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Emergenza casa. L’intervento del sindacato inquilini

di Redazione   
Tempo di lettura 6 min
Lun 1 Dic 2008 17:01 ~ ultimo agg. 12 Mag 18:45
Tempo di lettura 6 min

‘L’idea che la maggioranza degli italiani è proprietaria della propria abitazione e che il mercato, anche quello immobiliare, dovesse essere lasciato libero, ha fatto perdere tempo prezioso a chi ci ha governato secondo questi “lumi” lasciando ulteriormente macerare problemi, come quello della casa e dell’esaurimento del territorio, che oggi sono andati oltre l’emergenza. Così, ora che sono scoppiate la crisi economica e la bolla immobiliare, che molti cittadini in difficoltà non riescono più a pagare le rate dei mutui e neanche l’affitto (in particolare gli emigrati che non possono contare neppure sulla rete familiare e nella condizione di clandestini se perdono il lavoro) il tema della casa, anche nella nostra provincia, è tornato d’attualità, ma, ancora, gli amministratori locali non hanno chiarito se e cosa intendano fare.

Nel parlare del problema casa e dell’emergenza abitativa, occorre ricordare che è dalla fine degli anni ’90 che la nostra provincia è alle prese con il cosiddetto boom immobiliare. Questo rapido e impetuoso sviluppo dell’edilizia privata si è tramutato in una bolla speculativa e di rendita, infatti, negli ultimi anni, le rendite immobiliari sono più che raddoppiate e solo a fronte della crisi globale i prezzi delle abitazioni stanno scendendo come ci ricordano i dati dell’ultimo rapporto Nomisma. Boom immobiliare che non ha risolto il problema dell’emergenza abitativa aggiungendo appartamenti sfitti a quelli già esistenti e degrado ambientale, in totale contrasto con le esigenze dello sviluppo sostenibile, fondamentale per la qualità del nostro vivere, ma anche strategico per l’economia dei turismi.

Nella provincia di Rimini c’è stata una crescita demografica (+ 5,4% dal 1991) accompagnata da un cambiamento della composizione dei nuclei: aumenta il numero di famiglie (+16.5 %), diminuisce la composizione dei nuclei familiari (2,6 per famiglia), più anziani soli, più single, più famiglie monogenitore, più immigrati (quelli regolari sono oltre 20.000, circa l’8 % della popolazione, il 72% in sovraffollamento abitativo e il 37% senza un contratto d’affitto regolare), più studenti (circa 5.500, il 75 % fuori sede, che pagano 250-300 euro a posto letto), e anche tanti giovani, con contratti a tempo determinato o di collaborazione molti dei quali sono già stati licenziati senza ammortizzatori sociali.

La speculazione e la rendita, nonché le “politiche del mattone” che hanno permeato anche la politica e l’economia della nostra provincia, hanno comportato un considerevole aumento degli affitti ed anche del costo delle case, con una esposizione fortemente debitoria per i lavoratori che hanno acquistato immobili attraverso mutui bancari, costretti all’acquisto, in molti casi, dagli alti affitti e dalla mancanza di case disponibili.

Il mercato degli affitti è diventato “selvaggio” e ha perso ogni proporzionalità rispetto al salario percepito dai lavoratori, con l’ubriacatura mercatista e la liberalizzazione (Legge 431 del 1998) gli affitti sono aumentati in maniera incontrollata ed esponenziale (il 75 % degli affitti è a mercato libero, il restante concertato). Questa situazione, coniugata con l’emergenza economica vissuta da molte famiglie e da molti lavoratori e lavoratrici, dovuta alla perdita del potere d’acquisto dei salari, quando non del lavoro, sta determinando una realtà in cui la condizione abitativa diventa sempre più lo specchio della condizione sociale del cittadino e fattore decisivo, insieme al lavoro, del suo benessere. In provincia, si dispone di un esiguo numero di alloggi (circa 2.000) di Edilizia Pubblica Residenziale (ERP). Si tratta della percentuale più bassa di tutta la Regione, il 3,5 % del patrimonio ERP Regionale, con un’incidenza sul sistema casa dell’1,5/2 % a fronte di oltre 2.000 domande di accesso e più di 400 sfratti, la maggioranza dei quali per morosità. L’ERP, dunque, non riesce a contenere il problema e non ha nessuna possibilità di calmierare mercato e prezzi per gli affitti.

In questi anni si sono susseguiti continui tagli al fondo sociale per l’affitto e oggi il Governo, di fronte alla crisi, abdica con misere misure caritatevoli, scaricandone tutto il peso su lavoratori e pensionati.

Emerge in modo chiaro la necessità di politiche abitative che sappiano governare realmente questo particolare tipo di mercato che, per la sua valenza sociale, non può essere abbandonato a sé, ma invoca la presenza e la regolazione della politica dopo il bagno ideologico neo-liberista che ha contagiato parte delle amministrazioni locali. L’impegno delle Istituzioni deve essere volto a porre al centro delle politiche abitative la questione della sostenibilità degli affitti. Ciò presuppone il rilancio degli investimenti nel campo dell’edilizia sociale e dell’edilizia agevolata in affitto permanente.

La CGIL e il SUNIA chiedono:

– oltre al convegno convocato per il 4 dicembre dall’ACER e dalla Provincia di Rimini al quale sono stati invitati a partecipare solo alcuni dei soggetti interessati alle politiche abitative, di convocare una conferenza provinciale con tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali per definire concretamente un piano strutturale che affronti il problema del disagio abitativo nel nostro territorio;

– che le Amministrazioni Comunali e Provinciali promuovano azioni per far crescere la cultura della legalità attuando una vera lotta all’evasione (1/3 della quota di affitto è pagata in nero) nel settore casa (molto estesa nel nostro territorio, così come altre evasioni) e destinando il recupero di tale gettito verso le politiche abitative;

– che i Comuni della provincia di Rimini, diventati proprietari, dal 2005, delle case di Edilizia Pubblica Residenziale come previsto dalla Legge Regionale sul riordino delle politiche abitative L.24/2001, valorizzino ed estendano il patrimonio abitativo pubblico, oggi troppo limitato, per affrontare in maniera sostanziale il problema casa;

– che le scelte urbanistiche prevedano alloggi destinati non solo alla proprietà, ma anche alle locazioni temporanee vincolando maggiormente i proprietari alla realizzazione di appartamenti a canone calmierato e incentivando il contratto d’affitto concordato;

– che vada rivista e migliorata la funzionalità dell’Agenzia per la casa di natura pubblica (ACER) in modo da favorire e sviluppare l’incontro fra domanda e offerta abitativa, valorizzando il ruolo del pubblico e con il concorso di privati;

– che vada rivisto l’accordo provinciale siglato nel 2002 per favorire l’affitto di alloggi ai lavoratori immigrati sul nostro territorio (italiani e no), accordo che non ha dato i risultati sperati perché gli alloggi che venivano offerti erano a prezzo di mercato e perché le imprese (pur avendo bisogno di quella manodopera) in quell’accordo non si sono fatte carico di nessun onere economico, scaricandolo sui singoli lavoratori;

– che le Istituzioni si facciano promotrici nei confronti delle banche, affinché per i lavoratori esposti alla crisi si definiscano periodi di sospensione nel pagamento delle rate dei mutui;

– che vengano realizzati, anche attraverso società di scopo, oltre al progetto Palace Hotel, studentati, per assegnare posti letto in grado di dare risposte alle migliaia di studenti fuori sede presenti nella nostra città, per sottrarli alla speculazione affittuaria, che ha ulteriormente drogato un mercato che già di suo risente di parecchie alterazioni, e alle situazioni di indigenza che molti di loro subiscono.

Barbara Lo Buono
Graziano Urbinati

Sindacato inquilini SUNIA Rimini Segreteria CGIL RIMINI

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