Eccidio Fossoli: la pietra d'inciampo in ricordo di Walter Ghelfi
Un piccolo gesto ma con un grande significato: la volontà di non dimenticare. A Rimini, nei giorni che precedono le celebrazioni del 25 aprile, è stata posizionata la prima pietra d’inciampo in memoria del ferroviere riminese Walter Ghelfi. Si trova davanti al civico 30 di via Clodia, l'indirizzo della sua casa alla data dell’eccidio che nell’estate del ’44 lo vide morire insieme ad altri 67 partigiani, fucilato nel Poligono di tiro di Cibeno, vicino a Fossoli, dove era stato deportato. Aveva appena 22 anni.
Alla celebrazione, molto partecipata, erano presenti diversi rappresentanti dell'ANPI di Rimini, delle Ferrovie, il sindaco Jamil Sadegholvaad e gli assessori Francesca Mattei e Mattia Morolli, oltre alla presidente della Fondazione Fossoli Manuela Ghizzoni, i nipoti di Walter Ghelfi, accompagnati da diversi familiari e amici.
Ad animare la cerimonia sono stati gli studenti della III^ "B" della Scuola Secondaria di Primo Grado "Alfredo Panzini". I ragazzi, con le letture, i pensieri, le frasi che i prigionieri pronunciarono a Fossoli qualche ora prima di morire, si sono resi protagonisti attraverso la loro conoscenza ed esperienza personale. Un racconto vissuto in primo piano all'ex campo di Fossoli, dove sono stati di recente per un viaggio della memoria, organizzato dalla scuola e dall’Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. È stato proprio lì, all'ex campo di prigionia di Fossoli, che hanno vissuto la memoria del luogo, apprendendo le storie dei detenuti e dei condannati a morte. Walter Ghelfi, hanno ricordato i ragazzi, "è stato un esempio di amore per la patria, di senso di libertà e coraggio, nonostante fosse consapevole del suo destino".
È stato con le parole del Presidente della Repubblica sul significato della memoria, che il sindaco Jamil Sadegholvaad ha voluto concludere il suo ricordo. "Non c'è nulla di retorico nel cercare una sintonia con la felicità e i sentimenti dei nostri padri o dei nostri nonni, nei giorni in cui conquistavamo una libertà costata sangue, sacrifici, paure, eroismi, lutti, laceranti conflitti personali. La Liberazione è la festa della libertà di tutti. Una festa di speranza ancor più per i giovani: battersi per un mondo migliore è possibile e giusto, non è vero che siamo imprigionati in un presente irriformabile. La democrazia è proprio questo: l'opportunità di essere protagonisti, insieme agli altri, del nostro domani."
Walter Ghelfi (nato a Rimini, il 3 agosto 1922) fu Commissario Politico della Compagnia Armi Pesanti della VIII Brigata Garibaldi. Dopo i duri combattimenti di Pasqua 1944 sull'Appennino romagnolo con la Divisione corazzata Hermann Göring, fu incaricato di proteggere la ritirata di 80 combattenti malati e feriti. Catturato il 16 aprile del 1944, fu condotto prima a Forlì, poi al Campo di polizia e transito di Fossoli, e lì fucilato – il 12 luglio 1944 – nel vicino Poligono di tiro di Cibeno. 67 in tutto furono le vittime di quell’eccidio, uomini di diverso orientamento ideale e politico, accomunati dall’opposizione al nazifascismo, che lottavano per una società più giusta e per la libertà dalle dittature. Nel 1959, Walter Ghelfi fu decorato di Medaglia d'oro alla memoria dal Comune di Rimini, con un'orazione ufficiale tenuta dall'On. Sandro Pertini.












