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Cronaca Newsrimini Rimini

Giulio Lolli arrestato in Libia. Era latitante da 7 anni

In foto: Giulio Lolli
Giulio Lolli
di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Ven 3 Nov 2017 10:06 ~ ultimo agg. 5 Giu 08:26
Tempo di lettura 3 min

Giulio Lolli, imprenditore bolognese da 7 anni latitante in Libia, ricercato dalla giustizia italiana per le truffe della Rimini Yacht, con due mandati di cattura internazionale, emessi dalla Procura di Rimini, è stato arrestato dalle forze speciali di deterrenza ‘Rada’, militari che dipendono dal Ministero dell’Interno libico. L’ex imprenditore nautico era già finito nelle carceri di Gheddafi da cui era stato liberato dalle milizie ribelli alle quali si era unito per qualche tempo. L’arresto è avvenuto lo scorso 29 ottobre ma la notizia si è appresa solo oggi ed è stata confermata dall’autorità giudiziaria libica. Lolli si trova nel carcere di Tripoli. A Rimini Giulio Lolli è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e estorsione.

(Ansa)

Lolli è accusato di una maxitruffa basata sulla vendita degli stessi yacht ad acquirenti diversi. E’ accusato di avere nascosto all’erario oltre 40 milioni di ricavi. Nel corso degli anni gli sono state sequestrate due ville per un valore di due milioni, una a Pennabilli: e l’altra a Casalecchio di Reno.

Giulio Lolli aveva anche realizzato un sito per raccontare le proprie vicende definendosi “l’ultimo avventuriero” e senza nascondere il motivo della sua fuga dall’Italia:

“Bolognese di nascita e riminese di adozione, nel maggio del 2010 sono scappato dall’Italia per evitare le conseguenze del fallimento della Rimini Yacht, l’attività di vendita di barche di lusso che avevo fondato sette anni prima. Inizialmente mi sono rifugiato in Tunisia, in seguito, espulso dal Paese, mi sono diretto via mare prima in Algeria, poi in Libia.

Il 13 gennaio 2011 sono stato arrestato a Tripoli e sono stato rinchiuso in una prigione comune. Allo scoppio della Rivoluzione di Febbraio sono stato trasferito in una prigione destinata a prigionieri politici, dove sono rimasto per sei mesi in una cella di un metro e mezzo quadrato, senza nessuna assistenza, e subendo maltrattamenti di cui porto ancora i segni fisici.

Il 21 agosto 2011 sono evaso dalla prigione insieme ad altri detenuti e con loro mi sono unito alle Forze Rivoluzionarie, combattendo al loro fianco la battaglia decisiva di Bab Al Jazia contro il regime di Gheddafi. Grazie a questi eventi sono stato decorato dal viceministro della difesa del primo governo post Gheddafi.

Attualmente risiedo a Tripoli, sono titolare di due società di maritime service e pesca, ho vinto un importante appalto per la costruzione di imbarcazioni militari e lavoro ufficialmente come consulente e capitano di corvetta presso la Marina militare di Al Nawassi che dipende dal Ministero della Difesa del Governo Di Tripoli, unico governo nord-africano impegnato sul campo a combattere contro l’Isis. Partecipo regolarmente a missioni di recupero via mare di feriti e sfollati dalle zone di guerra che caratterizzano oggi la Libia”.

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