Fino al 3 maggio al Museo della Regina la mostra “Vetus Litus”
Vetus Litus in latino significa sponda del fiume o del mare. Di qui il titolo della mostra, che raccoglie reperti che vengono dal fiume – il Tavollo, lungo le cui sponde vi erano le fosse che raccoglievano gli scarti di una fornace esistente nella zona – e dal mare. Nel punto dello scavo, dove ora c’è la nuova darsena di Cattolica, già nel III secolo c’era un ingresso per piccole barche, di quelle che facevano la spola del commercio tra Rimini e Cattolica, e che ogni tanto lasciavano sul fondale qualche anfora. Qui sta la prima scoperta: quella di una Cattolica attiva e commerciale, all’epoca, come non la si era pensata finora.
Frammenti numerosissimi, provenienti da 900 anfore. 40 ragazzi di diverse università italiane hanno lavorato per 5 mesi allo scavo. Anfore vinarie di tipo greco-italico, vasi da mensa e da cucina, materiale per edifici votivi, oggetti per decorare edifici e giardini: il segno che qui sull’Adriatico esistevano grandi domus romane patrizie. Ma il pezzo più interessante per gli archeologi è una monetina, in grado di dare una datazione precisa dell’abitato.
“E’ stata trovata – spiega Maria Luisa Stoppioni, curatrice della mostra – sullo strato di argilla che sigillava la fossa. Il suo ritrovamento, dunque, databile agli anni intorno alla fondazione di Ariminunm, nel 268 a.C., dà la prova che tutto quello che è stato trovato era scrivibile a quella data o precedente”.
In passato si discusse a lungo su queste rarissime monete della serie Ariminum. Il ritrovamento, nel 1987, sotto l’Arco d’Augusto, seppellite in un rito propiziatorio per la fondazione della città, di monete come queste, che raffigurano la testa di un guerriero gallico, venne giudicato il segno che si trattava di monete romane e non celtiche. Mai i romani, infatti, per un sacrificio legato alla fondazione di una nuova città avrebbero usato monete straniere. Erano duqnue monete romane, che rappresentavano un popolo sconfitto, per il desiderio romano di mostrare la propria forza, mostrando le fattezze – imponenti nel caso dei Galli – dei popoli avversari. Il fatto di trovare a Cattolica, in un punto commerciale, questa moneta, rafforza ulteriormente la tesi sulla romanità di quelle monete.
(NewsRimini.it)












