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Chiara si racconta

Disturbi alimentari. Quando un "pasto assistito" può fare la differenza

In foto: la presentazione del bilancio di "Pasti Assistiti"
la presentazione del bilancio di
di Redazione   
Tempo di lettura 8 min
Gio 22 Mag 2025 17:49 ~ ultimo agg. 2 Giu 13:00
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https://www.icaroplay.it/programmi/disturbi-alimentari-quando-un-pasto-assistito-puo-fare-la-differenza/

Primo bilancio per il servizio dei "Pasti Assistiti" che l'Ausl della Romagna ha attivato all'ospedale Infermi di Rimini per i pazienti che soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Avviato a settembre l’iniziativa, che affianca le diverse attività messe in campo nel percorso terapeutico, ha già dato importanti risultati.

Il cibo diventa un nemico, la bilancia un’ossessione, l’unico desiderio è quello di annullarsi. I disturbi alimentari hanno connotati drammatici: colpiscono in età sempre più precoce, soprattutto ragazze ma non solo. A Rimini l’Ausl risponde mettendo in campo un’equipe che vede lavorare insieme psichiatri, psicologi, nutrizionisti, educatori che seguono circa 130 pazienti e da 8 mesi anche un luogo accogliente dove è iniziata l’attività dei pasti assistiti. Da metà giugno si aprirà anche ai minori. Dopo il pranzo c’è il tempo per rilassarsi, fare attività ricreative e manuali per permettere ai pazienti, al momento tutte ragazze, di elaborare il momento del pasto che, in alcuni casi, richiede grande sforzo.

Chiara ha 24 anni e da tre mesi ha terminato l’esperienza dei pasti assistiti. Questo spazio ma soprattutto le persone che l’hanno accompagnata l’hanno aiutata ad avere un nuovo sguardo sulla sua vita. Racconta: "Mi sono sempre sentita un po’ in imbarazzo nel vedere tante persone che lavoravano per me ma soprattutto comprendevano quello che stava dietro il mio malessere. Non c’è un momento specifico in cui tutto passa, ma è un cambiamento graduale. Va rivalutata l’esperienza quotidiana e in questo ambiente io e le altre ragazze abbiamo trovato qualcuno che ci insegnasse a stare al mondo e trovare un modo per vivere una vita reale, non quella che avevo dentro la mia mente. Posso dire di essere cambiata sicuramente molto dall’inizio del percorso alla fine, e in tutte le tappe intermedie, davvero super personalizzato su ognuna di noi. Le educatrici ci hanno coinvolto in varie attività, semplici e quotidiane, nell’intento di farci capire quanto la vita reale del mondo fuori sia accessibile anche a noi, senza bisogno del filtro della malattia. Dopo tanti anni in cui non stavo bene sono molto felice di essere qua a portare la mia testimonianza, mi pare di avere realizzato un sogno che tenevo dentro da tanto e a un certo punto non pensavo fosse più possibile, arrivare ad avere questa consapevolezza. Non posso che ringraziare di cuore chi mi ha reinsegnato a fare certe cose, dal momento del pasto, come a una bambina, a come approcciarsi al piatto, alla pietanza, alle varie componenti, anche a seconda dei giorni. Il primo traguardo raggiunto qua è stato quello di avere il coraggio di comprarmi un telefono cellulare nuovo dopo tanti anni in cui ci pensavo, oppure a guardare per intero un film e alla fine discutere quel che di bello c’era al suo interno. Sono aspetti che consentono a un percorso di questo tipo di poter essere protratto nel tempo anche a casa, un continuo riapplicare gli strumenti che mi sono stati dati"

Virginia Bernabei - psichiatra, coordinatrice servizio adulti Disturbi Comportamento Alimentare "L’equipe lavora all’interno del percorso diagnostico-terapeutico per i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) definito dall’Azienda USL Romagna. Lo scopo di tale percorso è garantire ai pazienti minori e adulti con disturbi del comportamento alimentare: · il più adeguato iter diagnostico-terapeutico; · uniformità di accesso e presa in carico; · percorsi appropriati con l’integrazione delle competenze coinvolte (psichiatra/psicologo, dietista, educatore, medico di nutrizione clinica); · la presa in carico del paziente attraverso un approccio multidisciplinare; · la continuità degli interventi nella transizione dall’età evolutiva all’età adulta e nei passaggi dei livelli di cura (ambulatoriale, Day Service, ricovero per urgenza metabolica/psichiatrica, trattamento residenziale estensivo socioriabilitativo). Il percorso è rivolto a tutti i pazienti con DCA che accedono alle strutture dell’Azienda USL della Romagna. Nello specifico, si applica ai pazienti affetti dalle seguenti condizioni: Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, DCA Non Altrimenti Specificato come il Binge o forme sottosoglia. Attualmente sono circa 130 i pazienti presi in carico, con diagnosi prevalente di DCA NAS, seguita da Bulimia e poi Anoressia".

 

Giorgia Marconi, responsabile Nutrizione Clinica e Dietetica "Il pasto assistito rientra in un programma di riabilitazione psico-nutrizionale di cui rappresenta uno dei trattamenti centrali, con l’obiettivo finale di aiutare il paziente a riattribuire al cibo e ai pasti la loro funzione di nutrimento attraverso un sostegno emotivo competente, cioè dando ai pazienti incoraggiamento, rassicurazioni e sostegno nei confronti dell’ansia e delle paure generate dall’assunzione di cibo. Durante il pasto il paziente è assistito da un operatore (educatore e dietista) per superare gli ostacoli che gli impediscono l’assunzione integrata dei nutrienti. Il nostro percorso pasti assistiti è partito a settembre scorso per pazienti dai 18 anni e ad oggi ha servito più di 400 pasti. Per il momento ad usufruire del servizio sono state solo ragazze (nessun maschio), di solito 4 ad ogni gruppo di pasti assistiti, con un’età media di 20 anni e diagnosi prevalente anoressia nervosa, e in qualche caso bulimia nervosa (inoltre quasi tutte le ragazze inserite hanno delle comorbidità psichiatriche, tipo disturbo di personalità). La prima sfida è stata quella di creare uno spazio che fosse il meno ospedalizzato possibile, uno spazio bello e accogliente. Il personale impiegato in questo progetto è personale formato per lavorare con persone con disturbi alimentari: abbiamo una dietista dedicata al pasto che, insieme ad un educatore, assiste le pazienti in quel momento. Riguardo al numero di persone, considerando che la nostra sala pasti può accogliere fino a 8 persone e che il personale dedicato ai pasti è formato, e già lavora, anche coi minori, con alcune figure che sono trasversali sui due percorsi, abbiamo deciso, dopo confronto con la NPI, di estendere il percorso anche ai minori dai 16 anni. Quindi da metà giugno (cioè dalla fine dell'anno scolastico), inseriremo 3-4 minori che ci indicherà l’equipe minori"

 

Samantha Dall’Occhio - Dietista Il pasto terapeutico ha una durata di 45 minuti, dalle ore 13 alle 13.45, a seguire lasciamo alle giovani un momento per poter scrivere su un diario cosa sono riuscite ad assumere ed eventuali pensieri, emozioni e sentimenti. Dalle 14 alle 16 poi inizia l’attività del post pasto gestita ed organizzata dagli educatori e nella giornata del venerdì da uno psicologo. Il lunedì c’è uno spazio che abbiamo chiamato “Due chiacchiere con Samantha”, spazio che ha lo scopo di ragionare sul fine settimana trascorso, sugli obiettivi e sulle difficoltà che le ragazze possono avere incontrato. Nella giornata del venerdì invece la dietista incontra le giovani seguite dal servizio per impostare con loro gli obiettivi del fine settimana. Il percorso prevede un periodo di pasti continuativi di 3 mesi (estensibile in base alle necessità), dopo il quale è previsto un supporto online per un pasto per un periodo variabile di qualche settimana, prima di riprendere una gestione autonoma dei pasti. Infine tutti i martedì facciamo un incontro di equipe al servizio nutrizionale tra educatori, dietiste, nutrizionista e psicologi e a martedì alterni al Centro Salute Mentale con la presenza anche delle psichiatre: in questi incontri si discute l'andamento del gruppo e delle singole ragazze, ponendo maggiore attenzione sulle difficoltà che alcune ragazze possono manifestare e sugli interventi da mettere in atto per sostenerle e seguirle anche nel percorso ambulatoriale con le singole figure del team.

Serine Rahmouni - Educatrice professionale I pasti assistiti si svolgono cinque giorni a settimana dalle ore 13 alle 16 e sono suddivisi in due momenti: - dalle 13 alle 14 viene svolto il pasto con la presenza di una dietista e di un'educatrice; - dalle 14 alle 16 intervengono 2 educatrici dal lunedì al giovedì, e il venerdì un'educatrice e uno psicologo. L'educatore professionale è uno dei professionisti facenti parte dell'équipe multidisciplinare dei Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione e, oltre ad effettuare interventi educativi e riabilitativi individuali sul territorio, opera all'interno del percorso dei pasti assistiti dove svolge un lavoro mirato al supporto e all'affiancamento dei pazienti, sia nel momento del pasto che in quello successivo. Il pasto infatti non è riconducibile solo al momento in cui si mangia. Ci sono molte emozioni vissute anche prima e dopo di cui è importante prendersi cura e l'educatore lo fa attraverso attività dedicate. Le attività proposte mirano ad un incremento di abilità e strategie utili alla gestione delle emozioni dannose nella fase post prandiale con il fine ultimo di generalizzare le abilità apprese anche nei contesti di vita quotidiana. Prima dell’inizio di ogni attività e subito dopo il pasto viene proposto alle pazienti un momento di decompressione in cui non vi sono attività strutturate, ma vi è la possibilità di rilassarsi attraverso attività manuali e ricreative per permettere loro una ripresa graduale dopo il momento del pasto che in alcuni casi può richiedere un grande sforzo. Passata la prima fase di decompressione, inizia l’attività educativa riabilitativa vera e propria. Le attività nello specifico riguardano la gestione delle emozioni, momenti di mindfulness, lo sviluppo delle social skills e delle life skills quali pensiero critico e riflessività attraverso materiale audiovisivo e di stimolazione cognitiva.

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