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Gestione demanio. Casadei e Giudici contro le scelte della Regione

di Redazione   
Tempo di lettura 6 min
Sab 12 Set 2009 15:42 ~ ultimo agg. 13 Mag 06:53
Tempo di lettura 6 min

L’intervento di Casadei:

Se la spiaggia/mare sono il motore della nostra economia turistica, non può essere che tutto venga pensato e gestito con un fai da te. Questa è la mia posizione e questa è la posizione del partito Socialista.
La questione parte da lontano. Da una pianificazione di parco spiaggia che è
praticamente sparita, ad un piano spiaggia rinnegato, fino ad un’idea che la legalità, quindi le regole, possono diventare opinabili.
Nella stessa logica entra anche il contenzioso sulla vertenza salvataggi, dove ognuno ha interpretato la legge a sua discrezione.
In futuro sarà ancora peggio. Dopo gli ultimi stabilimenti non in regola sequestrati, alcune domande sono d’obbligo. Come mai per anni nessuno si è accorto che strutture già contestate rimanessero in loco tranquillamente? Oppure quanti e quali sono gli abusi sulla spiaggia? Perchè stando a quando si legge è facile prevedere che chi più chi meno, sono tanti quelli che hanno strutture abusive.
Per altro, non possiamo dimenticarci che Il passaggio delle competenze alle Regioni e comuni doveva essere un volano di rinnovamento e non può e non deve essere scambiato con un fai da te più vicino al fare di una baraccopoli.
Infine ci sono argomenti fondanti di prospettiva, come la variante al piano spiaggia e l’allungamento della concessione fino vent’anni dove mancano presupposti precisi.
La regola introdotta nella variante piano spiaggia, che con una comunicazione si può fare tutto è davvero assurda.
Diventa una specie di regola per superare le regole, dove per altro pare voler superare anche le stesse normative di carattere generale. (soprintendenza, antisismica, urbanistiche, doganali ecc.) Ma ladomanda che mi sorge “più” spontanea è: come faranno questi Enti ad approvare un piano che nega il rispetto delle
regole?
Regole che sono proprie di questi singoli uffici/enti? A partire dalla Regione, la quale dovrebbe approvare un piano che stabilisce che non serve pianificare, alla faccia di piani paesistici, piani strutturali e p.o.c. come riportati nelle leggi regionali. Questa questione ne apre un’altra. Concedendo la concessione per vent’anni ha operatori che di fatto non hanno innovato, ma siccome hanno espletato una previsione di piano, formalmente si sono adeguati, quindi hanno diritto alla concessione per vent’anni.
Ecco perchè mi sono posto l’obbiettivo pur nella ristrettezza dei tempi del mio incarico Regionale di espletare un ipotesi di Disciplinare che sappia mettere ordine a tutta la materia. Mi sono accorto che da parte della pubblica amministrazione sindaci, dirigenti, ecc, ognuno interpreta ormai tutto con la massima disinvoltura. Potrei parlarvi
dell’ampliamento delle concessioni rilasciate dal comune di Rimini, ma volendo fare un esempio più in generale posso raccontarvi la situazione
delle spiagge libere.
Quest’estate mi sono preso la briga di andare a vedere l’utilizzo delle
spiagge libere in vari comuni, da qualche parte ho visto persino gli ombrelloni del bagnino limitrofo, dove mi è stato detto che in pratica la spiaggia libera in buona sostanza era il bagnasciuga.
In altri moltissimi casi, le attrezzature di svago dei bagni, trasferite sulla spiaggia libera.In altre ancora invase da una miriade di occupazioni vendute per opportunità notturne. Ma tutti questi casi fanno a cazzotti con la semplice regola che il tempo di permanenza di sole attrezzature di ombreggio deve limitarsi alle sole ore di permanenza del fruitore sulla
spiaggia. Il rischio concreto che ad affermazioni di principio, come riportate nella Leggi Regionali, sono sotto tutti gli aspetti solo chiacchere.

Stefano Casadei
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L’intervento di Eraldo Giudici, consigliere comunale dei Popolari PDL

In merito alla raccolta di firme, promossa l’altra sera anche in Consiglio Comunale a Rimini, per l’ adesione ad un Comitato “La spiaggia è di tutti”, che pare voglia perorare e sostenere il ricorso all’asta pubblica per il rinnovo delle concessioni agli stabilimenti balneari, preme sottolineare ciò che l’azione politica deve pur comprendere al fine di evitare risultati controproducenti.

PREMESSA
La normativa europea prevede questa modalità, che in alcune regioni ha già trovato attuazione.
In questo modo, lo Stato massimizza gli introiti ricavati dal dare in concessione i propri beni.
Occorre anche dire che le concessioni, fino ad oggi, venivano rilasciate a condizioni eccessivamente vantaggiose per i gestori privati.
La Regione Emilia-Romagna, invece, lavora per “congelarne” l’applicazione, proponendo la proroga delle concessioni attualmente in essere per un numero più lungo di anni.
Occorrono scelte di sano realismo per i motivi che seguono.
Il ricorso all’asta per il rinnovo delle concessioni (che hanno breve durata), produrrebbe inevitabilmente il blocco degli investimenti per la riqualificazione degli stabilimenti da parte dei concessionari, per il rischio di vedersi non rinnovata la concessione nel giro di 3-4 anni. Nessun imprenditore sano di mente in tale situazione farebbe investimenti, che variano da un minimo di centinaia di migliaia di Euro a somme che superano abbondantemente il milione.
Inoltre è da tener presente che diversi Comuni della costa hanno appena approvato il Piano dell’arenile (a Rimini, volge a conclusione la variante). Nella generalità dei casi tali provvedimenti urbanistici mirano a favorire la riqualificazione degli stabilimenti.
Occorre anche interrogarsi circa il profilo dei soggetti che potrebbero accollarsi, i costi di un’asta al massimo rialzo, sia quelli dei necessari investimenti di riqualificazione.
Senza apparire protezionisti, è bene sollevare la preoccupazione che questa procedura favorisca l’ingresso, in questo settore, di grandi imprese, nazionali e non solo, interessate ad acquisire più stabilimenti per farne grandi villaggi turistici; perché in effetti realtà come queste fungono da traino per l’immagine del territorio e da volano per l’innovazione del servizio.
Per contro va tutelata una forma di organizzazione del servizio in spiaggia ancora gestita prevalentemente da imprenditori locali.
Certamente va incentivata l’innovazione, ma va anche tutelata questa imprenditorialità diffusa, che conferisce “tipicità” alla nostra offerta turistica e contribuisce al benessere delle comunità locali.
Difendere il principio, pienamente condivisibile, che “la spiaggia è di tutti” in realtà rischia di essere un boomerang demagogico, forse inconsapevolmente, ispirato ad un liberismo eccessivo, che sta facendo danni in tanti altri settori importanti della nostra economia.
Occorre una scelta di transizione tra il regime di concessione attuale e quello imposto dai tecnocrati dell’UE, che favorisca il rilancio del “prodotto spiaggia” e, al contempo, tuteli gli imprenditori più capaci e vocati all’innovazione.

Una proposta potrebbe essere quella di vincolare la proroga delle concessioni alla presentazione di progetti di riqualificazione, coerenti ai Piani dell’arenile, corredati da uno studio di fattibilità economico-finanziario, da realizzare entro una scadenza certa (es. massimo due anni).
Occorre evitare che un provvedimento, di per sé condivisibile, si concretizzi nella mera difesa dello ‘status quo’, per la conservazione di privilegi acquisiti (che è il vero obiettivo cui punta un certo numero di imprenditori balneari).
In questo modo si darebbe ulteriore forza alle linee contenute nei vari Piani dell’arenile (che poi siano giusti o meno è un altro discorso, da affrontare a parte).

Consigliere Comunale Eraldo Giudici
POPOLARI LIBERALI – PDL

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