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la lettera di Letizia

Il viaggio dei Re Magi, il racconto di una lettrice

In foto: il corteo dei re magi davanti al Duomo di Rimini
il corteo dei re magi davanti al Duomo di Rimini
di Redazione   
Tempo di lettura 7 min
Mer 7 Gen 2026 12:45 ~ ultimo agg. 14:13
Tempo di lettura 7 min

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Letizia che ha seguito ieri (6 gennaio) il corteo dei Re Magi per le strade di Rimini e vuole condividere alcune riflessioni.

È la mattina del 6 gennaio: mi sveglio stranamente riposata, come non mi accade da tempo, in uno strano silenzio: no, non è solo il silenzio della mattina del giorno di festa, è il suo silenzio, il silenzio della neve! Con lo stupore di quando ero bambina vado alla finestra a verificare quello che in realtà ho già sentito. Ma subito mi prende un pensiero pesante: oggi devono arrivare i Magi a Rimini, come faremo con questo tempo? Io in realtà non devo far nulla se non partecipare come spettatore, ma chi c’ha voglia, con questo freddo, di mettere il naso fuori di casa? Già ieri ho pensato che se il tempo si fosse messo al brutto non sarebbe stato il caso di sfidarlo: salute, fatica, un po’ di solitudine… troppe incertezze… Così mi metto davanti alla tv a seguire la chiusura della Porta Santa in San Pietro e mentre il Papa chiude i battenti della grande Porta qualcosa comincia ad agitarsi dentro, mi vengono in mente gli amici con i quali l’ho attraversata a giugno scorso e mi chiedo “cosa rimane quando la porta del Giubileo si chiude? La risposta è ciò che scrivo agli amici “siamo passati insieme attraverso quella Porta Santa che ora il Papa ha chiuso. La vostra amicizia continua a tenere aperta la porta della Misericordia nella mia vita.”  Dice il Papa nell’omelia “è bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme! La fedeltà di Dio ci stupirà ancora.”.

È proprio così. E allora comincio a pensare: e se fosse possibile anche per me andare a seguire i Magi? In fondo per loro seguire il desiderio di verità che avevano dentro non è stato comodo. Anzi, come dice Eliot nella sua poesia, è stato rischioso. Ma io ho voglia di essere veramente felice? O mi accontento del mio comodo e delle mie piccole sicurezze? 

Chiamo la mia amica vicina di casa e compagna di avventure “folli” e le chiedo, intanto, se riusciamo ad andare a messa: io da sola non mi arrischio né a prender la macchina né ad andare a piedi. Organizziamo e andiamo. Nell’omelia il sacerdote parla dei Magi che seguono la luce della stella e poi aggiunge “Quante stelle si accendono nella nostra vita, ma la stella di Cristo si riconosce perché ci mette in movimento”. Non ho scampo: la sfida è lanciata e ho anche una compagna di cammino. Da sola non ce la farei, ma ora…

Arriviamo al ponte di Tiberio all’ora stabilita rischiando cento volte di scivolare sulla neve divenuta poltiglia sull’acciottolato delle vie del centro. Non ho più il fisico, mi dico fra me, per certe prestazioni atletiche, ma forse neanche i saggi Magi lo avevano… in fondo avevano passato la vita a scrutare il cielo, mica a far palestra… Il coro canta “Todo cambia” e si accende il desiderio che veramente qualcosa cambi in me…

Ci avviamo così, in questo strano corteo multietnico, già bagnati nonostante ombrelli, cappelli e sciarpe, mentre continua a nevicare, ma i Magi non si fermano, sotto la neve, sotto la pioggia, sotto le luminarie della città, loro sostano solo per ricordarsi e ricordarci perché camminano, perché hanno accettato il rischio del loro viaggio. Un coro di voci bianche canta la sorpresa di questo viaggio. E noi li seguiamo, fradici come pulcini, chiedendoci dove ci porterà questa follia.
Poi una voce di bambino si insinua nei pensieri annoiati di questo viaggio strano. Dal balcone racconta di essersi intrufolato di nascosto nella carovana che veniva da Oriente e di aver scoperto che quella era una compagnia speciale, in cui anche lui aveva un posto e uno scopo. Perché questi Magi sono dei grandi, grandi come bambini, grandi come il Bambino che vanno ad adorare. E anche la nostra “follia” di seguirli è un po’ bambina.

E così entriamo nel Tempio, per verificare se la fatica e il freddo avevano uno scopo adeguato.

I Magi incedono solennemente nell’aula verso l’altare invaso dallo splendore della luce della stella, al cui centro Lui dorme tra Maria e Giuseppe. 
E ancora una volta coro e orchestra intonano “Cambia, todo cambia”. 

Quello che i Magi si inchinano ad adorare è il Mistero del cambiamento, è la Novità assoluta. Dentro una assoluta normalità si è insinuata la Novità, Todo cambia, anch’io posso cambiare perché, come ha detto il card. Pizzaballa la notte di Natale, ”L’Eterno, entrando nel tempo, lo ha reso gravido di speranza e di futuro. Ha spezzato il ciclo sterile di una cronaca che si ripete, spesso amaramente, e ha trasformato le nostre vite fragili, i nostri momenti difficili, in luoghi di storia di salvezza. Da quel momento, la storia merita sempre di essere vissuta, perché in essa è stato deposto un seme invincibile di pace.”
Sì, la vita val la pena di essere vissuta, e riconosciuta e rischiata, come abbiamo fatto noi oggi in questo viaggio folle. Non per un evento folcloristico, non per una celebrazione religiosa, ma per riscoprire che quello che il mio cuore cerca c’è e se lo vuoi trovare devi lasciarti scomodare insieme ad altri che come te lo desiderano. Sono questi gli amici. Quelli che si mettono con noi alla ricerca di ciò che cambia il mondo e innanzitutto noi. C’è speranza.  

Letizia       

Allego il testo della poesia di Eliot che mi ha risuonato nelle orecchie tutto il pomeriggio e che descrive esattamente quel che abbiamo vissuto

Il viaggio dei Magi

«Fu un freddo avvento per noi,
Proprio il tempo peggiore dell’anno
Per un viaggio, e per un lungo viaggio come questo:
Le vie fangose e la stagione rigida,
Nel cuore dell’inverno».
………………………….
Ore difficili avemmo. 
Preferimmo alla fine viaggiare di notte,
Dormendo solo a tratti,
Con le voci che cantavano alle orecchie, dicendo
Che questo era tutta follia
………………………………
Tutto questo fu molto tempo fa, ricordo,
E lo farei di nuovo, ma considerate
Questo considerate
Questo: ci trascinammo per tutta quella strada
Per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certo,
Ne avemmo prova e non avemmo dubbio. Avevo visto nascita e morte
Ma le avevo pensate differenti; per noi questa Nascita fu
Come un’aspra ed amara sofferenza, come la Morte, la nostra morte.
Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri Regni,
Ma ormai non più tranquilli, nelle antiche pratiche,
Fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli.
Io sarei lieto di un’altra morte.

T.S.Eliot

 

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