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Dassilva termina il suo esame. Bruzzone: "Sulla scena del crimine due persone"

In foto: Dassilva in aula scortato dalla polizia penitenziaria (foto Migliorini)
Dassilva in aula scortato dalla polizia penitenziaria (foto Migliorini)
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 5 min
Lun 20 Apr 2026 10:10 ~ ultimo agg. 19:51
Tempo di lettura 5 min

Torna sul banco dei testimoni, per la terza volta consecutiva, per terminare il suo esame davanti alla Corte d'Assise Louis Dassilva, unico imputato per l'omicidio di Pierina Paganelli.

Dassilva riprende a rispondere alle domande dei suoi avvocati: "Mai parlato con Manuela di un presunto investigatore privato messo in campo da Pierina. Manuela aveva parlato di me alle sue amiche, che le avevano consigliato di 'divertirsi'. Manuela non mi ha mai chiesto se c'entrassi con l'omicidio di Pierina e nemmeno se fossi io l'assassino". Sulla famosa frase della Bianchi in questura: 'Dimmi che non dobbiamo temere niente per questa cosa', Dassilva spiega: "Ho risposto che tra noi non cambiava niente in merito alla nostra relazione". 

Di nuovo parola al pubblico ministero Daniele Paci: "Il 3 di ottobre del 2023, visto che ha cambiato versione più volte, la porta finestra della sala com'era, prima che Valeria andasse a dormire? Dassilva risponde: "Era aperta completamente fino in fondo per far girare l'aria". Il pm, tornando sulla famosa frase di Manuela in questura, puntualizza: "In realtà, però, la Bianchi prima metteva in collegamento l'incidente a suo marito con l'assassinio della suocera e poi le domandava: 'Dimmi che non dobbiamo temere niente da questa cosa'". Dassilva, però, conferma la risposta data poco fa: "Il mio 'tra noi non cambia nulla' era riferito alla relazione e basta".  

Ora è la presidente della Corte, Fiorella Casadei, a rivolgere alcune domande all'imputato, che risponde: "Solo io e mia moglie avevamo le chiavi del nostro garage. La sera del 3 ottobre e la mattina del 4 ho avuto uno scambio di messaggi con la Bianchi, via WhatsApp e Telegram, che però ho cancellato il giorno stesso del ritrovamento del cadavere dopo l'arrivo dei soccorsi. Manuela mi disse che aveva cancellato tutti i messaggi e a quel punto io ho fatto lo stesso". E ancora: "Mia moglie ha saputo della mia relazione con Manuela dalla tv a inizio novembre, anche se io negai subito. I primi sospetti su un mio tradimento con Manuela, Valeria li aveva dall'estate del 2023. E aveva sospetti anche sulle altre mie due relazioni extraconiugali. Anche queste le ha scoperte dalla televisione". Ultima domanda da parte della presidente relativa alla sera del 3 ottobre: Che spiegazione dà a questa frase di Valeria dell'1 novembre del 2023, quando intercettata in auto insieme a lei, dice: 'Se mi richiamano, cosa devo dire? Dobbiamo vedere se ero sveglia a quell'ora, perché io quella cosa non la so...'"?. Dassilva risponde: "Noi non sapevamo l'1 novembre a che ora fosse stata uccisa Pierina e cercavamo di ricordarci cosa avevamo fatto quella sera". L'esame dell'imputato è terminato.   

Sul banco dei testimoni l'ingegner Giuseppe Monfreda, consulente della difesa che si è occupato della ricostruzione della mattina del 4 ottobre 2023, con riferimento soprattutto agli spostamenti di Manuela Bianchi attraverso una ricostruzione cinematica: "Ci sono 26 secondi di vuoto quella mattina rispetto a quanto dichiarato dalla Bianchi".

Ora è il turno della criminologa Roberta Bruzzone, altra consulente della difesa, la cui relazione è stata consegnata in ritardo rispetto ai tempi indicati. Due i temi: il primo riguardante la ricostruzione criminologica dei fatti e il secondo relativo alla repertazione. "Ritengo ci sia stato almeno un altro soggetto agente nella fase preliminare e successiva all'aggressione. La signora Paganelli viene ricollocata, dopo l'aggressione, col capo sopra il trattorino giocattolo. Non è caduta in maniera autonoma. La salma era troppo ordinata, troppo composta, qualcuno vi ha interferito, e lo si può notare anche dai capelli, pettinati in maniera diversa rispetto a prima dell'aggressione. Tutti gli oggetti risposti nella borsa, compreso un assorbente intriso di urina. Il taglio sulla gonna e sugli slip, inoltre, non presenta tracce ematiche e questo elemento, a mio modo di vedere, suggerisce il fatto che quei tagli siano stati fatti con un'arma diversa da quella dell'aggressione, forse un paio di forbici o un bisturi, utilizzando una sola mano, probabilmente. Quella era la firma psicologica sul delitto, più che un depistaggio di natura sessuale. Chi ha fatto quei tagli ha voluto umiliare la vittima. Si tratta di un atto intenzionale riconducibile ad un rancore profondo e quindi ad una seconda mano. C'era poi sulla salma un capello nero che fuoriusciva dalla sua bocca, che quando la vittima fu girata in fase di repertazione non c'era più, è stato disperso. Si trattava, vedendo le foto del sopralluogo della Scientifica, di un capello che certamente non era di Dassilva, ma verosimilmente di donna. Purtroppo ci sono state delle criticità evidenti nella gestione della scena del crimine".

"L'assistente co-assassino si è intrattenuto sulla scena del crimine un po' più a lungo per, verosimilmente, sistemare la vittima, una volta accompagnata a terra dall'esecutore materiale, e poi umiliarla tagliandole gonna e slip e lasciandole i genitali esposti. Il vilipendio del cadavere potrebbe essere stato compiuto anche diverse ore dopo. Gli ambienti a mio avviso non sono stati ripuliti da tracce ematiche. L'autore materiale del delitto credo sia una figura maschile, mentre chi ha agito nella gestione della scena del crimine ritengo sia femminile".         

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