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24 ore sulla neve

Il vescovo Anselmi alle Paralimpiadi. Veglia di preghiera per la pace a Cortina

In foto: Il gruppo riminese con un atleta paralimpico
Il gruppo riminese con un atleta paralimpico
di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Dom 15 Mar 2026 10:27 ~ ultimo agg. 10:38
Tempo di lettura 3 min

Due giorni a Cortina per vivere il clima delle Paralimpiadi per il vescovo di Rimini Monsignor Nicolò Anselmi e alcuni preti e diaconi. Il gruppetto ha avuto la possibilità di fare qualche discesa sugli sci e incontrare la comunità parrocchiale locale e condividere una veglia di preghiera per la pace. 

Ci racconta l'esperienza don Giampaolo Rocchi: "È  stato un piacere condividere e respirare anche solo per 24 ore il clima delle olimpiadi paralimpiche di Cortina 2026  con amici preti e diaconi e il nostro vescovo Nicolò. L'amicizia anche nella competizione degli atleti paralimpici, la gioia e il servizio di tanti volontari, il sogno che diventa realtà  di tanti giovani che hanno trovato nello sport la forza di rialzarsi e il sostegno di tanti volontari che hanno sostenuto il loro sogno. E poi l'olimpiade sulla neve che non preclude a nessuno la possibilità  di esprimersi e rimuove ogni ostacolo alla realizzazione di sé, dove sembrava impossibile. Sciare e prendere impianti con atleti paralimpici di tutto il mondo non ha prezzo! Ha un valore aggiunto in uno sport che sembrerebbe per pochi. Invece quella neve profuma di fatica, di passione, di tecnologia a servizio dell'uomo, di sacrificio e volontà  di riscatto e di rialzarsi. Se poi è  vero che alla veglia per la Pace, organizzata dal parroco di Cortina con noi, non c'erano molti atleti, (probabilmente a riposare) forse la vera Fede la si è  potuta vedere e concretizzarsi in modo incredibile ed inimmaginabile, per chi conosce la complessità  dei movimenti sugli sci, sulla pista Olimpia, quando quegli atleti ipovedenti o non vedenti si devono "Fidare" ciecamente della loro guida che li precede. Mi viene facile guardare a quella pagina di vangelo della quarta domenica di Quaresima che parla del " cieco nato" ma che io chiamerei : "cieco guarito o cieco che ora ci vede" . C'è  qualcosa di "Lui", di suo che ci tocca e ci restituisce la vista e la fede e il modo di guardare in modo diverso la nostra vita, la nostra ferita, la nostra disabilità e ci restituisce la vista e la fede. Allora , mi chiedo : posso dire di credere soltanto quello che vedo? Il vangelo dice no, per diventare veri amici del "Maestro" dobbiamo imparare a guardare col cuore. Ci fa bene in questi tempi oscuri e di guerre "credere all'impossibile". Grazie Paralimpiadi per aver reso possibile l'impossibile, per averci fatto passare dal sogno alla realtà, dalla rassegnazione alla speranza. Grazie per averci passare da uno sport rischiosamente individualista ad una condivisione, di una fraternità universale e a divenire anche se sopra 2 pezzi di legno di 2 mt o un solo sci, un po' più  "strumenti della tua pace" ; coraggiosi testimoni di vita, fiducia e risurrezione. Solo cosi, ne siamo certi, che " Il Signore Scia con Noi!"

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