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Eolico offshore. Il Reca "spinge": accelerare su impianti a Rimini e Ravenna

di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Mer 13 Mag 2026 15:56 ~ ultimo agg. 16:09
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Serve un cambio di passo sull'eolico offshore a Ravenna e Rimini. A chiedere una accelerazione è la Rete emergenza climatica e ambientale Emilia-Romagna-Reca secondo cui "non vi sono motivi per ritardare ulteriormente la realizzazione e la messa in opera dei progetti che fornirebbero un 'pacchetto energetico' per iniziare la dismissione del fossile in Emilia-Romagna". Un ragionamento, questo, che "deve entrare a pieno titolo nella discussione sulle aree idonee per gli impianti rinnovabili". Il Reca ricorda anche il dibattito aperto sugli impianti a terra, che vede obiezioni dei comitati locali con "problemi reali, riguardanti suolo agricolo, problemi paesaggistici, interferenza con l'ecosistema montano". L'auspicio per l'eolico offshore è che la loro realizzazione non sia affidata però ai meccanismi di mercato ma governata da una partecipata pianificazione e da criteri scientificamente solidi. Visto però che serve, prosegue il Reca, "un certo numero di impianti di dimensioni considerevoli", la proposta di impianti eolici marini è "una strada da percorrere con determinazione". E allora perché non accelerare sui progetti di Ravenna e Rimini, "in fase autorizzativa da anni"?.

Sulle controversie esistenti, la Rete cita studi scientifici secondo i quali "per quanto riguarda gli effetti sul paesaggio, gli impianti sono installati a molti chilometri di distanza - nel caso ravennate venti chilometri e in quello riminese quattordici chilometri - per cui è minimo l'impatto visivo". Inoltre "l'orizzonte adriatico è attualmente segnato da piattaforme o il rigassificatore, ben più impattanti". La convivenza con la fauna marina, poi, "è possibile, e le piattaforme eoliche contribuiscono a creare nuovi habitat per il ripopolamento". Non solo ma, secondo il Reca, "l'eolico offshore può avere un ruolo addirittura di protezione della biodiversità e contribuire al ripristino su larga scala, di barriere coralline, praterie di fanerogame marine e zone umide costiere". Senza contare che il costo dell'energia eolica offshore "è in costante calo, sempre più competitivo rispetto alle fonti fossili". Anche le obiezioni sulla vita degli uccelli "hanno risposte piuttosto rassicuranti", insiste la rete: "Le turbine sono dotate di sensori che consentiranno di fermare il movimento rotatorio delle pale in caso di rilevamento di stormi, e le pale saranno ben visibili." Per quanto riguarda l'eolico galleggiante, invece, "i vantaggi, enfatizzati anche dal Governo italiano con l'intento di rallentare la realizzazione degli impianti già progettati, sono discutibili". Perché l'impianto galleggiante "necessita comunque di strutture di ancoraggio al fondo marino, utilizzando sistemi di cavi, catene pesanti o fibre sintetiche, ed ancore ad alta capacità". Dunque sistemi che possono andar bene "per le acque molto profonde (Canale di Sicilia, Ionio), ma non hanno giustificazione nei fondali bassi come il nostro". 

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