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omicidio paganelli

Dassilva pronto al confronto in aula con Manuela: "Copre qualcuno o sé stessa"

In foto: Dassilva in aula scortato dalla polizia Penitenziaria
Dassilva in aula scortato dalla polizia Penitenziaria
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 3 min
Lun 13 Apr 2026 23:27 ~ ultimo agg. 14 Apr 01:47
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Non sono bastate altre cinque ore di deposizione, dopo le dieci della dell'udienza precedente, a Louis Dassilva per terminare il proprio esame in aula. Si riprenderà lunedì prossimo, 20 marzo, con il senegalese che per la terza volta salirà sul banco dei testimoni per rispondere alle ultime domande dei suoi difensori, gli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, ed eventualmente a quelle che gli vorrà porre la presidente della Corte d'Assise di Rimini, Fiorella Casadei.

Dassilva ieri è parso molto più sicuro nelle risposte fornite, si è rifugiato raramente nei molteplici "non ricordo" utilizzati invece nell'udienza scorsa, e in questa occasione è ricorso più volte all'interprete di lingua wolof accanto a lui per esprimere i concetti più complicati da rendere in italiano. Ha nuovamente deciso di non sottrarsi ad alcuna delle domande delle parti, pubblico ministero in primis. Che ha chiesto al 36enne senegalese di spiegare alcune intercettazioni e alcuni messaggi in cui rivolgeva all'amante parole dolci, come "scelgo 100 volte te". Per Dassilva, però, quelle erano solo frasi carine prive di significato, dette semplicemente per compiacerla, "perché nessuno a casa sua le diceva parole così". L'imputato ha poi ribadito che la loro era una "relazione di solo sesso", come quelle avute con altre donne, prima di accusare l'ex amante di essere una bugiarda, affermando senza mezzi termini che sarebbe stata lei ad aver mentito nel ricostruire la mattinata del ritrovamento del cadavere di Pierina. "Io non ero lì sotto (inteso il garage, ndr), è lei che è venuta a suonare alla porta del mio appartamento, non ha detto la verità", ha ribadito con forza Dassilva. Che poi ha aggiunto: "Manuela copre qualcuno oppure copre se stessa". Infine, su un eventuale confronto in aula tra ex amanti, Louis ha rilanciato dicendosi "pronto a farlo". "Perché durante l'incidente probatorio mi sono sottratto? E' stata una strategia dei miei avvocati". La decisione finale spetterà alla Corte. 

Nell'udienza di ieri (lunedì) il pm Daniele Paci ha portato all'attenzione dei giurati alcuni termini dispregiativi utilizzati da Dassilva per descrivere i familiari della vittima, definiti "bastardi" e "mostri". Parole che il senegalese ha giustificato come reazione a quanto raccontatogli dalla Bianchi, che in più occasioni gli avrebbe riferito di essere stata vittima di soprusi e umiliazioni da parte di sua suocera, di suo marito Giuliano e dei fratelli di lui. L'imputato ha poi ammesso di aver richiesto ad un connazionale in Senegal di effettuare riti vudù all'indirizzo del pm e degli investigatori della Mobile perché - sono state le sue parole - "mi sentivo puntato, messo in mezzo e volevo allontanarli da me". Sull'ipotesi di scappare dall'Italia dopo essere stato indagato per omicidio volontario, ha negato in maniera decisa: "Mai pensato di farlo - ha giurato Dassilva - credevo nella Giustizia"

Nella sua lunga deposizione c'è stato anche un 'giallo' legato all'età: "Non sono nato il 15 marzo 1990, ma il 10 ottobre 1987 - ha spiegato sorprendendo un po' tutti - perché i miei genitori in Senegal mi registrarono tardi. E' una cosa che sanno solo poche persone".

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