma richiede un intervento straordinario, un vero e proprio Piano Marshall per il commercio, capace di salvaguardare e rilanciare la rete delle micro, piccole e medie imprese che rappresentano l’ossatura economica e sociale dei nostri centri urbani e delle periferie.
Oggi serve una responsabilità collettiva: tutti siamo chiamati a prenderci cura del futuro delle nostre vie e dei nostri quartieri. Il Piano Strategico e la variante sugli immobili turistici possono rappresentare l’inizio di un vero riscatto per Rimini, rendendola più attrattiva anche per investitori importanti e per un turismo di maggiore qualità. Ora però è fondamentale accompagnare questi strumenti con regolamenti chiari e una pianificazione commerciale capace di garantire qualità, equilibrio e valore urbano. Interventi che si inseriscono pienamente negli obiettivi della Legge regionale n. 12/2023 sugli Hub urbani e vanno nella direzione del progetto nazionale di Confcommercio Cities per sostenere la rigenerazione urbana e valorizzare le economie di prossimità”.












