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l'editoriale della domenica

Il lavoro e l'impresa: aziende vendute e tanti tavoli di crisi

In foto: repertorio (Pexels)
repertorio (Pexels)
di Carlo Alberto Pari   
Tempo di lettura 3 min
Dom 22 Feb 2026 07:18 ~ ultimo agg. 19 Feb 15:33
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L’EDITORALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari
Il nostro benessere economico dipende anche dal lavoro, che è usualmente generato dalle imprese, ovviamente create dagli imprenditori, spesso dotati di creatività, lungimiranza, capacità di rischiare, spirito di sacrificio. Era una premessa necessaria, perché non sempre è tutto positivo. Quando le imprese producono significativi guadagni, generalmente, gli imprenditori giustamente si arricchiscono, a volte in modo decisamente esagerato, ma questo, grazie anche ad una discutibilissima progressività fiscale, che non appare sempre in linea con quanto dettato dalla nostra Costituzione, che purtroppo, si cita di sovente solo quando conviene. Di converso, quando le imprese falliscono, se sono società di capitali, il rischio imprenditoriale è limitato al capitale investito, salvo il rilascio di garanzie personali. Pertanto, con verosimile presunzione, una buona parte dei problemi rimarranno in carico ad “altri”, tra i quali i dipendenti, che in tanti casi, hanno dedicato una significativa parte del tempo della loro vita, la cosa più preziosa per gli esseri umani, al lavoro. Il ricorso alla cassa integrazione è ancora in aumento nel 2025, rispetto al 2024, è uno strumento indispensabile, per sostenere chi rischia di rimanere senza reddito. Quando il problema non si risolve si licenzia, in molti casi, i lavoratori difficilmente potranno trovare altre occupazioni, soprattutto se non più giovani e non supportati da particolari titoli o specializzazioni.
Da evidenziare che molto spesso, tante aziende si avvalgono di finanziamenti o sovvenzioni pubbliche, per i più svariati motivi, utili a sostenere l’impresa italiana. Purtroppo però, negli ultimi anni, una parte molto significativa delle imprese con il maggiore fatturato, è passata in mani straniere. Sostanzialmente, una parte del cuore dell’industria non è più italiano. Si vende di tutto, dalla produzione all’istruzione. Forse, ci sarebbe tanto da discutere e cambiare, ma non appaiono in molti, gli interessati all’orizzonte.

In questo opaco turbinio, sono tanti i tavoli di crisi, dove i sindacati lottano con armi sempre più spuntate a causa delle limitazioni agli scioperi, spesso assai opinabili, a volte, faticano persino ad ottenere l’adesione dei giovani lavoratori, un’assurdità difficilmente concepibile, in un mondo colmo di estreme diseguaglianze, dove sono necessarie rappresentanze forti e determinate, per tentare di contenere o contrastare le problematiche ed i drammi a carico dei lavoratori e dei pensionati. Voglio comunque chiudere con una significativa positività. Una buona parte della spina dorsale dell’industria del Paese è formata dalle piccole e medie imprese, dove spesso, l’imprenditore assume anche con il proprio patrimonio i rischi d’impresa. E’ Italia che lavora nell’ombra, con impegno ed operosità, dove non di rado, il titolare arriva all’alba in azienda, se necessario, si sporca le mani lavorando insieme ai dipendenti, sono situazioni molto più usuali di quello che si possa pensare, non solo una patetica utopia di un visionario giornalista.

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