Indietro
menu
Un problema, soluzioni diverse

Crisi commercio. Botta e risposta tra Zanzini (Confcomm) e Casadei (Pd)

In foto: uno dei tanti negozi sfitti del centro di Rimini
uno dei tanti negozi sfitti del centro di Rimini
di Redazione   
Tempo di lettura 4 min
Lun 2 Feb 2026 14:28 ~ ultimo agg. 15:03
Tempo di lettura 4 min

La situazione del commercio e i problemi degli esercizi di prossimità continuano ad accendere il dibattito. Nel corso della trasmissione di Icaro Tv Fuori dall'Aula è nato un botta e risposta a distanza tra il presidente della Confcommercio provinciale Giammaria Zanzini e il consigliere comunale del Pd Giovanni Casadei proprio sulla crisi del commercio. 

In un'intervista proposta nel corso del programma Zanzini evidenziava l'importanza dei negozi anche in chiave di sicurezza e socialità e ricordava il documento redatto dall'associazione "La città che cambia" e auspicava l'intervento di Regione e Comune per tendere la mano ad un settore in difficoltà anche attraverso norme e ordinanze tese a sostenere un commercio di qualità. 

"Non voglio essere irriverente" ha premesso Casadei. "E’ indiscutibile che tutte le città vivano il problema dell’abbandono del commercio e che questo sia una risorsa non solo economica ma anche un presidio di sicurezza" è stato il commento del consigliere Pd che però ha poi evidenziato come, a suo modo di vedere, se non aprono negozi di qualità non è perché non ci sono condizioni favorevoli nel tessuto urbano ma ci sono altri problemi su cui a livello comunale e regionale si può fare ben poco: dalla concorrenza del commercio online, ad una crisi generalizzata della "prossimità" fino all'elevato costo degli affitti in centro storico. E non sarebbero un problema invece, secondo Casadei, i parcheggi o i centri commerciali. "Alle Befane - esemplifica - c’è un tipo di proposta commerciale che in centro storico non trova il tessuto per insediarsi per via degli affitti eccessivi e della scarsa disponibilità di immobili di dimensioni tali da poter ospitare catene di un certo tipo". 

Parole a cui il presidente Confcommercio ha però voluto replicare: "Il documento “La città che cambia” è una proposta che intercetta leggi, decreti e ordinanze già pienamente vigenti, che tutelano commercio, sicurezza, decoro e vivibilità urbana. Non servono nuove norme: quelle esistenti bastano e avanzano, se applicate con coerenza." "Faccio fatica a comprendere il riferimento all’“irriverenza” - ha aggiunto Zanzini - Se l’analisi sulla desertificazione commerciale e sul ruolo del commercio come risorsa economica e come presidio di sicurezza urbana è condivisa, definire “deboli” le soluzioni contenute in “La città che cambia” appare una evidente contraddizione. Dire che tutte le città hanno questo problema non consola e non risolve nulla. Dire che se non apre un negozio di qualità è perché non ci sono le condizioni è tautologia: le condizioni non sono naturali, le crea (o le nega) la politica urbana. Affermare che il tema sia troppo grande per Comune e Regione significa rinunciare a strumenti che sono invece pienamente nelle competenze locali. Liquidare l’apri-e-chiudi come fenomeno complesso o scaricare tutto sull’online è una semplificazione". 

Richiamando il riferimento di Casadei alla volontà di trasformare il centro storico in una “riserva indiana”, il presidente di Confcommercio chiarisce che si tratta invece di renderlo "vivo, abitabile, sicuro ed economicamente sostenibile". Inoltre "dire che i piccoli fondi non funzionano perché non attraggono le grandi catene - secondo Zanzini - è una visione riduttiva: il commercio di prossimità non è un problema da subire, ma una risorsa da governare".

"La città che cambia” non è irriverente. Può risultare scomoda, perché chiede responsabilità, studio e scelte di buon senso, non piegate a poteri forti o grandi operatori strutturati. E lo fa, ad esempio, dentro un quadro costituzionale preciso: l’art. 9, tra i Principi fondamentali, tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico ed è sovraordinato all’art. 41 sulla libertà di iniziativa economica, comunque subordinata all’utilità sociale e alla sicurezza" precisa ancora il presidente - "Ne discende un criterio inequivocabile: la tutela del patrimonio culturale e urbano è superiore alla libertà di mercato, superiore alle regole del commercio, superiore alle logiche puramente economiche".

Zanzini conclude auspicando maggiore "conoscenza delle norme e responsabilità nelle affermazioni, non semplificazioni o liquidazioni frettolose".

Il brano della trasmissione Fuori dall'Aula del 28 gennaio



Altre notizie