Destra e sinistra storica: Fabbri ‘assolve’ il manuale incriminato
Il manuale di storia, nel capitolo 2, paragrafo 1, quello incriminato, recita:
“Gli uomini della Destra erano aristoicratici e grandi proprietari terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e non per elevarsi socialmente o arricchirsi; inoltre amministravano le finanze statali con la stessa attenzione con cui curavano i propri patrimoni. Gli uomini della Sinistra invece sono professionisti, imprenditori e avvocati disposti a far carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando perfino il bene della nazione ai propri interessi.
La grande differenza tra i governi della Destra e quelli della Sinistra coniste soprattutto nella diversità del loro atteggiamento morale e politico. I nuovi governi, infatti, non abbandonano il regime oligarchico, dominato da piccoli gruppi di uomini politici per abbracciare una vera democrazia, ma inaugurano un’epoca di mal governo”
Secondo Santi, il paragrafo strumentalizzava la realtà e sarebbe storicamente scorretto.
Questa la risposta del presidente della Provincia di Rimini Ferdinando Fabbri:
“Con riferimento alla Sua interrogazione presentata nel Consiglio Provinciale del 12 ottobre scorso, relativa all’adozione nelle scuole della provincia di Rimini del libro di testo di storia intitolato “I nuovi sentieri della storia – Il novecento” edito da De Agostini, La informo che il libro è attualmente adottato in alcune classi di due Scuole Medie (classe III della Scuola Media Fermi di Viserba, classi II e III della Scuola Media Istituto comprensivo di Riccione).
Ci risulta, peraltro, sulla scorta di informazioni ottenute dai rivenditori, che la pubblicazione di questo testo scolastico sia in via di esaurimento (il prossimo anno scolastico sarà adottato solo dalla III media di Riccione), poiché è ritenuto superato dalla riforma Moratti.
Ciò premesso mi sembra utile, al fine di un maggior approfondimento della questione, aggiungere alcune valutazioni di merito.
Il testo in oggetto è indubbiamente sintetico è un po’ approssimativo; in parte è comprensibile perché è rivolto a studenti della scuola media inferiore. Tuttavia, analizzando a fondo il contenuto dell’intera pagina 34 del Volume 3° (“La Sinistra storica al potere”), mi sembra che l’insieme delle argomentazioni venga affrontato in maniera abbastanza compiuta e là dove si coniuga al presente il verbo, con riferimento alla sinistra storica, si evidenzia una consecutio logica per i diversi momenti storici esaminati. Non solo, ma nella pagina a fianco si può leggere: “La Destra e la Sinistra dell’Italia risorgimentale e post risorgimentale sono dette storiche per distinguerle da quelle del novecento che – come vedremo – hanno caratteristiche molto diverse da queste”.
Quindi, dal momento che si parla di Destra e Sinistra storiche, non vedo scorrettezze, quanto piuttosto una fotografia abbastanza coerente degli eventi storici succedutisi seppur spiegati in maniera elementare. Il quadro storico nel quale si sono sviluppati il Risorgimento italiano ed il processo di unificazione del Paese è sufficientemente chiaro ed i concetti di Destra e Sinistra storiche vengono illustrati con ampiezza, sia nel testo che nella bibliografia.
Per completare il mio ragionamento voglio richiamare alcuni passi presi dall’interessante libro di Carlo Ghisalberti “Storia costituzionale d’Italia 1848/1948” (Laterza) – la cui lettura mi sento di consigliare – laddove si afferma che “la ristrettezza del suffragio e la diseducazione politica delle moltitudini che ne era la causa, rendendo fondamentalmente simili per estrazione sociale dei loro dirigenti e dei loro rappresentanti le due formazioni politiche, avrebbero fatalmente impedito alla Sinistra la realizzazione di quella svolta moderatamente riformatrice che pure era stata enunciata come programma di azione governativa dal Depretis nel discorso della Stradella del 1875”.
Ed ancora:
“La comune origine borghese dei due partiti, che determinò peraltro il loro analogo modo di atteggiarsi in Parlamento di fronte a scelte legislative qualificanti, contribuiva a rendere ancora più inesatta quella espressione di “rivoluzione parlamentare” coniata allora e accettata acriticamente e tralatiziamente da una certa storiografia”.
In conclusione, ritengo confermata l’impressione che il testo in esame sia sì molto elementare, tanto da essere talvolta fin troppo generico, ma nella sostanza corretto, anche nelle parti che sono oggetto di discussione, come il capitolo dedicato alla Sinistra storica. Insomma la “querelle” sollevata può essere tranquillamente archiviata”.










