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Problema aste e tariffe

Eolico offshore ancora stallo. Bernabini (Agnes) si rivolge al Ministro

di Redazione   
Tempo di lettura 4 min
Mar 3 Feb 2026 15:06 ~ ultimo agg. 16:31
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I progetti per l'eolico offshore di fronte alle coste di Rimini e Ravenna restano in fase di stallo nonostante al termine di lunghi iter abbiano ottenuto ormai da oltre un anno e mezzo l'ok per la Valutazione di Impatto Ambientale. Invece per Agnes (impianto previsto nel ravennate) ed Energia Wind (nel riminese) resta ancora tutto fermo. I prossimi mesi potrebbero essere quelli decisivi. Tutto infatti resta collegato alle aste del decreto Fer 2 che ancora non sono ancora partite. Il Ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha recentemente espresso la volontà di modificare il decreto per proporre alla commissione europea una distinzione tra le tariffe per gli impianti su fondazioni fisse (come i due romagnoli) e per quelle su fondazioni galleggianti. Attualmente la tariffa unica è di 185€/MWh "inferiore rispetto a quella precedente assegnata all’unico impianto offshore a fondazioni fisse di Taranto pari 205€/MWh" spiega Alberto Bernabini, amministratore delegato di Agnes. "In realtà - prosegue - il decreto attuale non concede l’incentivo a tutti gli impianti eolici offshore su fondazioni fisse, ma soltanto a quelli distanti dalla costa almeno 12 miglia. Pertanto, l’attuale tariffa presente nel FER2 sulla base della precedente esperienza di Taranto, rappresenta una sensibile diminuzione, poiché ad una distanza di 12 miglia dalla costa, la maggiore profondità determina dei costi molto più elevati (fondazioni, collegamento dell’impianto alla rete nazionale, sottostazioni, ecc.). Le fondazioni fisse hanno un costo di installazione che cresce rapidamente con la profondità del mare e sono economicamente più convenienti degli impianti galleggianti solo fina a 50/60m di profondità. Oltre i 60m di profondità le fondazioni fisse sono certamente più costose di quelle galleggianti." 
In base a queste considerazioni, Bernabini evidenzia che l’area più idonea allo sviluppo degli impianti eolici offshore a fondazioni fisse oltre le 12 miglia in Italia è quindi l’alto Adriatico. "Le regioni principalmente interessate allo sviluppo sono pertanto Friuli, Veneto, Emilia-Romagna e Marche - aggiunge -, regioni altamente energivore non molto ventose e che attualmente presentano notevoli ritardi nel raggiungimento dei loro obiettivi di decarbonizzazione assegnati dal governo nazionale". 
L'amministratore di Agnes ricorda poi che "l’attuale tariffa unica, approvata anche da Bruxelles, era pensata per mettere in concorrenza allo stesso modo tutti i progetti senza differenziazione tecnologica di fondazione. Si aggiudica l’asta chi è in grado di produrre energia in mare al costo più basso indipendentemente dalla tecnologia proposta (fondazioni fisse e/o fondazioni galleggianti). Con le recenti dichiarazioni del Ministro, gli impianti eolici su fondazioni fisse ad oltre le 12 miglia dalla costa sembrerebbero molto più avvantaggiati, contraddicendo di fatto la strategia adottata dai principali sviluppatori in Italia che invece hanno preferito quasi del tutto l’eolico su fondazioni galleggianti. A questo punto viene da domandarsi perché, considerato che in Italia non sono mai esistite due tariffe separate per le due differenti tecnologie".
Bernabini parla di "questione complessa" e spiega che "in alto Adriatico le profondità del mare oltre le 12 miglia non sono basse (si parla di 30-60m di profondità). Quindi il vantaggio in termini di riduzione di costo non è sembrato così elevato da invogliare gli sviluppatori in quell’area. Soltanto 5 domande di connessione a Terna su 135 sono a fondazioni fisse. Eppure ci sarebbe abbastanza spazio per saturare l’intero contingente." In Europa le tariffe sono differenziate tra le due tecnologie di fisso e galleggiante, "ma il contingente assegnato all’eolico galleggiante è molto limitato a causa della minore maturità della tecnologia e dei maggiori rischi" precisa il numero uno di Agnes che mette in fila anche alcuni esempi prima di tornare alla questione italiana. "Se quanto affermato dal Ministro fosse vero - aggiunge -, sarebbe auspicabile un supporto maggiore da parte del Governo allo sviluppo dei progetti dell’Alto Adriatico in quanto garantirebbero, il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione da parte di alcune tra le regioni più industrializzate e più inquinate d’Italia, garantendo anche la necessaria vicinanza tra la produzione dell’energia da fonte rinnovabile e utilizzo diretto".
"Se c’è la possibilità di poter produrre energia ad un prezzo più basso nel mare di fronte alla pianura padana, perché decidere di incentivare maggiormente e ad un prezzo molto più alto la produzione nel Sud Italia lontano dai centri di consumo?" si chiede Bernabini.
"Un adeguamento della tariffa all’inflazione è necessario a causa dei ritardi accumulati e una rapida definizione del calendario delle aste sono le azioni urgenti richieste al Ministro Pichetto - conclude -, non uno stravolgimento delle regole a sviluppi terminati". 

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