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IL VESCOVO GUIDA LA VIA CRUCIS

Il 13 marzo giornata di preghiera e digiuno per la pace

In foto: Il Vescovo di Rimini, Monsignor Nicolò Anselmi
Il Vescovo di Rimini, Monsignor Nicolò Anselmi
di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Mer 11 Mar 2026 12:08 ~ ultimo agg. 12:10
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Venerdì 13 marzo la Chiesa italiana vivrà nuovamente una Giornata di preghiera e digiuno per la pace, promossa dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana. Anche la Diocesi di Rimini aderisce all’iniziativa e invita caldamente tutte le comunità parrocchiali, i santuari e gli Istituti religiosi a valorizzare la liturgia eucaristica, la via Crucis e/o adorazione eucaristica con questa intenzione, invitando al digiuno almeno di un pasto.
Il vescovo Nicolò Anselmi guiderà la Via Crucis per la pace al Santuario della Madonna di Bonora a Montefiore Conca.

L’invito dei vescovi nasce dalla grave situazione internazionale. «L’escalation di violenza in Medio Oriente rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie, una nuova inutile strage dalle conseguenze incalcolabili», si legge nel comunicato con cui la Presidenza della CEI promuove l’iniziativa. Un appello che si unisce alla voce di Papa Leone, che ha chiesto di «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile».

La giornata del 13 marzo vuole essere un’occasione per invocare il dono della pace «in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte». La guerra non può mai essere la risposta. Per questo la CEI invita tutte le comunità ecclesiali a vivere momenti di preghiera – in particolare la celebrazione eucaristica, la Via Crucis o l’adorazione eucaristica – accompagnandoli con il digiuno almeno da un pasto.

In questo momento drammatico, la Chiesa ribadisce con forza che «la guerra non è e non può mai essere la risposta». Come ha ricordato il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, «la logica della forza non può sostituirsi alla paziente arte della diplomazia; il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le aspirazioni dei popoli; la paura e la minaccia non possono vincere sul dialogo e sul bene comune».

La giornata di preghiera vuole essere anche un segno di vicinanza alle vittime dei conflitti: «quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio – le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto – trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio».

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