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omicidio paganelli

Deposizione fiume della Bartolucci. Il pm la incalza, lei non si sottrae

In foto: Valeria Bartolucci in tribunale (foto Migliorini)
Valeria Bartolucci in tribunale (foto Migliorini)
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 4 min
Mar 24 Feb 2026 00:02 ~ ultimo agg. 01:09
Tempo di lettura 4 min

Non sono state sufficienti circa sette ore e mezzo di deposizione per completare l'esame di Valeria Bartolucci. La moglie di Louis Dassilva, unico indagato per l'omicidio di Pierina Paganelli, dovrà ripresentarsi in aula lunedì 9 marzo per continuare a rispondere alle domande del pubblico ministero Daniele Paci, che ne avrà "almeno per un paio d'ore". Poi toccherà agli avvocati di parte civile (Marco e Monica Lunedei e Alfredo Andrea Scifo) esaminarla e infine ai difensori del marito, Riario Fabbri e Andrea Guidi. 

Si è partiti dalle telefonate di Pierina 'origliate' sul balcone e poi riferite all'allora amica Manuela Bianchi e si è arrivati al giorno del del ritrovamento del cadavere. L'accusa ha cercato di mettere in difficolta la teste con domande chirurgiche alle quali la donna ha risposto più volte in maniera contrastante rispetto a quanto dichiarato in sede di indagine. La Bartolucci, per esempio, aveva negato all'epoca di aver mai lavato in lavatrice scarpe sue o di Dassilva a distanza di settimane dal delitto, mentre in aula ha dichiarato di averne lavate a mano un paio sue. C'è però un'intercettazione in cui si parla di schiuma nella lavatrice e di scarpe da mettere all'interno. "Quelle di Louis non sono mai state lavate", ha ribadito ancora una volta la coniuge, rifugiatasi in alcune circostanze dietro vaghi (e per certi versi comprensibili) "non ricordo", dato che le sono stati chiesti spesso particolari ormai vecchi di oltre due anni. 

La strategia del pubblico ministero è apparsa chiara: minare la sua attendibilità. In aula è stata battaglia tra accusa e difesa, ma anche tra accusa e avvocati della Bartolucci, Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini, che hanno avanzato una serie di eccezioni (rigettate dalla Corte, presieduta dalla giudice Fiorella Casadei) sulla posizione della teste, che all'epoca delle indagini sarebbe stata sentita senza garanzie di legge. Numerose anche le opposizioni avanzate dai legali di Dassilva alle domande formulate dal pm. Scaramucce comprensibili nell'ambito di un processo indiziario che si gioca anche (per non dire soprattutto) sulle dichiarazioni dei vari testimoni. 

La Bartolucci, in quanto moglie dell'imputato avrebbe potuto avvalersi della facoltà di non rispondere, invece ha scelto di raccontare la sua verità. Ha definito i Saponi "un covo di vipere" e Pierina "rivoltante". "L'ho fatto - ha spiegato la moglie di Dassilva - perché all'epoca ritenevo scorretto il trattamento riservato da parte loro alla Bianchi". Poi Valeria è stata ampiamente sentita sul giorno del ritrovamento del cadavere della 78enne, attraverso i racconti che le fecero sia Manuela sia Louis: "Mio marito mi disse che fu la Bianchi ad andarlo a chiamare quella mattina. Lui era in casa e vedendo Manuela così agitata che gli chiedeva aiuto, per la fretta scese le scale scalzo insieme a lei. Poi mi raccontò che, non capendo chi fosse quella persona anziana distesa in fondo alle scale, con la gonna spostata e le parti intime ben in vista, andò a citofonare alla porta di tutte le condomine anziane del nostro palazzo. Infine mi confermò di aver toccato il cadavere sul polso e sul collo per controllare se ci fosse ancora il battito". 

La sera del delitto sarà con tutta probabilità il primo argomento che verrà affrontato nella prossima udienza. Intanto in quella di ieri (lunedì) è emerso un dettaglio che potrebbe giocare a favore dell'accusa. La teste, infatti, ha dichiarato che la Bianchi, la notte tra il 4 e il 5 ottobre 2023 dormì a casa loro sul divano: "Se il mattino dopo la sentii uscire? No, perché stavo dormendo", ha risposto a precisa domanda del pm. Anche Dassilva la sera del 3 ottobre avrebbe dormito sul divano. Eppure la Bartolucci disse all'epoca che se fosse uscito di casa se ne sarebbe accorta. L'ennesima contraddizione, secondo l'accusa. Un dettaglio di poco conto, per la difesa.  

 

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