Immobili confiscati alla criminalità e recuperati: 49 in Regione, 3 nel riminese
La Regione Emilia-Romagna si conferma tra le prime in Italia per i beni confiscati alla criminalità organizzata e destinati a un nuovo utilizzo con finalità sociali. Nel 2025, infatti, il numero degli immobili recuperati per finalità sociali è stato di 15 con un investimento complessivo della Regione di circa 650mila euro. Beni che si vanno ad aggiungere ai 34 confiscati e recuperati a partire dal 2011, quando è iniziata questa attività, con un contributo regionale di oltre 7,2 milioni di euro. A oggi, dunque, i beni confiscati e recuperati sono 49.
Il dato è emerso dalla relazione dell’assessora alla Legalità Elena Mazzoni nel corso della commissione Legalità presieduta da Maria Costi.
I beni confiscati si trovano un po' in tutto il territorio regionale e, per quanto riguarda la Romagna, due sono a Cervia e altrettanti a Ravenna, due a Forlì e uno a Cesenatico e infine in provincia di Rimini tre confische rispettivamente a Santarcangelo di Romagna, Bellaria Igea Marina e Riccione.
“L’obiettivo è riqualificare questi beni sottratti alle mafie e restituirli ai territori dando a essi la giusta valorizzazione sociale, anche in considerazione del valore simbolico di riscatto e promozione della cultura della legalità – ha detto l'assessora -. Vogliamo restituire gli immobili alla comunità garantendo che i beni vengano utilizzati esclusivamente per scopi legittimi a beneficio della collettività. Obiettivi comuni dei progetti sono la diffusione della cultura della legalità, la prevenzione della devianza giovanile e la promozione della cittadinanza attiva, il riutilizzo sociale dei beni confiscati, l’educazione civica e ambientale, il rafforzamento della coesione sociale”.
Il dibattito
Ad aprire i lavori la presidente Maria Costi che ha sottolineato "l'importanza della commissione odierna, perché manda un segnale significativo e ci prepara ad affrontare il mese di marzo, quando attorno alla giornata dedicata del 21 marzo ma non solo, ci concentreremo sul tema della legalità che è centrale per la nostra regione".
Per Eleonora Proni (Pd) "è importante sottolineare il forte valore simbolico di tali attività che fanno parte del percorso di prevenzione che coinvolge diversi ambiti come la scuola, gli enti locali, il mondo dei giovani e credo sia importante anche coinvolgere quello della comunicazione per una responsabilità collettiva".
Vincenzo Paldino dei Civici ritiene "ottima la geolocalizzazione di questi beni per capire come si muove il territorio. Penso che la confisca - sottolinea il consigliere - non sia solo un atto simbolico ma uno strumento formidabile per colpire ciò che rende il potere mafioso forte nel tempo. Mi ha stupito conoscere i tempi che intercorrono tra il sequestro e la confisca vera e propria: un tempo medio di otto anni. La confisca restituisce fiducia nelle istituzioni e sradica potere mafioso".
Andrea Costa (Pd) apprezza "il lavoro fatto che è tangibile sui territori e percepito, visibile: si vede nell'attività dei beni confiscati, nelle scuole, nel coinvolgimento della comunità estesa. Questo è un anno importante perché il 2026 celebra i dieci anni del testo unico sulla legalità di cui questa regione si è dotata. Sarà l'occasione per tracciare bilanci onesti e suggerire come innovare il testo e le attività, perché nel frattempo il mondo è cambiato".
Priamo Bocchi di Fratelli d'Italia coglie "l'invito lanciato dal consigliere Costa a lavorare insieme perché la lotta alle mafie - con particolare riferimento alla provincia di Parma che è molto interessata - deve essere comune. Ci sono aspetti da affrontare, come lo snellimento dei tempi nelle procedure o il supporto agli amministratori locali che ci devono vedere impegnati insieme".
Giovanni Gordini dei Civici crede "nell'attività trasversale tra territori" e pensa che "il tema della partecipazione sia fondamentale per dare il senso al nostro lavoro. Momenti come quello di oggi sono significativi per poter portare fuori ciò su cui stiamo lavorando".












